martedì 29 settembre 2009

La scuola come nell'800

Qualche giorno fa leggo la repubblica, e mi imbatto in questo articolo, la scuola "zero euro"

Un articolo allucinante sotto diversi aspetti. La cronaca di una scuola che non esiste più, dell'assoluta mancanza di rispetto nei confronti di bambini e ragazzi, del totale menefreghismo per l'ambiente in cui le persone lavorano e apprendono.

Già è incredibile sapere che se vuoi andare al bagno la carta te la devi portare da casa, figuriamoci poi se la realtà è ben peggiore; con i tagli alla mannaia del ministro della (D)istruzione, non c'è più nemmeno il personale ad accompagnare i bambini in bagno, o a sorvegliarli durante le pause.

Niente materiale didattico, nessun laboratorio, strutture fatiscenti (e sappiamo bene cosa succede quando crolla la volta di un'aula) , aule addirittura senza banchi.

Mi chiedo dove sia l'etica in tutto questo, mi domando dove sia il rispetto in un'istituizione che è di fondamentale importanza per la formazione e l'educazione delle future generazioni.

Come può un bambino o un adolescente rispettare un giardino pubblico o riuscire ad apprezzare un roseto piuttosto che un tramonto quando cresce circondato da brutture, orrori, scempi?

Cosa può pensare una mente ancora da formare di un bel prato se ogni giorno per tante ore al giorno vede davanti a sè crepe, muri sporchi, sedie rotte, cessi invece di bagni?

Perchè permettiamo allo Stato questa violenza sui bambini?

E' preferibile forse comprare più auto blu piuttosto che istituire una biblioteca scolastica? Oppure è meglio tenere calmierati i prezzi dei bar del Parlamento piuttosto che dare ai bambini modo di esternare la loro creatività con una buona scorta di materiale didattico?

Non ne usciremo facilmente, soprattutto perchè tra l'altro (se non ricordo male) la scuola dell'obbligo è ancora, appunto, obbligatoria; cioè ti obbligano a stare per 4/6 ore al giorno in una discarica lurida e fatiscente senza che tu possa scegliere di istruirti a casa.

A voler essere fiduciosi, è bello leggere delle tante iniziative dei genitori che comunque cercano in ogni modo di far sì che l'anno scolastico proceda senza intoppi, ma non può sempre essere il singolo individuo a doversi occupare del lavoro che dovrebbero svolgere i pagatissimi ministri, assessori, parlamentari vari.

 

domenica 27 settembre 2009

Stiletico, come essere belle senza nuocere agli animali

Da pochi giorni, grazie alla segnalazione della rivista AAMTerranuova, ho conosciuto questo nuovo sito.

Stiletico è una coloratissima guida all'acquisto etico e consapevole (come da loro sottotitolo) e una fonte veramente interessante di siti, link, negozi dove finalmente potremmo comprare cruelty free e con coscienza senza andare in giro (cito le parole di una delle admin) "sempre a scarpe basse e scarmigliate" come vorrebbe l'opinione pubblica quando si pensa alle persone vegane.

Il sito è ben strutturato, la cosa interessante è che vengono recensite anche le riviste (estere) che parlano di bellezza etica; se ciò non bastasse, basta guardare le scarpe che vengono postate nei vari articoli per innamorarsi di Stiletico e di aggiungerlo a colpi di scalpello nella toolbar dei preferiti.

Oltre alle segnalazioni di negozi etici da tutto il mondo, c'è una sezione dedicata ai "crash test" effettuati dal sito e anche dagli utenti: un modo efficace per sapere se vale la pena comprare a New York piuttosto che a piazza San Giovanni (posto che nella piazza ci siano negozi del genere).

 

Finisco la "recensione", lascio a voi il piacere di scoprire le tante meraviglie di questo delizioso sito.

venerdì 25 settembre 2009

BOICOTTIAMO LA PUBBLICITA'

Un'iniziativa che condivido.

Fonte: LuigiBoschi

 

 

La News Corp. di Murdoch perde per il crollo delle entrate pubblicitarie. A Mediaset cala la pubblicità meno 12-13% primo semestre 2009, dopo che negli ultimi due mesi del 2008 aveva perso 40 milioni di raccolta. Il 57% degli Europei non è andato a votare. Il partito dei Pirati svedesi è entrato in Parlamento a Strasburgo... Vuoi vedere che qualcosa sta cambiando? Vuoi vedere che la crisi rende un po' tutti più consapevoli?

E mi chiedo: Perché non boicottiamo la pubblicità? Come?
Esattamente comportandoci all'opposto di cosa la pubblicità propone. Renderla inutile, anzi deprezzabile. Non compriamo prodotti di campagne pubblicitarie.
Compriamo invece chi fa informazione di prodotto, scientifica, in internet, sul punto vendita, chi utilizza packaging biodegradabile. Insomma chi adotta criteri di responsabilità e sostenibilità sociale.

Io penso che la pubblicità sia la tangente, pagata dai consumatori (questa è la tragicomica!), che appiattisce ogni volontà informativa. Chi è l'editore che pubblica qualcosa che potrebbe danneggiare l'immagine della società con cui detiene un importante contratto pubblicitario?
Non solo ma credo che a tutti i media con pubblicità debbano essere tolti ogni contributo o provvidenze pubbliche di qualsiasi tipo.
La pubblicità commerciale è divenuta il cancro di questa società. Se all'inizio dello sviluppo industriale poteva essere un volano di coinvolgimento, la sua massificazione e concentrazione è divenuta devastante. Abbinata alla tv di massa è una necrosi cerebrale. La devastazione sociale è stata radicale. E' la stupidità globalizzata. E' un processo di deresponsabilizzazione che impedisce, a una società capace, di intendere e volere. Produce dementi!! Zombie! E' la società del gossip e dello spettacolo integrato!
Le persone dovrebbero iniziare a contestare loro stessi, i propri consumi che li rendono schiavi a vita.

Senza pubblicità sarebbe un altro mondo. Provate a pensarci? Immaginatevi di dovervi informare anziché affidare a un iper prezzolato testimonial o a un claims seduttivo, a una scosciata consumistica, a un seno ammiccante.
Provate ad immaginarvi cosa sarebbe invece consultare informazioni in rete, sul packaging, sui luoghi d'acquisto con personale istruito per soddisfare le legittime pretese conoscitive di ciò che si mangia o si utilizza.

Provate a pensare a una informazione libera remunerata dai suoi lettori, sostenuta da editori responsabili del ruolo sociale, che percepisce sì contributi pubblici per la funzione svolta.
Nella società della pubblicità è sparita l'informazione. Tutto è celato e falsato. Chi detiene la pubblicità ha il banco in mano perché controlla consumi, informazione e produce adepti ripetibili! Il consumatore e i suoi bisogni si producono!
Provate per qualche tempo a non comprare prodotti pubblicizzati sui media, a non sottostare a questa ormai demenziale realtà. Possibile crescere in una società declinata sulla stupidità sociale e d'acquisto?

Le industrie serie che da sempre svolgono la loro attività responsabilmente non avrebbero nulla da temere, anzi! I valori dei propri contenuti sarebbero ancor più apprezzati, mentre la pubblicità appiattisce tutto!

Il mondo digitale credo, si indirizzerà verso questa meta, anche se oggi sembra quasi impossibile. E i consumi dovranno contenere una risposta sociale, favorire la crescita del potenziale individuale, coinvolgere le persone e valorizzarle nella loro sensibilità e nel loro talento.

Se l'interattività sta alla base della nuova realtà, sostituendo la distruttiva passività cerebrale, la pubblicità perde di significato, non ha più nessun appeal. Nessuno sano di mente è disposto a farsi raggirare e sottomettere le proprie scelte a un idiota, pagata testimonianza. Non solo, ma nemmeno farsi scippare le proprie risorse visto che la pubblicità è un costo per il consumatore che non solo lo abbindola, ma gli fa notare quanto è stupido ad alimentare le tasche altrui per la propria dabbenaggine.

Sono convinto che la caduta della pubblicità "regresso" può solo giovare all'umanità e alla ripresa di una civiltà consapevole e responsabile. Fra non molti anni ci volgeremo indietro e capiremo come eravamo!... e i nostri figli rideranno... per la tragicomica idea su cui si basava la società dei consumi.
Tutto dipende da noi dalla nostra forza di uscire da questa puzzolente palude! Divulgate questa idea, coinvolgete amici e conoscenti, dotiamoci di anticorpi: la pubblicità è uno dei peggiori virus, insieme alla finanza, che silente sta distruggendo la nostra società, le nostre menti. (Parma, 07/08/2009)

Luigi Boschi

mercoledì 23 settembre 2009

Cosa c'è nel caffè?

Stamattina apro yahoo e trovo un interessante articolo sui componenti del caffe:

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
22/09/2009 17.37.00

Per cosa il mondo spende 90 miliardi di dollari all’anno? Per una tossina vegetale nata come antibatterico che ha poteri stimolanti sugli esseri umani poiché blocca i nostri neurorecettori per l’adenosina, un composto che serve per addormentarci. Il caffè, in parole povere. Ma cosa c’è esattamente in una tazzina di caffè? Ce lo spiega la rivista WIRED.
Acqua
Una tazzina è costituita al 98,75% di acqua. Inoltre la caffeina è un diuretico, per cui i bevitori di caffè – soprattutto i neofiti – corrono spesso al bagno.
Etilfenoli
Gli scarafaggi li utilizzano come segnali chimici di pericolo. Noi li beviamo nel caffè.
Acido quinico
Conferisce al caffè il suo caratteristico, irresistibile aroma. Una curiosità: è tra i composti chimici dai quali viene sintetizzato il farmaco Tamiflu.
3,5 Acido dicaffeoilquinico
Un antiossidante dall’effetto benefico sul nostro organismo.
Dimetil-disulfide
Un prodotto della tostatura del caffè verde. È uno dei composti che dà alle feci umane il loro caratteristico odore, tra l’altro.
Acetilmetilcarbinolo
Un liquido giallo infiammabile presente anche nel burro e usato come aroma artificiale nei pop-corn.
Putrescina
Vi siete mai chiesti cosa dà alla carne marcia il suo mefitico odore? Eccola. E c’è anche nel vostro espresso.
Trigonellina
Dona al caffè il suo sapore e uccide i batteri Streptococcus mutans, responsabili della carie.  

Niacina
Ovvero vitamina B3, senza la quale vi amamlereste di pellagra.
Fonte: Di Justo P . What's Inside a Cup of Coffee? WIRED 22/09/09.
david frati

 

 

Cosa beviamo quindi?

Beviamo una tossina in grado di alterare l'equilibrio neurochimico e che, mentre ci dà una effimera sensazione di benessere, lavora all'interno scavando buche pericolose.

A fronte di un paio di componenti che possono essere validi ma che si trovano anche in altri alimenti più sani, c'è un inquietante elenco di sostanze chimiche da far spavento. Solo per citarne una, la putrescina.

La putrescina è il sottoprodotto della decomposizione della carne. E' un potente tossico per l'organismo e causa una serie di cattivi funzionamenti degli organi a partire dagli intestini. Solitamente si sviluppa quando mangiamo carne perchè la completa digestione della carne impiega tantissime ore (alcune fonti arrivano a contare oltre 160 ore, cioè quasi una settimana), e se pensiamo che una fetta di carne alla temperatura di 37 gradi va in putrefazione dopo due giorni al massimo, possiamo immaginare quante tossine (putrescine e altro) vaghino per il nostro corpo.

Come se non bastasse, ne aggiungiamo dell'altra bevendo caffè. Così, se per una disgraziata ipotesi fossimo riusciti a stare una settimana senza cibi carnei e quindi a detossinarci un pochino, ci beviamo una bella tazzina di caffè e passa tutto.

mercoledì 16 settembre 2009

Sana 2009 - pensieri sciolti

Sono andata al Sana, il salone internazionale del naturale che ogni anno si tiene a Bologna.

Sono tornata con un raffreddore stellare, ma questa è un'altra storia che non c'entra niente.

La fiera si prefigge di diffondere il biologico, il naturale e l'ecoetica sul territorio italiano, e devo dire che di carne al fuoco ce n'è sempre molta, sebbene ogni anno che passa diminuiscono gli stands di cultura, cosmesi, benessere per fare posto a sempre più numerosi stand gastronomici o di alimentari. Che poi, cosa c'è di più innaturale di un prodotto inscatolato, anche se lo stesso di fregia dell'etichetta del biologico?

Per non essere ipocrita, devo confessare che ho portato a casa un discreto bottino di guerra, composto per lo più da verdure trasformate in salse da bruschetta.

Mi sarei aspettata di tornare a casa con un consistente quantitativo di contatti, di spunti per fare meglio, ma più che altro sono tornata a casa rotolando per i troppi spunti...ni offerti dai generosi stand dell'alimentazione (sempre quella conservata o inscatolata).

Mi sarei aspettata di trovare nel padiglione della cosmesi un notevole numero di produttori ecobio, invece abbiamo notato con la solita vena di disillusione che su 100 stands ci saranno state si e no dieci linee ecobio.

Mi sarei aspettata che ci fossero diverse espositori di bioedilizia, invece c'era poco e niente, e quel poco erano per la maggior parte venditori di cuscini di noccioli di ciliege e di materassi.

Mi sarei aspettata di tutto, tranne che di trovare porchette, salumi, salsiccie (bio e non bio). Immaginatevi il mio stupore quando, arrivata davanti agli stands della regione Lazio, mi sono trovata una porchetta di un metro e mezzo affettata da un allegro esercente.

Ecco... qualcuno per favore mi spieghi dov'è il bio, il benessere, il naturale in una porchetta. Ma a quanto pare, il porchettaro di Ariccia sembra essere diventato un must in tutte le fiere, se anche la Biofiera a Roma lo accoglie con calore.

E' stata un'esperienza negativa? Assolutamente no. Perchè comunque si riesce a capire dove va l'interesse della gente, che si cura poco di quello che si mette sulla pelle o nello stomaco ma che comunque vuole cibo "sano".

Da parte mia, ho raccolto tutto sommato parecchio materiale informativo, gli stand dell'editoria sono stati i più generosi fra tutti e regalavano gli ultimi numeri delle loro pubblicazioni (alcune del prezzo di 6 euro all'edicola), le scuole alternative sono state molto disponibili e qualche chiacchierata me la sono fatta.

Menzione speciale per LaLeva, che offre un'informazione di altissima qualità.

Sono tornata a casa con chili di carta che mi sto leggendo piano piano ma con tre campioni di cosmetici. Gli espositori più tirchi d'Europa pare si fossero riuniti tutti al Sana perchè non c'era nessuno (a parte Hauscha) che ha regalato nemmeno una prova dei propri prodotti. Che poi, a cercare di capire la loro logica, se io non provo le tue cose come faccio a convincermi a comprarle?

 

mercoledì 2 settembre 2009

Scambiamo gli abiti dei nostri bambini

Di quanto abbigliamento hanno bisogno i bambini nei primi anni della loro vita?

Non so fare una stima precisa, ma quando vedo le mie amiche mamme mi viene da quantificare il tutto con una parola: TANTISSIMO.

Nei primi mesi soprattutto, quando ogni settimana aggiungo centimetri e peso ai loro corpicini, c'è necessità di decine di cambi, che magari vengono usati per pochi giorni prima di passare alla misura successiva: bodies, tutine, calzini, accessori...

Quando iniziano a crescere poi, si riesce a metter loro un capo per una decina di volte, per non parlare di eventuale abbigliamento invernale quale piumini, giacche, cappottini. A metà inverno gli escono già fuori le braccia dalle maniche, o li vediamo entrare a fatica in un giacchino chiuso. E' quindi un continuo alternarsi di tonnellate di abbigliamento che, a differenza di noi adulti, si riesce a usare solo per pochi mesi, se non per poche settimane.

Al di là del sentimentalismo che ammanta il primo pigiamino, il delizioso vestitino micro o il primo paio di piccole scarpe, sarebbe improponibile pensare di tenere tutto il vestiario dei propri figli da 0 mesi a 10 anni.

In tempi di crisi ci si arrangia, come facevano le nostre mamme, e ultimamente noto con piacere che tra famiglie ma anche tra conoscenti è ritornato prepotentemente di moda lo scambio degli abitini. Non è difficile trovare una futura mamma alla ricerca di cambi per il proprio pargolo, ma se proprio abbiamo delle difficoltà possiamo iscriverci a qualche community quale Suesu ma anche, se si è di Roma, al gruppo Freecycle, del quale avevo parlato tempo fa. E' facilissimo inoltre portare tutto ciò che ancora è in buone condizioni in centri per l'infanzia, ospedali pediatrici, case famiglia; questa forse dovrebbe essere la prima scelta che si potrebbe fare per donare le nostre cose.

Oltre ai vestiti e accessori, è facile pensare che possiamo facilmente "liberare" i nostri armadi anche di ingombri più grandi: giocattoli in buone condizioni, passeggini, seggioloni, eventualmente lettini.

Come sempre, lo spirito che contraddistingue il "riciclo", lo scambio o comunque la cessione a titolo gratuito, è quello di far si che un oggetto che avrebbe ancora molto da offrire in termini di servizio/resa arrivi alla fine della sua vita completamente utilizzato.

Last but not least, secondo me sapere che un capo che a noi e al nostro bimbo è piaciuto tanto possa coprire e riscaldare se necessario un altro bambino è un bellissimo gesto d'amore.

mercoledì 26 agosto 2009

Una seconda chance ai libri, riciclarli e risparmiare

Leggere è una gran cosa, ti apre gli orizzonti, ti riscalda il cuore, ti illumina la mente.

Pare che noi italiani leggiamo pochi libri, anche se ogni volta che vado in libreria trovo sempre un discreto numero di clienti.

Però, il prezzo di un piacere effimero o di un sapere duraturo inizia a diventare pesante per le nostre tasche, come niente ti arrivano bastonate da 22 euro per un romanzo che leggerai solo una volta o 60 euro per un manuale non universitario. Così noi compriamo questi invitanti tomi, spendiamo una tombola e magari li lasciamo lì, a impolverare insieme alla colpevolezza di aver "ucciso" un albero per un solo attimo di sapere.

Atteggiamento poco ecologico, soprattutto perchè molti libri non li apriremo mai più, e allora tanto vale liberarli e farli rivivere nelle mani di altre persone.

Per fortuna, cè una nutrita scelta che ci consente di fare questo, risparmiare carta, soldi e di rispettare l'ambiente.

Inizio subito scartando l'ipotesi "prestito agli amici" perchè sappiamo tutti come va a finire, ma il "prestito ai parenti" resta sempre una validissima opportunità, soprattutto quando i parenti (del mio amore) comprano decine di libri al mese  :-)

Per tornare quasi seri, sul web si è ampiamente diffusa la moda del bookcrossing, che consiste nel cedere un proprio libro a un'altra persona con la promessa che quest'ultima lo ceda a sua volta dopo averlo letto. In questo modo la stessa copia cartacea di un libro può arrivare a essere letto da decine di persone, le quali volendo potranno anche aggiungere frasi, note, messaggi che vanno ad arricchire la lettura.

Il sito più famoso di bookcrossing è http://www.bookcrossing-italy.com/

 

Altre alternative sono costituite dallo scambio di libri; su anobii ad esempio si mettono a disposizione degli utenti i libri che si vogliono scambiare o anche regalare, si cercano i libri che ci interessano e si contattano i possessori per chiedere se sono disposti a barattare i loro libri con i nostri.

Su bookmoch invece , un data base a livello internazionale, c'è un sistema a punti: inizi caricando nel db dieci libri che vorresti cedere e guadagni un punto, punto con il quale puoi richiedere un libro che ti piace. Quando effettui una spedizione a chi ti ha fatto richiesta di un libro, guadagni un punto, che ovviamente potrai usare in seguito. Un punto, un libro, semplice e rigorosamente gratuito.

 

Nel web poi, c'è un nutrito numero di siti che vendono libri usati a prezzi interessanti, oppure la catena di librerie Mel Bookstore ha un ampio catalogo di libri usati che offre al 50% se in buone condizioni o anche a prezzi inferiori, libri che molto spesso compra dai privati cittadini che si presentano in libreria con la loro sportina di libri (il prezzo che offrono è però molto basso, si aggira intorno al 10-15%).

Una grossa novità poi, è rappresentata dal libro in formato elettronico (e-book), che azzera completamente l'impatto ambientale e che dovrebbe consentirci di risparmiare sull'acquisto delle nostre letture. Direttamente sul pc o attraverso lettori appositi che non affaticano la vista e consumano meno dei pc (e consentono addirittura di scrivere appunti, memo, tag sul libro che stiamo leggendo), potremmo avere la possibilità di portare migliaia di libri in un contenitore grande come un'agenda e dello stesso peso.

Dico potremmo perchè in Italia non si è ancora diffusa la cultura dell'e-book, sono rarissime le case editrici che usano questa forma di diffusione e esiguo il numero di titoli messi a disposizione. Peccato, perchè se pensiamo alle centinaia di migliaia di libri che ogni anno le case editrici mandano al macero a me viene un pò di rabbia...

Per finire, c'è un'ultima via per dare nuova vita ai nostri libri o per accrescere la nostra cultura: donare alle biblioteche (ma anche alle scuole, ai carceri, agli istituti) e prendere in prestito dalle stesse.

 

 

Buona lettura!

 

 

 

venerdì 21 agosto 2009

Considerazioni sul caldo

A pensarci bene, quest'anno il caldo è veramente terribile.

Quanti di noi hanno giurato in primavera di non lamentarsi più dell'incessante pioggia e del freddo, per poi sbugiardarsi in queste torride giornate?

Lo confesso, sono la prima della lista. Non so se è la vecchiaia o il fatto che la maggior parte delle ferie ce le siamo fatte in città, ma proprio non tollero più la calura e l'afa. E allora, da queste onde che avvolgono e annebbiano la mia mente, sono uscite alcune cosiderazioni, alcune scontate tipo "non ci sono più le mezze stagioni", altre forse un pochino più strampalate.

E' così che ho iniziato a pensare che da bambina prima e da giovine poi passavo le ore a giocare sotto il sole cocente, senza soffrire minimamente; era forse che un organismo giovane reagisce meglio alle sollecitazioni climatiche? Il ragionamento non mi tornava, perchè andava a cozzare con il fatto che tante persone di età anche avanzata lavorano all'aperto con tutte le condizioni climatiche possibili (anche le elevate temperature dei mezzogiorni di luglio/agosto) epperò sopravvivono.

E allora ho iniziato a pensare che forse c'erano due motivi fondamentali alla mia/nostra disabitudine al caldo: l'aria condizionata che ormai ci accompagna ovunque e la maniacale attitudine dell'uomo a radere al suolo tutto ciò che è verde manco fosse Attila.

L'aria condizionata venti anni fa ce l'avevano solo gli uffici e i ricchi, adesso ce la portiamo ovunque. Siamo sotto il sole a 35 gradi ad aspettare un autobus, ed ecco che poi saliamo in un ambiente a 25 gradi per poi scendere di nuovo e ritrovarci i 35. Certo... se consideriamo le condizioni pietose del nostro sistema di trasporto pubblico, l'aria condizionata in metro e bus ti evita il collasso e le camicie zuppe di sudore alle otto di mattina.

Poi, entriamo in ufficio (questo discorso vale per tutti tranne per me, che lavoro in un fatiscente palazzo di vetro dove l'aria condizionata non funziona e c'è scarsissimo ricambio d'aria) e ci ristoriamo con le temperature spesso polari delle nostre stanze. Poi usciamo per un caffè o per il pranzo, saliamo magari in macchina che segna 40 gradi al sole e accendiamo l'aria condizionata, scendiamo al caldo e rientriamo in un ibernante centro commerciale. E così via fino alla sera a casa, dove a questo punto siamo costretti ad accendere la nostra aria sintetica per riuscire a dormire con un minimo di tranquillità.

Magari, e dico magari, il nostro sistema di regolazione termica non sa più a che santo votarsi con tutti questi sbalzi; certo, siamo tutti preoccupati dal mal di gola o dal raffreddore da aria condizionata, ma ce ne freghiamo allegramente del fatto che senza condizionamento non saremo più in grado di vivere come hanno vissuto per migliaia di anni fino a due decenni fa tutti gli umani.

E' anche vero che i nostri antenati non hanno mai costruito agglomerati urbani così grandi da provocare l'abbattimento di alberi, boschi, campagne, radure (fatta eccezione per gli antichi romani che pare abbiano contribuito a gettare le basi delle attuali deforestazioni).

Sappiamo tutti che gli alberi riescono a creare una sorta di protezione termica nella zona in cui vivono; la differenza tra lo stare con la capoccia al sole e sotto le fronde di un albero la conosciamo tutti... fa caldo anche sotto l'albero però molto meno. Inoltre provate, termometro alla mano, a misurare la temperatura di una città come Roma e quella di una zona verde nelle immediate vicinanze: la differenza c'è sempre, ovviamente non a vantaggio della città.

E' ovvio che queste strade deserte, cementificate amplificano e propagano il calore ovunque, è naturale che palazzi di vetro circondati dal nulla anzichè da alberi facciano da forni a microonde per i due neuroni rimasti sani di chi ci lavora dentro.

Cosa possiamo fare allora per sopportare meglio il caldo che si fa sempre più insistente e prolungato?

Provare a stare di più all'aria aperta, magari con un cappello, ed evitare di accendere l'aria condizionata in macchina anche per fare 200 mt.

Mettere, laddove possibile, delle tende che impediscono al sole diretto di battere sui vetri e se proprio si deve accendere l'aria, scegliere una temperatura non eccessivamente bassa, azionando magari il deumidificatore.

Piantare alberi: sembra assurdo e improponibile ma ci vuole poco. Comprare o scambiare dei semi di alberi è facile, seminarli e vederli crescere è un'ottima scuola per noi e per i bambini, scegliere il pezzo di terra dove farli dimorare non impossibile: i guerrilla gardener possono darci tante dritte, ma possiamo provare anche noi a metterli nei giardini comunali un pò spogli o anche in quelle strisce d'erba che dividono le corsie delle strade.

Piantando alberi contribuiamo a ridurre le emissioni di co2 e rendiamo la zona in cui abitiamo più bella e accogliente, e magari fra qualche anno potremo riposare sotto le fronde di quel piccolo seme che abbiamo accudito con tanto amore.

 

venerdì 7 agosto 2009

Ragionamenti Bio intorno a un piatto di prugne

E' incredibile come la natura ci metta di fronte a centinaia di variazioni su uno stesso tema.

E' meraviglioso scoprire che un frutto è uno, nessuno e centomila, e che per ogni tipo che si mangia si assume un colore diverso dello spettro; la prugna si presta benissimo a questa piacevolissima scoperta, offrendoci in questa stagione sempre un volto diverso.

Esistono le prugne piccole e selvatiche, gialle e rosse dal sapore zuccherino squisito; ci sono le susine, quelle viola a punta con una polpa gialla delicatissima e estremamente indicate per fare delle deliziose marmellate casalinghe; ci sono le prugne gialle giganti, un trionfo di dolcezza, le sangue di drago da colore esterno rosso/verde e dalla croccantissima e asprigna polpa rosso sangue; ci sono le prugne nere fuori e bianche dentro, un piacere affondarci i denti. E poi ce ne sono tantissime altre, che nel periodo estivo si alternano o si contendono i favori degli acquirenti.

Noi, per non sbagliare, ne compriamo sempre un pò di tutti i tipi, e quasi ogni giorno ci prepariamo un piatto coloratissimo e ricco di gusti sempre nuovi.

Noi, però, compriamo la frutta fresca al mercato, da un contadino che vende al pubblico e che non usa i metodi dell'agricoltura convenzionale. Il contadino lavora come lavorava suo padre e il padre di suo padre prima di lui, ha rispetto della sua terra al punto che mai e poi mai taglierebbe un albero per fare spazio a un "business" diverso da quello che ogni giorno lo fa stare piegato a contatto intimo con la stessa terra. Il contadino non è certificato Bio, ma le brave persone non hanno bisogno di certificazioni per dimostrare la loro buona fede. Soprattutto, sono i suoi prodotti che non mentono: ogni settimana espone frutta e verdura diverse dalla precedente, porta quello che la sua terra produce e non quello che tutti gli altri fruttivendoli hanno esposto in maniera identica in tutti i banchi d'Italia. Sarebbe inutile star qui a portare prove che avallano le mie tesi perchè non c'è bisogno di convincere nessuno; tuttavia, il sapore di questi ortaggi è nettamente superiore a quanto potremmo mangiare altrove, e chi ci viene a trovare si stupisce sempre della bontà di quello che mettiamo in tavola, e nel caso di frutta è ovvio che non può essere "frutto" delle nostre doti culinarie.

Per tornare a noi, un altro indizio tradisce l'animo antico di questo contadino: espone sempre frutti che difficilmente si riescono a scorgere altrove.

E qui torniamo alle nostre amiche prugne, le quali insieme a tanti altri vegetali gli fanno onore: in quarant'anni di (presumibile) onorata vita masticatoria, mai e poi mai avevo visto in un mercato (e tantomeno nei negozi di pseudoalimenti chiamati supermercati) tanta varietà, ma soprattutto mai e poi mai avevo mangiato le sangue di drago o le dolcissime selvatiche.

Perchè, mi viene da pensare? Ma perchè l'agricoltura convenzionale è monocultivar, non si mette lì a curare piante secolari ma riduce i campi di frutta e verdura in filari ordinati di una sola specie di ortaggio per poterla gestire al meglio, farla maturare nello stesso tempo, propinare le stesse dosi di fertilizzanti al petrolio, insetticidi al petrolio, conservanti al petrolio. Così si riducono i costi e con tutto quel petrolio riescono pure a semimbalsamare il prodotto e farlo durare per settimane anzichè pochi giorni come la natura avrebbe previsto.

 

E quindi, quale potrebbe essere la differenza tra il contadino che preserva le sue varietà per offrire a sè stesso e a noi frutti antichi ma ahimè sconosciuti ai più, e l'imprenditore convenzionale?

Potrebbe essere la stessa differenza che c'è tra un racconto che riscalda l'anima e un sms pubblicitario

Potrebbe essere la differenza che passa tra un mondo di colori che rallegrano gli occhi e distendono la mente e un triste nonchè inutile volantino  in bianco e nero

Potrebbe essere la stessa differenza che c'è tra un bagno in un mare limpido e cristallino e quello fatto nella piscina condominiale 4x4 mt, ricca di dannosi miasmi e sempre con la stessa acqua.

 

Abbiamo perso molto negli ultimi 50 anni "grazie" all'agricoltura convenzionale e ai jet che portano il cibo da un angolo all'altro del continente...

Aabbiamo perso migliaia di specie di piante, sacrificate in nome della resa agricola, abbiamo perso la capacità di percepire decine e decine di sfumature di gusto perchè a tavola ci arrivano sempre le stesse 30/40 specie e tra l'altro pure maturate artificialmente perchè vengono raccolte quando sono ancora verdi, abbiamo perso la gioia di aspettare la stagione estiva per mangiare il cocomero, quella autunnale per le castagnate, e quella invernale per le mele.

Abbiamo perso la possibilità di vivere in mezzo a mille colori e nutrirci delle loro differenti  e vitali vibrazioni, abbiamo perso il piacere di andare per boschi e scoprire tra i rovi dei frutti deliziosi, abituati come siamo a mangiare quelli "allevati" che sanno di acqua, abbiamo perso il contatto con la terra che solo chi la ama sa trasmetterci, e per questo consentiamo alle imprese convenzionali di inquinare i nostri corpi, i nostri sogni, le nostre scelte.

Abbiamo perso la naturalezza di giocare con la terra, di sporcarci e di rivoltarci dentro di essa, temiamo di staccare un frutto dall'albero e mangiarlo così com'è perchè "se non c'è l'amuchina ci prendiamo germi e batteri", siamo asettici, asfittici, stitici dentro e fuori.

Per quello che mi riguarda, non è poco, e sinceramente non me ne faccio nulla di dieci, cento, diecimila articoli che denigrano o tentano di sputtanare l'agricoltura biologica, perchè quello che questi signori non capiscono è che comprare cibo non è solo sborsare quantità il più possibile minime di denaro o nutrire il proprio corpo per sostentarci e andare a lavorare 12 ore al giorno.

Il cibo è vita, gioia, poesia, contatto con la madre terra, nutrimento per l'anima e molto altro. E le prugne del mio amico contadino oltre a nutrire il mio corpo riescono a fare tutto il resto. La lattuga radioattiva, proprio no.

martedì 28 luglio 2009

Dietro lo steccato... parte I

Cosa c'è dietro quel bellissimo steccato che vediamo da lontano, tutto verniciato di nuovo e tirato a lucido? Un giardino rigoglioso, uno splendido orto o del terreno incolto pieno di sterpaglie essiccate e tristi?

Vi è mai capitato di andare in giro e vedere delle belle case con una siepe curata o qualcosa di molto ricercato atto a difendere la privacy degli abitanti? A me si, e curiosando nonostante l'ostacolo, talvolta sono rimasta delusa nel vedere dei terreni disastrati, color paglia, con ciottoli scalzati e pure qualche crepa nel terreno. Delusa perchè l'interno stride con la facciata, delusa perchè la tua immaginazione ha "visto" in prospettiva una realtà diversa da quello che poi gli occhi hanno proposto.

Divago un attimo per dire che gli occhi di ognuno di noi "vedono" secondo gli schemi mentali che ci siamo costruiti, e che la realtà visiva di ciascuno cambia effettivamente a seconda delle esperienze, dei ragionamenti, delle emozioni vissute; ma questo è argomento che tratta meglio Joe Dispenza, io non sono in grado per ora...

Per tornare in argomento, così come lo steccato copre il deserto dei tartari, molto spesso una bella faccia truccata/stuccata (ormai non si fanno distinzioni tra uomini e donne) a regola d'arte potrebbe nascondere una situazione interna... preoccupante.

Ci preoccupiamo di proteggerci dal sole con l'ultimo ritrovato della tecnologia a schermo totale/definitivo, quando al sole ci si potrebbe stare senza protezione usando solamente il buon senso e restando il meno possibile intossicati.

Ci preoccupiamo di comprare l'ultimo ritrovato dell'estetica, nutriceutica, nanocosmesi, arriviamo addirittura ad anelare prodotti ecobiologici che perlomeno non creano ulteriori danni; osiamo, se costrette dalla moda,  perfino il trucco minerale, che solo a poche persone ormai parrà una trovata frizzante ma che in realtà è, se non addizionato di plastiche o petrolati o olii, l'unico trucco che fa respirare la pelle.

Rasoi elettrici, pinze del demonio estirpapeletti, creme corpo ultrasatinanti, scrub ai sali del mar giorgio con oligoelementi provenienti da marte, sedute psicoanalitiche dall'estetista che ti fa l'elettroshock coi cavetti per toglierti l'adipe, e ancora fanghi, stucchi, rossetti catarifrangenti, profumi stordenti.

Facciamo di tutto per apparire tirati a lucido neanche fossimo una macchina metallizzata appena uscita dalla fabbrica.

Però... poi non curiamo nello stesso maniacale modo il nostro interno, quasi volessimo dimenticarci di funzionare ed esistere grazie al gran lavoro che dentro di noi fanno i nostri organi, i nostri vasi, le ossa, i muscoli, le cellule. Abbiamo aliti fetidi, feci orribili, rumori di interiora agghiaccianti, ma non ci preoccupiamo perchè a tutto c'è una soluzione: colluttori spaccacervelli, spray deodoranti per ambienti, carbone vegetale contro i "gas" impertinenti.

Ed è grazie alla soluzione pronta e facile per ogni problema che poi si trovano poche persone seriamente interessate ad avere prodotti che "tolgano le imperfezioni" dall'intestino, ad esempio. Se da un lato è un bene perchè ho paura di cosa potrebbero tirar fuori le industrie del (petrol)chimico, dall'altro non curarsi del proprio intestino pensando che tanto bene o male tutto va avanti senza il mio controllo è grave errore.

Ma è grave errore sottovalutare anche tutti gli altri organi e ghiandole endocrine, e tutto il costante lavorìo che quotidianamente fanno. Sappiamo bene che se qualcosa inizia a perder colpi poi tutto l'organismo gli va appresso, e sappiamo bene che spesso quando prendiamo delle medicine, poi ci scappa qualcos'altro e aumentiamo quantità e varietà di farmaci.

 

Per un aspetto sano, ma che sano lo sia davvero grazie al perfetto stato di salute e non all'ultimo fondotinta con pigmenti di scaglie di orata, è necessario che ognuno di noi si assuma la responsabilità di quello che mangia, che pensa, che respira.

Per non fare un topic chilometrico, direi che oggi possiamo iniziare parlando di cibo...

Trovo abbastanza controverso il fatto che a chi si cura della propria alimentazione gli si affibbino nomignoli simpatici quali maniaco, malato, ortoressico, mentre si consente allegramente a donne e uomini di stipare ettari di armadietti con decine di prodotti cosmetici e inquinanti. Voglio dire... se chi pensa alla sua salute è malato, cosa dovrei pensare di chi impiega due ore per prepararsi a uscire?

Perchè, allora, è fondamentale curare in modo attento e "maniacale" la nostra alimentazione? Per consentire al nostro organismo di ricevere le giuste quantità di nutrienti necessarie a far sì che tutto vada al meglio e che non si abbiano carenze o che, peggio, non si creino troppe tossine che poi dovranno essere eliminate. Molte persone si stanno convincendo dell'importanza di assumere frutta e verdura fresche più volte al giorno, ma non tutte. Tante sostengono che la frutta e la verdura hanno prezzi che non si possono permettere, ma dieci chili di anguria costano 4 euri, quando una fettina di carne da 200gr, con la differenza che, volendo, con l'anguria ci mangiano tre persone, con la fettina mi sa tanto di no.

E', come sempre, una questione di scelte e di informazione; è anche, come spesso capita, una questione di pigrizia mentale o abitudini troppo radicate. Le persone che comprano al discount (e di questo ne abbiamo già parlato) hanno l'illusione di pagare meno la merce che acquistano, ma il costo sociale ripartito sulla collettività  e quello personale che cibo privo di nutrienti e di scarsa qualità provoca (http://biosipuo.myblog.it/alimentazione/) sulla salute delle persone è almeno dieci volte superiore al pagato iniziale.

Ma anche chi compra ai supermercati non ha molto da ridere: riempire i carrelli di pasti pronti, patatine, merendine, roba in scatola e insaccati non aiuta il nostro corpo a operare nel modo giusto. Lo sapevate che ogni anno ingeriamo chili di additivi?

Ci preoccupiamo di nascondere il brufolo che spunta, ma non di guardare lo scempio che provochiamo ad ogni pasto con un cibo sbagliato?

La prossima volta che entriamo in profumeria, farmacia, bocca del leone, pensiamo che forse per avere un bell'incarnato potremmo spendere i 50 euro che stiamo destinando alla cipria a una bella cesta di frutta per fare una settimana di dieta disintossicante. Oppure:

così come ci curiamo dell'esfoliazione della pelle, ricordiamoci che anche gli intestini hanno bisogno di fare uno scrub con fibre buone, per togliere i residui di feci dalle pareti

così come assorbiamo impurità e tossine dal viso con le maschere, ricordiamo che anche il fegato ha bisogno di un bel trattamento assorbigrasso e tossine con cure cicliche da ripetersi due volte l'anno

così come vogliamo controllare la cellulite spalmandoci e rispalmandoci per "depurare" i tessuti, ricordiamo che anche i reni hanno bisogno di essere depurati e, ogni tanto, lasciati riposare dagli stravizi e dalle bevute notturne.

 

Non è facile, non è argomento di conversazione parlare di come stanno le nostre interiora, anzi è tabù. Ma solo iniziando a conoscere e a capire che un bell'aspetto non può mai prescindere da una bella salute, riusciremo a ottenere pelle splendente e coloriti sani.

 

venerdì 24 luglio 2009

Bolle di sapone, tra gioco e terapia

Chi di noi da bambino non ha mai soffiato con tutto il fiato che aveva per fare le bolle?

Alzi la mano inoltre chi, complici nipotini o figli, ancora oggi lo fa con estrema soddisfazione ;-)

C'è qualcosa di magico nel protendere le nostre labbra fino quasi a sfiorare il velo di sapone e poi soffiare e vedere quelle incantevoli ed effimere creazioni del nostro respiro; gesto forse liberatorio, se andiamo a ben guardare... è come se svuotassimo una parte di noi e la lasciassimo andare nell'aria, imprigionata per pochi secondi nella fragile sfera e poi liberata.

Un sogno che si libera nell'etere, o una preoccupazione che con lo scoppio dell'involucro sparisce.

Aspetto psicologico a parte, le bolle di sapone incantano grandi e piccini, e rappresentano un gioco divertente, curioso e sempre in voga, oltre che molto economico ed ecologico se le autoproduciamo. A tale proposito, vi indico un sito dove c'è la bolla di sapone dalla a alla z, ovviamente pregandovi sempre di far attenzione a usare materiali biodegradabili, non inquinanti e assolutamente ecobio quali sapone di marsiglia naturale, detersivo bio, eccetera:

http://www.waybricolage.net/root/282_1403.asp

 

Accingendoci a soffiare le nostre nuove bolle, mi soffermerei un attimo sulla respirazione. La respirazione è determinante quanto la materia prima per la riuscita, sappiamo bene infatti che i bimbi, non riuscendo a modulare l'intensità dell'espirazione, non riescono a far uscire nulla.

Noi adulti o bambini un pò scafati, senza più ricordare come abbiamo imparato, facciamo una profonda inspirazione e poi, lentamente, "buttiamo fuori" con la bocca l'aria. Che ci crediate o no, questa pratica si avvicina pericolosamente a una delle tante  tecniche respiratorie delle discipline orientali (ma anche occidentali) che hanno lo scopo di rilassarci e di fare le seguenti cose:

1) riempire i polmoni di ossigeno significa acquisire una quota maggiore di questo gas che può essere distribuita in tutto il corpo. Così facendo ossigeniamo i tessuti

2) prolungare e controllare l'espirazione fino a svuotare i polmoni consente all'organismo una maggiore espulsione di tossine attraverso il respiro.

Se ci avete mai fatto caso dopo tre o quattro respiri presi e rilasciati per soffiare il sapone, ci si sente un pochino  più leggeri,  rilassati, talvolta si comincia a sorridere. E' l'effetto potente della respirazione e del sempre rinnovato stupore di fronte a un "miracolo" che è a disposizione di tutti.

Quindi, se volete prendervi una pausa zen, o semplicemente ritrovare il sorriso e un minimo di carica dopo una giornata stressante, il consiglio che ho da darvi è di mettervi seduti su una sdraio in balcone (o anche in strada o affacciati alla finestra) e iniziare a soffiare, soffiare, soffiare.

Se qualche vicino ci vedrà e penserà che siamo matti peggio per lui, noi sappiamo cosa si perde :-)

 

 

 

lunedì 13 luglio 2009

Incendi in allegria, la salute se la portan via

Ieri,

domenica 13 luglio, in quel di Roma, un deposito di autodemolizione (anche riportato come deposito di auto e gomme) è andato a fuoco.

L’incendio, forse doloso, si è sviluppato intorno alle 15.00 e per ore e ore ha diffuso i suoi fumi letali in un’area vastissima: vi basti pensare che si vedeva da più parti del raccordo e che a dieci chilometri di distanza il cielo era ricoperto da una patina grigia quasi fosse una giornata di plumbee nuvole. A vedere da (quasi) vicino l’incendio, pareva di essere sul set di un film post atomico, tanto era densa e terrificante la colonna di fumo che s’innalzava.

La notizia è questa:

http://roma.repubblica.it/dettaglio/Fiamme-in-deposito-auto-e-gomme-I-vigili-al-lavoro-da-sedici-ore/1672606

La considerazione è un’altra… Giorni fa su rassegnaecobio (http://rassegnecobio.myblog.it/archive/2009/07/07/incendio-all-inceneritore-di-piacenza-i-media-tacciono.html) ho pubblicato la notizia di un incendio non controllato a un inceneritore di Parma dove pare sia bruciata della carta non “filtrata” o comunque non pulita da scarti di plastica legno e metallo. Terranauta ha giustamente segnalato il fatto e ha anche evidenziato che c’era il rischio di alte emissioni di diossina.

Sul sito del WWF, trovo che la combustione dei soli copertoni delle tante macchine andate a fuoco domenica provoca il rilascio nell’atmosfera di tante simpatiche sostanze tossiche nonché come al solito cancerogene (http://www.wwfroma11.it/documenti/INCENERITORI.htm#Cemento%20e%20copertoni); c’è poi la sorpresa degli onnipresenti metalli pesanti a farci gioire ancora di più.

Non oso pensare cosa la combustione di lamiere, vernici e sedili/cruscotti/motori possa aver rilasciato nell’ambiente.

Eppure, le tante notizie che oggi (e per la cronaca, dopo 24 ore ancora ci sono dei focolai d’incendio nel deposito) si susseguono, non hanno minimamente tenuto conto del pericolo che questo evento può aver causato a migliaia di cittadini… sotto quella enorme nuvola ieri passeggiavano molte persone, e chissà cosa abbiamo respirato e respireremo nei prossimi giorni. Però, tutto tace.

Così come è accaduto altre volte in passato.

Tanto per fare un esempio, il 31 dicembre 2008 si è sviluppato un incendio in due capannoni nei pressi della Romanina (http://www.instablog.org/ultime/37565.html); cosa contenessero non ci è dato saperlo, cosa abbiamo respirato solo pochi lo sanno.

A questo punto, viene da chiedere per quale motivo fatti così gravi avvengano in una città che tra le più popolate d’Italia senza che nessuno paghi le giuste conseguenze per aver avvelenato l’aria dei cittadini. Viene da chiedere perché non si facciano controlli di sicurezza più che seri in posti che rappresentano un rischio per la popolazione e per quale motivo le amministrazioni tacciono sulle conseguenze che incidenti simili hanno sulla salute dei cittadini.

Sarà nostro diritto essere tutelati sotto questo aspetto o dobbiamo rivolgerci al santo patrono?

martedì 7 luglio 2009

Una pallina d'amido molto versatile

Dopo aver letto l'ennesima notizia di coloranti tossici nei giochi dei bambini, e di partite di giochi contraffatti provenienti dalla Cina, la triste constatazione che nemmeno quando giocano e si divertono sono al sicuro dalle contaminazioni ambientali è piombata sulla mia testa.

Bisfenolo, coloranti derivati dal petrolio, parti che possono essere ingerite facilmente... ma insomma, giocare è un momento ludico o un attentato alla salute?

Per fortuna in nostro aiuto arriva Happy Mais. Di cosa si tratta?

Happy mais è un giocattolo multifiunzione, che consente ai bambini di esprimere la loro fantasia utilizzandolo come costruzione, colore, disegno tridimensionale...E' per bimbi ma a esser sinceri solo a guardare il sito vien voglia anche agli adulti di giocarci!

E' un prodotto completamente ecologico e assolutamente biodegradabile, composto principalmente da amido di mais e privo di ogni tossicità.

I colori che compongono le singole unità sono alimentari, e secondo il produttore ovviamente senza controindicazioni.

Come giocarci? Come detto prima, in tanti modi, e consultando il sito ne scopriremo parecchi; va da sè che è anche molto bello consentire ai bimbi piccoli di giocare come meglio credono con questi puff, magari anche solo buttandoli in aria come fossero coriandoli o schiacchiandoli tra le mani (tutte cose che ho provato e che danno una goduria incredibile)

Il gioco è reperibile abbastanza facilmente sul territorio italiano, io l'ho visto da NaturaSì e in qualche erboristeria, e quanto prima lo comprerò per iniziare a giocarci e fare qualche Mandala tridimensionale!

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venerdì 3 luglio 2009

Più Bio

A chi avesse la fortuna di abitare a Roma e in una zona piuttosto vicina alla fermata metro Numidio Quadrato, oggi vorrei consigliare questo negozio :

PiùBio

E' un graziosissimo negozio/emporio di prodotti biologici e ovviamente naturali, dove la cortesia e l'attenzione del personale solo di prim'ordine.

PiùBio fa parte della catena di negozi del biologico B'io , rete di distribuzione creata dal marchio Ecor, da poco più di un anno fusosi con NaturaSì.

E' abbastanza logico quindi associare i negozi B'io ai supermercati Naturasì... sotto l'aspetto delle merci è plausibile accettare un pensiero del genere, ma essendo il negozio in questione un locale più piccolo dei supermercati Naturasì, questo consente a chi vi entra a far spesa di stare in una dimensione più familiare e confortevole.

Più Bio ha una buona scelta di verdure, una sfiziosissima varietà di salse, condimenti e scatolame e un trionfo di paste, cereali, farine e prodotti da forno. Non manca ovviamente il reparto bibite, dove ci sono dei vini decisamente interessanti, il reparto carni e prodotti da frigo (paste, latticini, uova, seitan tofu eccetera), il distributore di detersivi alla spina (fondamentale direi), e un corpulento reparto cosmetico che soddisferà parecchie esigenze. Ci sono anche integratori di altissima qualità (non quelli commercialissimi, insomma) dei quali ovviamente ho fatto "largo uso".

Come dicevo all'inizio, a parte l'ordine perfetto (mai una cosa fuori posto o roba pericolante) che regna nel locale e che ispira all'acquisto, il sorriso del personale e l'estrema disponibilità sono la prima cosa che colpisce l'avventore.

Detto questo, e giuro che non ho rapporti di affari o familiari con il negozio, vi invito a fare una visita per sperimentare di persona.

Più Bio

Via Marco Papio 82-84

telefono: 06/7141335

 

giovedì 25 giugno 2009

Eco pensieri di inizio estate

Se il meteo ce lo permette, possiamo dire di essere finalmente entrati nella stagione estiva.  Per i più fortunati, si avvicinano le vacanze, per molti o tutti è comunque un periodo di relax.

Relax che viene puntualmente insediato dalle troppe pubblicità che ci insinuano (molto) più o (poco) meno velatamente la possibilità di innumerevoli catastrofi estive.

Così, tra la radio e la pubblicità su giornali e internet, veniamo a sapere che:

1) abbiamo bisogno di assicurarci contro la rottura di vetri da parte di bambini che in estate giocano a pallone e con la fionda (?)

2) abbiamo bisogno di assicurare la nostra casa contro i furti che d'estate sanno tutti che sono più numerosi

3) abbiamo bisogno di assicurare le nostre vacanze da ogni eventualità, perchè ci vuole poco a beccarsi un'infuenza, una dissenteria, un braccio rotto. A proposito di influenza, mi pare veramente poco etico spingere sulla recente influenza suina per spingere le persone a comprare assicurazioni.

4) abbiamo bisogno di assicurare l'auto, i nostri cani, tra poco pure le posate e le piante che se dovesse cascarci un coltello o un vaso dal balcone non si sa mai cosa potrebbe succedere.

 

Questi sono ovviamente solo pochissimi esempi presi dalle martellanti pubblicità che rischiano di trasformare la stagione più gioiosa e ludica dell'anno in un trimestre di ansia estrema.

Eh si, perchè è ovvio che leggiamo questi messaggi con l'occhio assonnato e ascoltiamo la radio con mezzo orecchio,  ma alla fine lo stillicidio arriva seppur inconsciamente a minare le nostre spensieratezze.

Voglio dire, ma quanti di noi partono con l'idea che in vacanza sicuramente gli succederà qualcosa?

Io credo che la maggioranza parta con il desiderio di riposarsi, ritemprarsi, rilassarsi; c'è sempre qualche ipocondriaca eccezione, e c'è sempre la possibilità che si verifichi un incidente, ma a pensarci (e ad assicurarsi) su rischiamo di aprirci la strada verso l'accadimento dell'evento... In poche parole, rischiamo di tirarci addosso la sfiga.

Ma allora perchè permettere a questi tarli insidiosi di farsi largo nelle nostre menti e cedere al ricatto psicologico che "e se poi non ci assicuriamo e ci succede qualcosa?"

Per quale motivo si permette alle compagnie assicurative di rovinare le vacanze alle persone e di giocare sull'ansia e le paure?

Questi sono pensieri decisamente poco ecologici, e che ci riempiono di tossine emotive di difficile rimozione; così, carichi di preoccupazione sui probabili danni/furti/malanni, partiamo alla volta delle nostre mete (anche per una scampagnata fuori porta) carichi di pensieri da aggiungere a quelli relativi al sole che fa male, al cibo che in estate si avaria più in fretta, all'attenzione da porre al bagno post pranzo, alla gita nei boschi con l'ansia di incontrare una vipera.... E che vacanze sarebbero queste? Tanto vale restare in casa, blindarsi dentro e non uscire nemmeno per fare la spesa, tanto ce la facciamo consegnare a domicilio.

 

Bene faremmo a spazzare via tutto questo pattume, pensare in positivo e essere convinti del fatto che il sole e tre meravigliosi mesi di estate porteranno solo benefici e tante buone notizie. E sarebbe opportuno che ognuno di noi protestasse presso le associazioni dei consumatori contro questi messaggi apocalittici che ci tolgono l'allegria.

 

 

PS: in questo periodo di vacanza, ricordiamo che migliaia di persone a distanza di due mesi dal terremoto vivono ancora in condizioni più che precarie. Non dimentichiamoli.

venerdì 19 giugno 2009

Una mela al giorno... ma bio e di stagione

Prendo spunto da una traccia letta sul web, nel quale si consigliava di mangiare a fine pasto una mela ben matura.

A scanso di equivoci ribadisco una volta di più che la frutta di qualsiasi tipo non va mai mangiata a fine pasto perchè, a causa della differente digeribilità degli alimenti (la frutta se ne va dallo stomaco in mezz'ora/un'ora massimo, carne, grassi e cereali impiegano diverse ore), permanendo nello stomaco oltre il suo limite naturale inizia a fermentare e a produrre il tanto temuto gonfiore postprandiale che tutti temiamo e attribuiamo sempre alla non colpevole frutta.

Per tornare in tema, è bene sapere che le mele maturano sugli alberi verso la fine dell'estate (settembre-ottobre), e che si definiscono prodotti freschi fino a gennaio.

Dopo, inevitabilmente, sulle nostre tavole avremo solo frutta conservata con metodi più o meno controllati.

Come evidenziato nel blog Rassegnaecobio, tendenzialmente le mele vengono conservate in atmosfera modificata, soprattutto se parliamo di produzioni industriali, e nelle parti evidenziate che qui riporto ci sono dei punti che mi indurrebbero da oggi in poi a consumare le mele solo per pochi mesi l'anno:

..La conservazione in atmosfera modificata di fatto non garantisce una maggiore conservabilità, ma piuttosto permette una migliore presentazione del prodotto, perché si mantengono più a lungo certe caratteristiche che sono percepite dal consumatore come indice di freschezza: ad esempio, la carne di bovino di un colore rosso vivo piuttosto che tendente al rosso scuro...

Ma occorre anche tenere presente che il gas, dissolvendosi nel prodotto, si combina con i diversi componenti del prodotto alimentare in modo lento ma irreversibile e tende ad abbassare il pH con ripercussioni, come la denaturazione di enzimi, che possono causare cambiamenti sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, come l’odore.  (fonte: torinoscienza)

 

C'è un altro discorso da considerare, anche quando le mele sono semplicemente conservate in celle frigorifere a una temperatura di pochi gradi ma che non arriva mai alla congelazione del frutto... Secondo voi, dopo mesi e mesi che la mela è stata staccata dall'albero e che non vede la luce del sole ma anzi è conservata a basse temperature, che proprietà nutrizionali potrebbe avere? Come facciamo a mangiare senza pensarci un frutto colto dieci mesi prima? Ci stiamo mangiando una mummia e non ne siamo consapevoli...

Per fortuna ci penserà nel futuro prossimo il Codex Alimentarius che irradierà tutto il cibo ammazzando virus batteri e proprietà nutritive per portare sulle nostre tavole roba raccolta due anni prima ma dall'aspetto sanissimo e lucentissimo!

 

Affrontiamo il discorso bio: gli alberi di mele sono alcune tra le coltivazioni più irrorate di pesticidi/anticrittogamici e chi più ne ha più ne metta. Ti dicono di togliere la buccia, ma la buccia è ricca di fibre e sarebbe bene mangiarla; perchè dovrei comprare un prodotto che naturalmente sarebbe completamente edibile ma che l'uomo ha talmente avvelenato tanto da costringerci a spogliarlo di una sua buona parte?

Ma non è finita... per evitare di mangiare i pesticidi (guardate il rapporto di Legambiente pesticidi nel piatto per rendervi conto di quanto in Italia cresca ogni anno il consumo di chimica nell'agricoltura), non sarebbe sufficiente rimuovere solo la sottile buccia, ma dovremmo (soprattutto se è destinata ai bambini) togliere anche parte della polpa sottostante, perchè i prodotti chimici superano la barriera della buccia e si depositano sui primi millimetri del frutto; quindi, ulteriore spreco che ci porta a buttare via almeno un 10% del frutto comprato.

Lasciando perdere i costi sociali che si dovrebbe aprire un vaso di pandora, qual'è il costo personale di una mela proveniente da agricoltura convenzionale? Di sicuro alto, in salute se non si adottano gli accorgimenti di cui sopra (ricordiamoci che pesticidi e concimi e altro si depositano nelle parti grasse del nostro corpo e ci vuole l'FBI per toglierceli di dosso), e nel portafoglio perchè compriamo un prodotto e ne dobbiamo scartare un bel pò.

A chi conviene?

martedì 16 giugno 2009

BENVENUTI NELLA CITTA’ DI ALLOPATIA

Ironica e profonda satira del sistema medico.

di Mike Adams
dal sito NaturalNews
Traduzione di Gianluca Freda
C’era una volta una città chiamata Allopatia (1). Aveva molta gente, strade ed automobili, ma a causa di limitazioni di budget non c’erano segnali stradali né semafori in nessuna zona di Allopatia.
Non c’è da stupirsi che gli incidenti stradali fossero molto diffusi. Le auto sbattevano l’una contro l’altra quasi ad ogni incrocio. Ma gli affari andavano alla grande per le officine meccaniche e per gli ospedali locali, che dominavano l’economia di Allopatia.
Man mano che la popolazione di Allopatia cresceva, gli incidenti crebbero fino a raggiungere un livello allarmante. Disperato, il consiglio cittadino assunse il dottor West, esperto della Divisione Motori (M.D.), affinché trovasse una soluzione.
Il dottor West trascorse intere giornate a studiare gli incidenti stradali. Aveva portato con sé una quantità di strumenti tecnici, microscopi, materiali per l’analisi chimica, apparati di laboratorio, e li mise tutti al lavoro per la sua indagine. La popolazione di Allopatia osservava con grande curiosità il Dr. West mentre svolgeva il suo lavoro, documentando ed analizzando meticolosamente ogni incidente stradale, e attendeva con grande interesse il suo responso conclusivo.
Dopo settimane d’indagini, il Dr. West invitò la popolazione di Allopatia ad una conferenza cittadina per rendere note le sue conclusioni. Qui, dinanzi al consiglio cittadino e a molti degli abitanti, annunciò le sue scoperte: “Gli incidenti stradali sono provocati dalle tracce di frenata”.
Il Dr. West spiegò di aver trovato e documentato una correlazione prossima al 100% tra gli incidenti stradali e le tracce di frenata. “Dovunque vi siano automobili che si scontrano”, spiegò, “troviamo anche tracce di frenata”.
La città soffriva di un “Morbo da Tracce di Frenata”, spiegò il dottore, e per sconfiggere l’epidemia cittadina di incidenti stradali sarebbe bastato “semplicemente curare il Morbo da Tracce di Frenata rendendo le strade a prova di frenata”, esclamò il Dr. West ricevendo un grande applauso dalla popolazione.
La città pagò al Dr. West il suo onorario, poi chiese al buon dottore di proporre un metodo per curare questo Morbo da Tracce di Frenata. Per pura coincidenza, il Dr. West era tornato da poco da un viaggio alle Hawaii pagato da un’azienda chimica che fabbricava prodotti stradaceutici: cioè speciali prodotti chimici utilizzati per trattare le strade in situazioni come questa. Egli raccomandò al consiglio cittadino un particolare tipo di copertura chimica: il teflon.
“Possiamo curare il Morbo da Tracce di Frenata ricoprendo le strade di teflon”, spiegò il Dr. West. “Così le strade saranno a prova di frenata e tutti gli incidenti cesseranno!”. Egli proseguì descrivendo le proprietà fisiche del teflon e spiegando come questo materiale a prova d’attrito avrebbe impedito ai veicoli qualunque frenata.
Il consiglio cittadino fu pienamente d’accordo col Dr. West e rilasciò nuovi titoli pubblici per raccogliere il denaro necessario ad acquistare teflon sufficiente per ricoprire tutte le strade della città. In poche settimane le strade furono completamente ricoperte e le tracce di frenata scomparvero del tutto.
Il consiglio cittadino pagò al Dr. West un nuovo onorario e lo ringraziò per la sua consulenza. Il problema degli incidenti stradali ad Allopatia era risolto, essi pensavano. La cura era stata costosa, ma erano convinti che ne fosse valsa la pena.
Ma le cose non andavano bene ad Allopatia. Gli incidenti stradali erano quadruplicati. I letti d’ospedale straripavano di cittadini feriti. Il business delle autoriparazioni era esploso ad un livello tale che gran parte dei membri del consiglio cittadino avevano deciso di aprire un’officina meccanica per conto proprio o di investire in quelle già esistenti.
Settimana dopo settimana, un numero sempre maggiore di cittadini di Allopatia rimaneva ferito e le loro macchine subivano danni continui. Il denaro si ammassava nei portafogli dei meccanici, degli ospedali, delle ditte di soccorso stradale e dei commercianti di autoricambi.
Il consigliere economico della città, osservando questo poderoso incremento dell’attività economica, annunciò che Allopatia stava vivendo un momento di boom. La sua economia era più prospera che mai e la città poteva attendersi un anno di grande benessere economico!
Le officine meccaniche offrivano posti di lavoro. Agli ospedali servivano sempre più infermiere. Cartelli con la scritta “cercasi personale” comparivano in tutta la città presso i centri paramedici, le aziende di soccorso stradale e i fabbricanti di parabrezza. La disoccupazione era scesa a livelli prossimi allo zero.
Ma gli incidenti stradali continuavano a crescere. Eppure non c’erano più tracce di frenata.
Il consiglio cittadino era deluso. Era convinto di aver risolto questo problema. Il Morbo da Tracce di Frenata era stato sradicato dalla cura di teflon. Perché mai gli incidenti stradali continuavano a verificarsi?
Così convocarono un incontro cittadino per discutere il problema e dopo una breve discussione un vecchio eremita che viveva in una foresta appena fuori dalla città di Allopatia si rivolse agli abitanti. “Non esiste nessun Morbo da Tracce di Frenata”, spiegò. “Questa malattia è stata inventata dalle compagnie stradaceutiche per potervi vendere le coperture in teflon”.
A questa dichiarazione i cittadini rimasero inorriditi. Loro sapevano che il Morbo da Tracce di Frenata esisteva. Gliel’aveva detto il dottore. Come si permetteva questo eremita, che non aveva nessuna laurea in Motorizzazione, di affermare il contrario? Come osava mettere in dubbio in questo modo la saggezza collettiva dell’intera città?
“Il problema è semplice”, continuò l’eremita. “Tutto ciò che dobbiamo fare è costruire segnali di stop e semafori. Dopodiché gli incidenti cesseranno”.
Interrompendolo, un membro del consiglio cittadino osservò: “Ma come possiamo permetterci dei segnali stradali? Abbiamo speso tutto il nostro denaro nelle cure di teflon!”.
I cittadini annuirono. Non avevano soldi per comprare segnali di stop.
Un altro membro del consiglio aggiunse: “E in ogni caso, come potremmo fermarci? Le strade sono ricoperte di teflon. Se costruiamo dei segnali di stop avremo sprecato tutto il denaro che abbiamo speso per il teflon!”.
Di nuovo, i cittadini furono d’accordo. A che servivano dei segnali di stop se le loro automobili non potevano comunque fermarsi?
L’eremita rispose: “Ma i segnali di stop elimineranno la necessità del teflon. La gente sarà in grado di fermare la propria automobile e gli incidenti cesseranno. La soluzione è semplice”.
Ma cosa sarebbe successo se i segnali di stop avessero funzionato davvero, si chiese la popolazione della città? Quale effetto si sarebbe avuto sul boom economico di Allopatia? Comprendendo le conseguenze, un corpulento e anziano signore che gestiva un’officina di riparazioni locale saltò in piedi e disse: “Se costruiamo questi segnali di stop e gli incidenti cessano, sarò costretto a licenziare la maggior parte dei miei operai!”.
Fu in quel momento che gran parte della cittadinanza comprese che erano in gioco i suoi posti di lavoro. Se i segnali di stop fossero stati realizzati, quasi ogni persona sarebbe rimasta disoccupata. Tutti lavoravano presso i servizi d’emergenza, le officine di riparazioni, gli ospedali e le aziende per la manutenzione delle coperture in teflon. Alcuni erano diventati rappresentanti delle compagnie stradaceutiche. Altri erano importatori di parabrezza, pneumatici, acciaio e altri ricambi per automobili. I più intelligenti guadagnavano una fortuna vendendo sedie a rotelle e stampelle per le vittime degli incidenti.
Un intraprendente giovanotto diede vita a un giornale scientifico che pubblicava articoli in cui venivano descritti tutti i diversi tipi di Morbo da Tracce di Frenata che erano stati osservati e documentati. Un altro tizio, un fanatico del salutismo, organizzò una corsa annuale per raccogliere fondi per la cura del Morbo da Tracce di Frenata. Fu un evento di grande successo e i cittadini vi parteciparono al meglio che potevano: correndo, camminando o semplicemente spingendosi lungo il percorso sulla loro sedia a rotelle.
In un modo o nell’altro, quasi tutti ad Allopatia dipendevano economicamente dal Morbo da Tracce di Frenata.
Spaventati dalla prospettiva di perdere il proprio benessere economico, i cittadini stabilirono di creare un nuovo ente per la pubblica sicurezza: la Frequent Drivers Association (FDA), cioè Associazione Guidatori Abituali. La FDAavrebbe avuto il compito di approvare o respingere tutta la segnaletica, la tecnologia e le coperture chimiche relative alle strade cittadine.
I dirigenti della FDA vennero scelti fra le persone economicamente più in vista della comunità: proprietari di officine meccaniche, proprietari delle compagnie di ambulanze e naturalmente il Dr. West.
Poco dopo la sua fondazione, la FDA annunciò che il Morbo da Tracce di Frenata era, invero, assai reale, come accuratamente documentato da un insigne luminare e recentemente pubblicato sul giornale cittadino che si occupava del Morbo da Tracce di Frenata. Poiché non vi erano studi attendibili che dimostrassero l’efficacia dei segnali di stop nella riduzione degli incidenti stradali, la FDA annunciò che i segnali di stop sarebbero stati messi fuori legge e che chiunque avesse tentato di vendere tali segnali sarebbe stato accusato di frode e rinchiuso nella prigione cittadina.
Questo fece molto piacere ai cittadini di Allopatia. Grazie alla FDA, essi ora sapevano che i loro posti di lavoro erano al sicuro. Potevano continuare a vivere le proprie vite nella prosperità economica, con un lavoro sicuro, nella consapevolezza che la FDA avrebbe messo fuori legge ogni tentativo di strappargli il loro tenore di vita. Avevano ancora un sacco di incidenti stradali, ma almeno i loro posti di lavoro erano al sicuro.
E così la vita continuò ad Allopatia. Per qualche tempo, almeno. Man mano che gli incidenti stradali continuavano ad un ritmo devastante, sempre più residenti di Allopatia rimasero feriti o uccisi. Molti restarono inchiodati al letto, impossibilitati a lavorare a causa delle loro menomazioni.
A un certo punto, la popolazione iniziò a decrescere. La città di Allopatia, un tempo economicamente prospera, divenne alla fine poco più che una città fantasma. Gli ospedali chiusero i battenti, la FDA fu smantellata e il giornale sul Morbo da Tracce di Frenata cessò le pubblicazioni.
I pochi residenti rimasti capirono alla fine che nulla di buono era venuto dal Morbo da Tracce di Frenata, dalle coperture in teflon e dalla FDA. Nessuno stava meglio perché tutto il denaro della città era stato speso per far fronte alla malattia: in coperture in teflon, ricambi per auto e servizi d’emergenza. Nessuno era più in salute, né più felice, né viveva più a lungo. Anzi, molti avevano perduto tutta la propria famiglia a causa del Morbo da Tracce di Frenata.
E l’eremita? Egli continuò a vivere ai margini della città, in fondo a una tortuosa strada cittadina, dove visse una vita semplice senza automobili, senza strade, senza coperture in teflon e senza FDA.
Visse più a lungo di tutti gli altri abitanti di Allopatia. Si dedicò al giardinaggio, fece lunghe passeggiate nella foresta, raccogliendo radici, foglie e bacche per cibarsi. Nel tempo libero si dedicò alla costruzione di segnali stradali, aspettando l’arrivo di una nuova popolazione e sperando che questa si decidesse ad ascoltare un vecchio eremita con una folle idea: che la risposta è nella prevenzione, non nella cura dei sintomi.

martedì 9 giugno 2009

Cereali a colazione, un futuro da panzone?

Su Altroconsumo dell'ottobre 2008 si è affrontato un argomento molto importante che riguarda le nuove abitudini alimentari degli italiani: la prima colazione a base di cereali. Non solo un'abitudine dei più piccoli, visto che anche per gli adulti abbondano le proposte, ma sicuramente potenzialmente dannosa se non si studiano con attenzione le etichette e si propongono questi alimenti tutti i giorni.

Come molti altri prodotti conservati, i cereali nascono alla fine dell'800 negli Stati Uniti: dopo un processo di cottura a vapore i chicchi di mais venivano pressati con rulli e tostati. Nel corso degli ultimi anni, ai classici chicchi di mais si è aggiunta quasi tutta la gamma dei cereali, eccezion fatta forse per qualche roba strana che in pochi conoscono: abbiamo così fiocchi di avena e orzo, palline/fiocchi/bastoncelli/tuttoquellochecivieneinmente di mais/grano/farro/kamut, riso/orzo/grano soffiati, muesli assortito e addizionato con frutta secca o disidratata, cioccolata o yogurt.

Tutto molto bello e vario, tanto da aver reso disponibile anche sotto forma di snack questo intermezzo gustoso che nulla ha da invidiare a gelati, biscotti, merendine.

E, infatti, talvolta i cereali sono talmente elaborati da superare in quantità di grassi e zuccheri i suddetti dolciumi.

 

Con i nuovi procedimenti industriali poi, i cereali adesso vengono cotti, ridotti in poltiglia, addizionati di zucchero e malto, e sottoposti a un processo chiamato estrusione che denatura (rendendole quindi indisponibili) le proteine presenti nei cereali. Dopodichè, i fiocchi vengono rivestiti da uno strato di olio vegetale che fa sì che durante la tostatura il prodotto diventi croccante e che si mantenga tale fin dentro il latte. Spesso il tocco finale è quello di glassare i fiocchi con zucchero, cioccolato, yogurt.

Il risultato di queste elaborazioni è un "alimento" morto, privo di proteine e assolutamente vuoto, senza tracce di vitamine e nutrienti. Riempitivo certamente, ma che alla lunga può privare l'organismo di forza ed energie invece di dargliene; la grande quantità di zuccheri e la presenza di oli poi, ne fanno un prodotto goloso ma a rischio ingrassamento.

Da questa frase nasce l'analisi di Altroconsumo, che va ad analizzare un certo numero di prodotti destinati ai bambini e trova di tutto:

 

Da segnalare che gli studi di Altroconsumo ci riportano che l'Italia detiene il primato europeo del numero di bambini sovrappeso o obesi: quasi 4 su dieci tra i 6 e i 9 anni. Credo che l'Italia stia facendo a gara con il suo unico concorrente serio, gli Stati Uniti per vincere questo poco edificante primato.

L'obesità infantile è la via migliore per garantire un futuro da malati ai nostri figli, è la via principale per avviarsi verso la strada del diabete infantile e per tutta una serie di malattie (cardiovascolari in primis) che li accompagneranno per tutta la vita. Come ho già avuto modo di ridire in altre occasioni, si dovrebbe prestare unattenzione maniacale all'alimentazione dei bambini; purtroppo, invece di comprare libri di gente seria e iniziare a documentarci da fonti indipendenti, preferiamo agghindare i nostri pupi con trine e pizzi e delegare la responsabilità della loro salute alle quattro castronerie che ci propinano in Tv. Pertanto, molto spesso invece di preparare da noi i pasti (a cominciare dagli omogeinizzati che qualcuno mi deve spiegare quanto ci vuole a preparare una mela grattugiata anzichè fare la fila al supermercato), preferiamo comprare tante belle scatole che poi in due minuti ci risolvono la colazione, il pranzo, la cena. E allargano la panza della famiglia.

 

Cosa c'è che non va nei cereali secondo Altroconsumo (ma anche secondo me)?

1) Troppi zuccheri (tra lavorazione, glassature e condimenti vari si arriva anche al 42%, passando per il 20%)

2) Troppi grassi, in alcuni casi si arriva a 14 gr su 100, e sebbene in base dosi anche di tipo saturo (dannoso per le arterie)

3) La presenza di sale, che ovviamente altera il gusto nei bambini e disassuefa ai sapori naturali (oltre a provocare ipertensioni precoci)

4) scarso contenuto di fibre, che sono invece presenti nei cereali interi.

Aggiungo anche che le vitamine sintetiche aggiunte a causa della distruzione di quelle naturali del cereale durante la lavorazione industriale, non provengono da fonti naturali e quindi risultano particolarmente indigeste ai piccoli corpi (ma anche a quelli dei grandi) che le ingeriscono.

Non approfondisco il discorso marketing affrontato dalla rivista: è argomento delicato e andrà affrontato in altro post.

 

Cosa possiamo fare allora per difendere i nostri bambini da questo surplus di zuccheri, grassi e vuoto assoluto?

Trovare ad esempio il tempo di preparare la colazione

Variare ogni mattina e ogni giorno la dieta dei bambini, facendogli provare tutti i cereali, tutta la frutta e verdura

Iniziare la colazione dei bambini con una spremuta fresca o un centrifugato, per proseguire con pane fatto in casa tostato e composta fresca di frutta (se il bimbo ancora non gradisce la frutta così)

Abituare i bambini a mangiare con meno zuccheri e sale possibile, fin da subito; il latte materno mica è dolcificato o salato.

E che buona colazione sia!!!

giovedì 4 giugno 2009

Pensieri e provocazioni per una città più pulita

Qualcuno di recente ha detto che Roma è una città molto sporca. Qualcun altro ha replicato che la colpa è di chi ha amministrato la città in passato, qualcun altro potrà dire che sono stati gli alieni, ma resta un dato di fatto inoppugnabile: Roma è una città veramente sporca.

Alcuni quartieri più di altri, è vero, ma il velo di sporcizia che ammanta la città è democratico, non risparmia nessun posto.

Senza dare indicazioni o schieramenti politici che non sono prerogativa di questo blog, sarebbe molto bello che l'amministrazione attuale e quelle a venire applicassero rigidamente le sanzioni per chi sporca e, all'uopo, ne creassero di nuove.

Chi mi segue da tempo ha già avuto modo di leggere del mio fastidio nei confronti dei volantini pubblicitari: se possibile, il fastidio attualmente si sta tramutando in odio profondo, dal momento che negli ultimi due mesi i marciapiedi di alcune zone di Roma sembrano incredibilmente e costantemente tappezzati da tanti colorati foglietti di carta.

Vogliamo davvero fare qualcosa?

Io la butto lì... Si potrebbe pensare di punire con ammende via via crescenti chi commissiona il volantino e la ditta che ha il compito di distribuirlo:

ogni qualvolta che si trovano dei volantini per strada, il comune potrebbe comminare una multa fissa di tot euro, che in caso di recidiva raddoppierebbe ogni volta, e 50 cents di multa per ogni volantino trovato in terra.

Magari questo potrebbe essere un forte deterrente per tutti coloro che troppo spavaldamente agiscono; gli introiti delle multe andrebbero a finire in un fondo destinato all'ambiente e al decoro urbano.

 

Ma non è finita... (oggi non risparmio niente e nessuno!)

Il comune di Roma ha fatto una bella campagna informativa sulla necessità di fare la differenziata, e con l'occasione ha piazzato ormai da anni dei cassonetti che spiegano chiaramente cosa va versato al suo interno.

Purtroppo tanta gente continua a non differenziare la propria immondizia, vuoi per pigriza e vuoi per la velata convinzione che "tanto poi riammucchiano tutto e ci facciamo solo prendere in giro"... In casi come questi, non siamo tenuti a pensare che "tanto riammucchiano" ma semmai ad indignarci e protestare con forza qualora si realizzassero questi sospetti; in ogni caso la differenziata deve essere fatta.

A chi dovesse essere "beccato" a fare diversamente, una bella multa sveglia coscienze non dovrebbe mai mancare, laddove non sia già così.

Se a commettere queste infrazioni dovessero essere degli esercizi commerciali o delle fabbriche/laboratori artigianali (come avviene ad esempio nella mia via dove un simpatico mobilificio getta i residui della lavorazione nei cassonetti destinati all'organico delle abitazioni), la multa dovrebbe ovviamente essere esemplare.

 

Altro punto: i padroni di cani.

Finito lo spauracchio creato dalla minaccia delle solite multe, vedo sinceramente poche persone andare in giro con l'attrezzo raccoglipupù, e se ce l'hanno, poi non lo usano. Molte di queste persone scambiano il verde pubblico o privato come gabinetti di lusso per i loro animali, e lasciano ad altri l'onere di raccogliere i simpatici omaggi lasciati dai loro beniamini.

Direi che anche questo deve finire, e visto che la legge c'è, va applicata rigorosamente.

 

Per raccogliere altre considerazioni ma sintetizzare poi il tutto, potrebbe sembrare che dal mio punto di vista l'esborso di soldi da parte di chi trasgredisce sia l'unica soluzione al mantenimento di una città pulita e abitabile; non è per tutti così, ma se si riesce abbastanza facilmente a far capire a un bambino come comportarsi civilmente, convincere un adulto ad abbandonare delle abitudini a dir poco discutibili è impresa epica. D'altra parte siamo uno dei pochi stati che si è convinto ad indossare caschi e cinture di sicurezza solo quando ci siamo visti arrivare dei multoni, siamo quelli che comprano i rilevatori di autovelox per correre a 200 km/h in autostrada ma arrivare davanti al segnalatore in perfetto chilometraggio, siamo quelli convinti che la soluzione alla troppa immondizia sia l'inceneritore e non uno spreco minore.

Quindi, per inculcare l'educazione a un popolo di furbi e talvolta (spesso) di menefreghisti, bisogna colpirli sui sentimenti, ma facendo sul serio e con controlli accurati.

Nel frattempo, per le generazioni future, sarebbe molto utile sfruttare almeno un'ora a settimana nelle scuole ma anche in altri centri di aggregazione per fare educazione civico/ecologica.

 

venerdì 29 maggio 2009

Della ciliegia non si butta via nulla

La ciliegia: uno dei frutti più golosi che la terra ci possa dare, talmente golosa da indurci a scorpacciate che per alcuni di noi possono essere foriere di enteriti.

Ma la ciliegia, che inizia in questo mese a offrirsi sulle nostre tavole, ha mille e una virtù e, per sfruttare una frase presa in prestito dal povero maiale, possiamo dire con estrema certezza che della ciliegia non si butta via proprio niente.

Il frutto è una buona fonte di vitamina C e di potassio: utile consumarle (e per alternarle alle banane) nei periodi caldi per reintegrare i sali minerali persi con il sudore; contiene inoltre buone dosi di vitamina A, calcio, fosforo, magnesio, manganese, rame e zinco. Sono quindi ottime come rimineralizzanti e sono un potente depurante per l'organismo e per i reni (indicate in caso di gotta), tanto da provocare talvolta proprio quei disturbi "digestivi" che tanto temiamo. In un organismo intossicato infatti, un forte depurante può provocare al suo passaggio il "destoccaggio" e il transito verso l'intestino di sostanze tossiche che al loro passaggio possono creare mal di pancia, mal di testa, diarrea; ma nessuna paura: basta saperlo e accogliere questi eventuali inconvenienti come processi di espulsione delle tossine.

La medicina naturale le utilizza anche per la cura di artriti, dolori articolari e reumatismi:

"... ciò potrebbe dipendere dagli antociani e dei flavonoidi di cui le ciliegie sono ricche. Queste sostanze, costituenti del pigmento delle ciliegie, agiscono come i più comuni antinfiammatori. Per assicurarseli basta scegliere le ciliegie più scure, che hanno maggiore efficacia curativa, e mangiarne almeno 25 al giorno. (Fonte: Agoranews )"

Cosa sono flavonoidi e polifenoli di cui le ciliegie sono ricche?

Vi rimando a queste esaustive descrizioni, perchè sintetizzarli in poche righe sarebbe un'impresa:

Flavonoidi

Polifenoli

Per saperne di più: http://www.lasalutedellegambe.it/alventuno/alventuno_ciliege.htm

Torniamo a noi:

dopo essere arrivati a staccare il picciolo della ciliegia e averne addentato la succosa polpa, cosa ne facciamo di nocciolo e picciolo?

Con i piccioli possiamo fare dei decotti/infusi dalle spiccate proprietà disintossicanti e diuretiche: 10 grammi in 250 ml di acqua.

Il preparato aiuta moltissimo il drenaggio dei vasi linfatici ed è veramente utile in caso di cellulite al primo stadio o comunque ritenzione idrica, essendo ricco di potassio.

Con i noccioli si possono preparare grappe e liquori ma, in ambito decisamente salutistico, si possono autoprodurre dei comodissimi e diversamente decisamente cari cuscini di noccioli di ciliegie, ottimi in inverno (previo riscaldamento) per dare sollievo a parti doloranti o artrosiche.

http://www.dorfmarkt.at/it/shop/bildanzeige.asp?bild=50098Bux-kirschkernwaermekissen-gross

 

Ciliegie o ciliege a volontà per tutti, quindi, facendo bene attenzione a non mangiarle come al solito a fine pasto o mescolate ad altro cibo che non sia frutta!

ciliegia.jpg