venerdì 5 marzo 2010

Intervista a: Madre Natura Bio

Da oggi apriamo una nuova rubrica, dedicata alle realtà che si occupano veramente di bio, ambiente, ecologia.

Iniziamo intervistando Angela, proprietaria del negozio online e fisico Madre Natura Bio (http://madrenaturabio.com/).

Il negozio fisico si trova a Bellizzi, in provincia di Salerno.

Angela oggi ci parlerà della cosmesi eco biologica e del suo negozio.


Biosipuò:

"Innanzitutto, spiegaci cosa significa ecobio e perchè hai deciso di occuparti di questa particolare competenza nell'ampio settore della cosmesi"

Angela:

"Per me la cosmesi eco bio è stata una bella e sconcertante scoperta. Io ero un'accanita consumatrice di cosmesi di profumeria e confesso che prima ci passavo le ore nei negozi a scegliermi la cremina adatta e il makeup. Poi, navigando in rete, mi sono imbattuta in alcuni forum di cosmesi naturale e li mi si è aperto un mondo.
Non solo ho imparato a leggere gli INCI dei prodotti cosmetici ma anche a capire quanto la cosmesi tradizionale fosse vuota e a volte dannosa per la nostra pelle.
Ho imparato che ecobio significa rispetto per la salute della pelle e dell'ambiente perchè i cosmetici che usiamo non solo penetrano nella nostra pelle ma finiscono anche nella pattumiera e negli scarichi dove vanno ad inquinare terra ed acqua.
Ho scelto questa branca della cosmetica perchè so che molti dei problemi che la nostra pelle ha oggi sono dovuti ad anni di cosmesi petrolifera e siliconica. Le grandi case cosmetiche hanno venduto per anni cremine fatte con materie prime scadenti e sintetiche pagate dal consumatore a peso d'oro. Certo che la cosmesi bio non fa miracoli ma almeno ha un ottimo rapporto qualità/prezzo ed è compatibile con la nostra pelle.”

Biosipuò:

Certo che la cosmesi bio non fa miracoli ma almeno ha un ottimo rapporto qualità/prezzo ed è compatibile con la nostra pelle.


E' interessante questa tua considerazione, visto l'atteggiamento miracolistico che le case cosmetiche hanno per ogni loro creazione.
Mi sento di confermare la tua frase e di consigliare ai lettori di fare molta attenzione alle trappole che la pubblicità ci tende e di badare alla sostanza.
E a proposito di sostanza, vuoi parlarci del tuo progetto negozio fisico/online e dei criteri di selezione dei prodotti che proponi?”

Angela:

“Il negozio fisico l'ho aperto alcuni mesi fa ed è esattamente il negozio che avrei voluto trovare come consumatrice: carino, plurimarche e dai prezzi contenuti.
I prodotti che ho scelto (e continuo a scegliere) sono per la maggior parte quelli di cui si parla di più on line. Marche come la Weleda, La Lavera e la Sante sono abbastanza popolari nel mondo bio ma ci sono anche marche emergenti e di successo come la Fitocose, la Verdesativa, la Bioearth, la Tea etc che fanno proprio dei bei cosmetici naturali e che stanno conquistando fiducia presso clientela. Alcuni prodotti li avevo già provati, altri invece vado a leggerne le recensioni per capire se piacciono o meno.
Infine ci sono quelli che scelgo anche solo per una buona impressione sperando abbiano un riscontro positivo.”

Biosipuò:

. "Come risponde il consumatore a queste proposte? E' informato, riesce a percepire la differenza tra il cosmetico commerciale o di successo e quello ecobio?"


Angela:

“Il consumatore locale purtroppo non ha molta conoscenza della cosmesi biologica perciò sto incontrando alcune difficoltà a promuovere i miei prodotti. La gente è ancora troppo presa da ciò che le propina la pubblicità e se non ha specifici problemi dermatologici non si avventura nel campo del naturale.
Diverso è il discorso per il consumatore che usa internet. Di solito le persone che vanno in rete e partecipano ai forum di bio eco hanno già un background di conoscenze base e sono orientati a provare i prodotti e magari a "convertirsi" del tutto al naturale. La maggior parte della mia clientela proviene dalla rete e sa già quello che vuole.”


Biosipuò:

“E' importante quindi fare una campagna che sensibilizzi le persone che non vanno sul web.
Un'ultima domanda: cosa consiglieresti alle persone che per la prima volta approcciano il mondo del cosmetico ecobioetico? Dacci uno "starter kit" di prodotti che non devono mancare in un beauty”


Angela:

“Ai nuovi clienti io consiglio sempre di provare i prodotti e infatti ho dato campioncini a destra e a manca perchè più delle chiacchiere contano i fatti e le recensioni d'uso. Poi consiglio d'imparare almeno ad evitare determinate sostanze che si trovano nei cosmetici commerciali che possono essere allergizzanti e non salutari per la pelle.
Nel beauty non dovrebbero mai mancare un buon prodotto detergente (che sia latte, sapone o schiume) e uno idratante (creme o gel) adatti al tipo di pelle. Anche se non ci si trucca bisogna comunque pulire la pelle e darle la giusta idratazione per conservarla sana e bella per molto tempo.”


Biosipuò:

"Grazie per il tempo che ci hai dedicato e buon lavoro".

Il negozio lo potete trovare online all'indirizzo: www.madrenaturabio.com/

martedì 2 marzo 2010

AGNELLINO, PANE E VINO

Vi giro volentieri questo breve articolo di Benetazzo, che incontra perfettamente le considerazioni che ho fatto in questi ultimi giorni.

 

Fonte: Eugenio Benetazzo

 

Per una volta tanto non voglio parlare di economia, ma di una tematica alimentare di cui mi faccio portavoce durante il mio ultimo show “Funny Money”. Non posso fare a meno di intervenire a seguito del recente allontanamento di Beppe Bigazzi dai palinsesti RAI: questo dovuto per aver raccontato uno spaccato di vita e storia italiana dei primi decenni del secolo scorso, quando la preoccupazione principale non era la perdita del posto di lavoro o la solvibilità di un prestiro obbligazionario, quanto piuttosto che cosa si sarebbe dato da mangiare ai propri figli. Per chi non avesse ancora capito a che cosa mi sto riferendo, Bigazzi durante una puntata della “Prova del Cuoco” ha descritto sommariamente che cosa avveniva, in epoca di guerra e non solo, quando si mangiavano i gatti per necessità o povertà.

Nella mia provincia (Vicenza appunto), questo episodio è rieccheggiato fragorosamente a livello mediatico per ovvie motivazioni folkoristiche (chi non si ricorda gli sfottò durante il servizio militare “vicentino maledetto hai mangiato il mio micetto”). Non che sia a favore o giustifichi questi episodi (sono un devoto sostenitore della LAV) ed usanze alimentari del passato stile “L'albero degli zoccoli”, tuttavia mi ha fatto molto più adirare come le cronache mediatiche abbiano scritto fior di pagine sull'accaduto (più che altro perchè è stato coinvolto un personaggio noto della televisione), mentre non si soffermano un minuto a far comprendere, a tutti quelli che inorridiscono per un povero micio cucinato al vapore, la mattanza dei poveri agnellini che sta avvenendo proprio in questi giorni nei macelli italiani, per consentire di celebrare nel conviviale calore della propria famiglia un rituale altrettanto barbarico come quello della (Sanguinosa) Pasqua Cristiana.

In Italia alleviamo, cuciniamo e mangiano i conigli: per altre popolazioni questo è grande segno di inciviltà in quanto il coniglio è considerato un animale di affezione al pari del cane o del gatto, quindi guai a chi sogna di mangiarlo. Lo stesso a mio modo di vedere si potrebbe dire anche per il povero agnellino al quale viene riservato un trattamento piuttosto crudele: prima viene stordito, poi issato per una zampa, successivamente gli viene incisa la giugulare, e quando sopraggiunge la morte per iugulazione, allora passa alla operazioni di macellazione e porzionatura. Questo dovrebbe avvenire in teoria secondo il regolamento sanitario che definisce l'attività di macellazione, poi in pratica la fase di stordimento spesso viene “tralasciata” o "dimenticata” passando tosto alla recisione della giugulare da vivo ed in pieno stato di coscienza.

E tutto questo per consentire a tutte quelle mamme e ragazzini, recentemente indignati nel sentire in televisione di come si cucinava un gatto in tempi di fame e guerra, di poter gustare un abbacchio scottadito o un agnello al forno con patate alla menta nella Santa e Barbarica celebrazione della Pasqua Cristiana. Volete veramente trasmettere un messaggio di rinascita e resurrezione (intesa come una nuova epoca per risorgere) quale ci si aspetterebbe per la Pasqua ? Beh, allora smettete di ingozzarvi di carne e di sostenere con la vostra attività consumistica la proliferazione degli allevamenti intensivi a cominciare dai vitellini, finendo con i poveri ed innocenti agnellini. Che senso ha sostenere con il proprio comportamento consumistico un modello di sviluppo alimentare drogato quando un agnello per crescere di 1Kg in peso necessita di 10kg di cereali ? Ha senso in ottica cristiana decretare carestie, miseria e fame in paesi che non possono produrre il proprio sostentamento alimentare in quanto i terreni ed i loro raccolti di cereali sono asserviti all'ingrasso degli animali da reddito nei paesi occidentali. Così è chiamato oggi un agnellino: animale da reddito e non di affezione come il gatto.

Alla prossima Pasqua volete veramente abbracciare il pensiero cristiano e farlo vostro ? Volete contrastare la fame nel mondo ? Volete ridimensionare l'impatto ambientale dell'agricoltura e dell'allevamento intensivo ? Volete avere acque di falda più pulite ? Volete salvare l'Amazzonia dalla deforestazione ? Volete limitare l'effetto serra ? Per chi non lo sapesse, le deiezioni gassose dei bovini sono la principale causa dell'effetto serra sul pianeta. La soluzione a tutto questo esiste. Si chiama contingentamento del consumo di carne animale da allevamento intensivo (o meglio ancora la totale abolizione): il reale male del pianeta e la causa di moltissime patologie che colpiscono l'uomo in questi ultimi decenni. Cercate d'ora in poi, cominciando con quest'anno,  di celebrare una Santa Pasqua e non una Sanguinosa Pasqua Barbarica: diventate anche voi fautori di un cambiamento per migliorare il nostro pianeta e preservarlo da quello che è considerata la peggiore minaccia per la sua stessa sopravvivenza.  Preserve our planet: it's up to you.

martedì 23 febbraio 2010

L'ecologia virtuale

Parliamo spesso di ecologia, è una parola diventata di moda.

Creiamo associazioni, diffondiamo la "parola", cerchiamo di spiegare perchè salvaguardare la terra e le sue risorse è così importante.

Poi, ci perdiamo in un bicchier d'acqua.

Spammando a destra e sinistra centinaia di email o messaggi e intasando le caselle altrui.

In questi giorni mi è capitato di aprire il mio account su Facebook, Ecoarmonie benessere, e di ritrovarmi con 800 email arretrate da leggere. Tutti messaggi inviati da gruppi o persone che si occupano del benessere e della "salvezza del pianeta".

Queste email sono il risultato di un mese di invii effettuati verso una sola persona, non oso pensare al traffico che sarà stato generato in totale.

Per questo motivo, è bene sapere che gestire dei server capaci di contenere tanto spam ha un costo economico in termini di energia, lavoro e materiale occorrente per costruire le apparecchiature. Se parliamo di costi ecologici, tutta l'energia e la materia prima utilizzata per mandare "spam a fin di bene" viene tolta alla terra e, volendo estremizzare, a scopi più seri.

Se poi andiamo a pensare a quale benefico risultato può portare leggere 800 messaggi, per stavolta lasciamo andare.

Spero che l'atteggiamento verso un argomento così importante come la gestione delle risorse della terra sia costantemente coerente, non ha senso sgomitare sui social network per accogliere proseliti se poi ci allontaniamo dal nostro obiettivo.

 

Piccola nota: la posta elettronica di Virgilio è inutilizzabile per lo stesso motivo: ogni giorno arrivano centinaia di messaggi spam che, evidentemente, nessuno è in grado di gestire.

 

 

lunedì 8 febbraio 2010

Ebook - e che bestia è?

Da un pò di mesi in Italia è arrivata una nuova parola strana, associata a tante altre astruse:  ebook, ebookreader, epub. etc etc.

La prima parola è propria di un libro in formato elettronico, la seconda al dispositivo per leggerlo, la terza è uno delle tante formattazioni attraverso le quali il libro elettronico ci viene reso leggibile sul lettore.

Gli ebook reader più recenti hanno la capacità di contenere migliaia di libri, un consumo energetico pressochè nullo (le batterie durano giorni) e una leggibilità (grazie a un "inchiostro" speciale e allo schermo fatto apposta) provata anche in condizioni quasi estreme (pieno sole ad esempio).

Il lettore ebook ha ovviamente un costo energetico oltre che economico non indifferente, ma sia il primo che il secondo vengono ampiamente ammortizzati dal risparmio in termini di carta, inchiostro, energia per produrre il libro e dal minore prezzo di vendita dello stesso.

E' ovvio che, avendo a disposizione un limitato numero di libri, l'ebook reader diventerebbe un costoso gadget da aggiungere al mucchio delle tante diavolerie elettroniche, ma già con un centinaio di libri il discorso si fa interessante. Non dimentichiamo inoltre il vantaggio di avere un'intera biblioteca in pochi grammi di peso, meno di un singolo libro.

Ci sarebbero tutte le prospettive per eleggere l'ebook e il suo lettore a risorsa "verde" (fatte le dovute ricerche sui costi di produzione), se non fosse che, almeno in Italia, il commercio dei libri elettronici sembri proprio non essere gradito alle case editrici. Per ogni mille libri pubblicati, forse uno ha il suo equivalente non cartaceo; il prezzo di queste rarità spesso non è assolutamente competitivo, se si considera che arrivano a chiedere anche 15 euro su 20 cartacei.

Paura delle duplicazioni i rete, del nuovo, dell'ignoto... a noi che non siamo addetti ai lavori non è dato sapere cosa freni in realtà l'espansione di questa tecnologia. Dispiace in effetti vedere che laddove esiste un significativo risparmio di risorse terrestri, l'Italia arriva sempre ultima e a freno tirato.

Nel frattempo, non ci resta che imparare molto bene l'inglese e spendere i nostri soldi all'estero per l'acquisto dei numerosissimi libri che ci arrivano da oltreoceano e oltremanica.

martedì 2 febbraio 2010

Gli Additivi alimentari - parte terza

I Coloranti

qualche accenno sui più rischiosi

Come abbiamo già detto, i coloranti hanno fini esclusivamente cosmetici: suscitando maggior attrazione agli occhi del consumatore, ingannano diversi sensi a scegliere quel prodotto piuttosto che un altro ma non offrono nessun valore alimentare aggiunto.

L'industria alimentare utilizza largamente i coloranti in moltissimi prodotti anche se si deve ricordare che l'impiego dei coloranti non è consentito in alcuni alimenti quali il latte, la panna, gli oli, la farina, la pasta, i pelati, nelle passate eccetera.

Anzi, molti coloranti sono sospettati di provocare una serie di disturbi sull'organismo.

Tutti i coloranti azoici (1) possono provocare reazioni nelle persone intolleranti ai salicilati; sono liberatori di istamine, e potrebbero intensificare i sintomi di asma nelle persone affette da tale disturbo; possono provocare inoltre casi di iperacidità nei bambini, in parte negli adulti. Quest’ultimo effetto è scatenato dall'associazione di coloranti azoici con i benzoati.

I coloranti hanno una sigla identificativa che va da E100 a E199

Tutti i coloranti gialli (E100-109) possono provocare uno dei sintomi summenzionati.

La Tartrazina (E102) in particolare, è un sale sodico sintetico contenente zolfo. La troviamo in dolci, bevande, conserve di vegetali, sciroppi. Si ipotizza inoltre che nei bambini possa provocare disordini nella capacità d'apprendimento. Tra le altre reazioni a questo colorante vi sono: l'emicrania, la visione di macchie, prurito, riniti, macchie rosse sulla pelle. L'azione sinergica della tartrazina con l'acido benzoico (E210) inoltre, è una concausa dell'iperattività dei bambini.

Questo colorante è permesso in Gran Bretagna, Italia, negli Stati Uniti, ma proibito in Norvegia e in Austria.

Il Rosso amaranto (E123) e l'Eritrosina (E127) sono molecole accusate di essere mutagene e in esperimenti di laboratorio provocano tumori nei ratti. L'Eritrosina inoltre, essendo composta anche da Iodio, interferisce con il metabolismo dello stesso in persone affette da disturbi tiroidei ed è accusata di aumentare la fotosensibilità. Questi prodotti sono presenti in caramelle, frutta sciroppata, ghiaccioli, ciliege candite, gelati e biscotti. Il colorante rosso non sintetico, l'E120 Rosso cocciniglia (estratto da un insetto), è accusato di provocare reazioni allergiche di varia entità, da semplici allergie cutanee a shock anafilattico. Tale colorante è presente in moltissime preparazioni dolciarie oltre che nei liquori, nel Campari e nei medicinali.

La famiglia dei coloranti blu (E130- 133) e quella dei verdi (E140-E142) sono implicate in reazioni allergiche di vario tipo. Il blu brillante in particolare (E133), può essere fortemente dannoso per i bambini.

I coloranti caramello (E150) sono tutti estratti attraverso trattamento termico e chimico con anidride solforosa e ammoniaca da glucosio e saccarosio; ad alte dosi possono provocare problemi intestinali.

I restanti neri (E151-E155) sono tutti coloranti azoici e presentano le stesse problematiche della famiglia degli azoici. Vengono usati in moltissimi prodotti.

I Conservanti

usi, origine ed effetti collaterali

I conservanti vengono indicati con la numerazione che va da E200 a E299. Come esposto brevemente nella classificazione, migliorano la conservazione di un alimento. I conservanti sono in molti casi riconosciuti come privi di effetti tossici e quindi sicuri; nella realtà dei fatti ci sono molti problemi in merito alla sicurezza di alcuni additivi, compresa la possibilità che si verifichino allergia da acido benzoico e solfiti, formazine di nitrosammine carcinogenetiche dai nitriti e la possibilità di carcenogenità di BHA e BHT.

Alcuni conservanti:

E210: Acido Benzoico

Acido benzencarbossilico; acido dracilico; acido fenilcarbossilico.


L'acido benzoico, i benzoati e gli esteri dell'acido benzoico sono presenti nella maggior parte della frutta, specialmente nei mirtilli. In particolare, sono i mirtilli rossi a rappresentare una fonte abbastanza ricca di acido benzoico. Oltre alla frutta, i benzoati si trovano in natura nei funghi, nella cannella, nei chiodi di garofano ed in alcuni prodotti caseari (come conseguenza della fermentazione batterica). Per fini commerciali, viene preparato chimicamente dal toluene.


Non vi sono effetti collaterali alle concentrazioni usate. La sostanza viene escreta dalle urine come acido ippurico e non dovrebbe avere effetti collaterali. Tuttavia, in alcuni individui l'acido benzoico ed i benzoati potrebbero liberare istamine che, a loro volta, innescano reazioni pseudo-allergiche, come abbiamo visto parlando dei coloranti.

E220: Anidride solforosa


L'anidride solforosa si ottiene dalla combustione dello zolfo, un elemento comune. Sin dall'antichità è usato come conservante: è stato ampiamente impiegato nell'antico Egitto e durante l'Impero Romano.

E' un gas incolore, usato come conservante per prevenire il deterioramento sia batterico che enzimatico dei prodotti. L'anidride solforosa dissolvendosi nelle parti acquose dei prodotti produce l'acido che rappresenta l'agente attivo. E' molto efficace in prodotti acidi e leggermente acidi, mentre è inefficace in prodotti a pH neutro.

Agisce anche come agente ossidante con un effetto sbiancante. E' usato come agente sbiancante nelle farine anche se può ossidare i colori (naturali) degli alimenti per cui il suo uso viene limitato.

Ha proprietà antimicrobiche e per questo motivo viene usata nelle conserve, nel mosto, nella birra, nei succhi e negli insaccati.Infine, esso stabilizza la vitamina C nei prodotti e previene il decoloramento del vino bianco. Il riscaldamento rimuove dai prodotti l'anidride solforosa sotto forma di gas.

L'anidride solforosa potrebbe essere usata in un'ampia gamma di prodotti acidi oltre a quelli già citati: conserve ittiche, crostacei freschi, frutta secca, marmellate, aceto e funghi secchi.

Dovuto ai suoi effetti ossidanti, esso potrebbe ridurre il contenuto di vitamine nei prodotti. Nel fegato, l'anidride solforosa viene ridotta in solfati, non nocivi, che poi vengono eliminati attraverso le urine.

Comunque, in pazienti asmatici può causare problemi respiratori; in altre persone, se usato ad alte concentrazioni (superiori a quelle normalmente impiegate nei prodotti) può causare disturbi gastrointestinali.

Agisce come veleno del sangue e risulta avere un effetto demolitorio nei confronti di Tiamina e Cianicobolanina (B1 e B12).Potrebbe essere irritante per le mucose e le vie respiratorie; può provocare faringite acuta, perdita dell’odorato e del gusto, forte acidità delle urine, stanchezza mal di testa e disturbi nervosi.

E221: Sodio Solfito

Sale sodico dell'acido solforoso.


E' una polvere bianca, chimicamente instabile, che reagisce con l'ossigeno per formare solfato di sodio. In condizioni acide forma acido solforoso, un conservante. E' usato come conservante, ossidante ed agente decolorante finalizzato a prevenire il deterioramento e la decolorazione dei prodotti. Anche se previene la formazione del colore scuro nella carne, il suo impiego proibito in quanto potrebbe mascherare il deterioramento batterico caratterizzato da decolorazione. Grazie alla sua azione nel migliorare l'impasto del pane, è anche usato come miglioratore nella panificazione.


Si utilizza nel rosso dell'uovo e nei prodotti in cui viene usato tale parte dell'uovo, insalate, birra, pane e caramello.

Dovuto ai suoi effetti ossidanti, esso potrebbe ridurre il contenuto di vitamine nei prodotti. Nel fegato l'anidride solforosa viene ridotta in solfati, non nocivi, che poi vengono eliminati attraverso le urine. In combinazione con l'alcool può aumentare i sintomi provocati da stati di ubriachezza. Persone che sono intolleranti verso i solfiti naturali dovrebbero anche evitare i solfiti addizionati (E221-228).

Anche i solfiti vengono smaltiti attraverso le urine, ma prima di arrivare ad essere escreti vengono elaborati da un enzima, la solfito ossidasi. Con un’eccessiva introduzione di queste sostanze (basta bere qualche bicchiere di vino di qualità scadente per superare il limite) l’enzima non riesce a smaltire completamente e correttamente l’additivo, il cui eccesso nell’organismo scatena il tipico mal di testa da osteria.

Nitriti e Nitrati

Sono additivi impiegati nella produzione degli insaccati per evitare che possano sviluppare una tossina altamente letale, il Clostridium Botulinum; nitrati aiutano altresì a conservare il colore rosso vivo negli stessi.

I nitrati, seppur meno dannosi dei nitriti, vengono rapidamente ridotti in questi ultimi, spesso per intervento di batteri presenti nell’apparato digerente o attraverso il riscaldamento, e interferiscono negativamente sul trasporto dell’ossigeno nel sangue, trasformando l’emoglobina in metaemoglobina, incapace di svolgere le sue funzioni. Come diremo in seguito, è sconsigliatissimo l’uso di tali additivi nei bambini molto piccoli. E’ altresì sconsigliato scaldare cibi conservati con nitratri poiché il riscaldamento li trasforma.

I nitriti possono reagire con le amine, dando luogo alle N-alchil-nitrosammine, famigerate per scatenare effetti tossici dimostrati ormai da anni, mutageni e cancerogeni. Per fortuna, le nitrosammine sono in buona parte contrastate dalla vitamina C.

La diffusa presenza di queste sostanze nel nostro cibo potrebbe facilmente causare disturbi motori o comportamentali, allergie ed effetti negativi sulla riproduzione. Inoltre la loro assunzione può provocare una riduzione di linfociti T e B, abbassando di fatto le difese immunitari.

Per nostra sfortuna, nitriti e nitrati non si trovano solo in cibo preparato, ma anche in cereali, verdure e frutta fresca a causa di spavalde coltivazioni ricche di concimazioni azotate e per inquinamento delle falde acquifere. I nitriti inoltre si possono legare a pesticidi e concimi dando origine, ancora una volta, a nitrosammine.

E249: Potassio nitrito


In natura è un minerale. Chimicamente, può essere estratto o prodotto dal nitrato di potassio.

E' una polvere bianca usata come conservante contro Clostridium botulinum (un batterio che può causare il botulismo) nei prodotti a base di carne.

Viene utilizzato in prodotti a base di carne e pesce.

Effetti Collaterali:
I nitriti sono precursori delle nitrosammine (potenziali cancerogeni) che vengono formati nello stomaco dai nitriti e proteine. Alte concentrazioni potrebbero reagire con l'emoglobina. Il suo uso non è consentito nei prodotti somministrati ai bambini inferiori ad 1 anno. I bambini piccoli hanno differenti tipi di emoglobina che è molto più reattiva verso i nitriti rispetto alla normale emoglobina.

E250: Sodio nitrito


In natura è un minerale. Chimicamente, può essere estratto o prodotto dal nitrato di sodio.

E' una polvere bianca usata come conservante contro Clostridium botulinum (un batterio che può causare il botulismo) nei prodotti a base di carne Viene utilizzato in prodotti a base di carne e pesce.

Effetti Collaterali:
I nitriti sono precursori delle nitrosammine (potenziali cancerogeni) che vengono formati nello stomaco dai nitriti e proteine. Alte concentrazioni potrebbero reagire con l'emoglobina. Il suo uso non è consentito nei prodotti somministrati ai bambini inferiori ai 6 mesi. I bambini piccoli hanno differenti tipi di emoglobina che è molto più reattiva verso i nitriti rispetto alla normale emoglobina.

E251: Sodio nitrato

Salnitro del Cile


In natura è un minerale. E' anche presente in quasi tutti i vegetali.

E' una polvere bianca usata come conservante e contro la dissolvenza dei colori naturali.

Usato in formaggi, carne e prodotti a base di carne, pizza, ecc.

I nitrati non hanno effetti collaterali; tuttavia, potrebbero essere convertiti in nitriti (E250) attraverso il riscaldamento o quando presenti nello stomaco.

E252: Potassio nitrato - salnitro


In natura è un minerale. E' anche presente in quasi tutti i vegetali.

E' una polvere bianca usata come conservante e contro la dissolvenza dei colori naturali.

Usato in formaggi, carne e prodotti a base di carne, pizza, ecc.

I nitrati non hanno effetti collaterali, ma attraverso il riscaldamento o quando presenti nello stomaco essi potrebbero essere convertiti in nitriti (E250).

martedì 26 gennaio 2010

Riconosciuta la Malattia Professionale per uso di telefonini telefoni mobili cellulari

Fonte: SpazioSacro

 

Apprendiamo che la Corte d'Appello di Brescia ha emesso una sentenza con cui accoglie il ricorso di un lavoratore esposto alle onde elettromagnetiche di cordless e cellulari, riconoscendo la malattia professionale con invalidità all'80%.
E’ il primo caso in Italia in cui un tribunale afferma il nesso causale tra uso frequente di terminali mobili che emettono campi elettromagnetici ad alta frequenza ed insorgenza di patologie tumorali.
La causa era stata intentata all’INAIL da un manager che, per motivi di lavoro, era costretto ad utilizzare cordless e cellulari e che si è successivamente ammalato, contraendo un tumore alla testa.
Tra i periti che hanno supportato con validi elementi scientifici la tesi del nesso causale figura il prof. Angelo Gino Levis, autore di numerose ricerche epidemiologiche sulla pericolosità dell'uso di cordless, cellulari ed apparati wireless.
Si tratta di una pronuncia giudiziaria che sta suscitando molto scalpore, destinata a fare scuola ed aprire una breccia tra i c.d. negazionisti; una sentenza che rilancia le battaglie di cittadini e comitati contro il proliferare selvaggio di sorgenti di emissione elettromagnetica.
Giuseppe Teodoro
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Uno dei miei miei assistiti, colpiti da tumore alla testa dopo uso prolungato di telefoni mobili (TM: cellulari e cordless) è il Sig. Marcolini da neurinoma del 5° nervo cranico (ganglio di Gassner e nervo trigemino) dopo più di 10 anni e 15.000 ore di utilizzo dei TM assieme al Sig. Stradiotti (che ha appena iniziato la causa civile contro l’INAIL) da carcinoma alla parotide dopo più di 20 anni e 30.000 ore di utilizzo dei TM. Entrambi destrorsi, sono stati colpiti sul lato sinistro della testa in quanto, essendo addetti ai rapporti con i clienti delle Ditte presso le quali lavoravano, usavano la mano destra per prendere appunti e la sinistra per telefonare. Pertanto i loro tumori sono ipsilaterali come la grandissima maggioranza di quelli documentati da Hardell e Coll. I tempi di
utilizzo dei TM da parte di questi due pazienti sono esorbitanti, comunque Hardell ha riportato aumenti statisticamente significativi di tumori alla
testa (soprattutto astrocitomi cerebrali e neurinomi acustici) in utilizzatori di TM con 500-2.000 ore di esposizione e con tempi di utilizzo e/o di latenza di almeno 10-15 anni. Da notare che per i tumori alla parotide da uso di TM gli unici dati positivi in letteratura sono quelli della componente israeliana del Progetto Interphone (Sadetzki 2008), ignorati nei rapporti più recenti di tale Progetto, mentre sui neurinomi del trigemino non ci sono dati in letteratura.
Nella causa di Marcolini sono state presentate 3 perizie di parte ricorrente: del sottoscritto, del Prof. B. Saia (ordinario di Medicina del Lavoro a PD) e del Dott. G. Grasso (il neurochirurgo di Brescia che ha operato e seguito clinicamente sia Marcolini che Stradiotti). In primo grado il consulente del Tribunale (CTU) non ha letto nulla nè della letteratura sull’argomento nè delle nostre perizie, negando quindi la relazione tra malattia e uso dei TM e pertanto il Tribunale ha dato ragione all’INAIL.
Invece in appello il CTU (Dott. Ottavio Di Stefano, Primario di Medicina Interna presso gli Osp. Civili di Brescia) ha fatto una buona ricognizione della letteratura citando i dati degli ultimi 4 lavori di Hardell (lo studio caso-controllo sui tumori cerebrali maligni del 2006, le due “pooled analyses” del 2006 e quella del 2009 e la metaanalisi di Kundi del 2009) e ha premesso che “l’analisi della letteratura non porta ad un giudizio esaustivo ma, con tutti i limiti insiti nella tipologia degli studi, un rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali ed in particolare per il neurinoma è documentato dopo esposizione per più di 10 anni alle radiofrequenze emesse dai telefoni portatili (cordless) e dai cellulari…. Il dato anamnestico di esposizione supera il limite dei 10 anni…. Nello studio di Hardell del 2006 l’esposizione per più di 10 anni comporta un rischio relativo di 2,9, sicuramente significativo…Si tratta quindi di una situazione “individuale” che gli esperti riconducono al “modello probabilistico-induttivo” ed alla “causalità debole” che ha comunque valenza in sede previdenziale…Un ruolo quindi almeno concausale delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia che ha patito il Sig. Marcolini è “probabile” (probabilità qualificata). Il CTU ha così concluso: “Il quesito proposto può essere così svolto:
l’esposizione a radiofrequenze, anamnesticamente per un tempo efficace (più di 10 anni), ha molto verosimilmente avuto un ruolo concausale nell’evoluzione della neoplasia patita dal Sig. Marcolini. La menomazione dell’integrità fisica legata alla malattia ed ai suoi esiti si stima in
misura dell’80%”. Il caso in questione ha una grande rilevanza perchè, a mia conoscenza, si tratta della prima pronuncia, difficilmente ribaltabile in Cassazione a detta dell’Avv. Danilo Mina del Foro di Brescia difensore di Marcolini, sulla base del dispositivo della sentenza) con la quale viene riconosciuto
il nesso causale o almeno concausale tra esposizione professionale ai TM e patologia neoplastica, con conseguente riconoscimento e relativo indennizzo della menomazione dell’integrità fisica legata alla malattia e ai suoi esiti, nel caso specifico in misura dell’80%.
Appena ne sarò in possesso invierò a tutti la sentenza che sarà pubblicata tra una ventina di giorni. Intanto vi sarò grato se vorrete diffondere e pubblicizzare questa notizia.
Cordialmente
Prof. Angelo Levis

sabato 23 gennaio 2010

Blog: Aboliamo la carne

L'incipit del blog è fondamentale:

"Chiedere l'abolizione della carne vuol dire mettere in discussione quello che il 99% degli umani considera <l'ordine necessario delle cose>..."

 

Ecco, e se dall'alto della nostra arroganza ogni tanto ci ponessimo qualche domanda in più per cercare di capire cosa è veramente necessario?

 

http://aboliamolacarne.blogspot.com/

 

 

giovedì 21 gennaio 2010

Sapevamòlo - Fluoro

Lo sapevamo che il fluoro è il molto tossico prodotto di scarto proveniente dalla lavorazione dell'alluminio?

E' talmente tossico che il costo del suo smaltimento è quasi proibitivo.

Per questo motivo, fin da prima della Seconda guerra mondiale (scusate il gioco di numeri), si è deciso di proporlo come prezioso anticarie.

Il fluoro è presente nell'acqua, nei dentifrici, nei colluttori, nelle gomme. E' accusato di essere causa di osteoporosi, ma soprattutto viene usato nella preparazione del veleno per i topi.

 

Come sempre, leggiamo bene le etichette di ciò che compriamo e teniamo gli occhi aperti.

 

 

Fonte: Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Marcello Pamio.

lunedì 11 gennaio 2010

Saldi. Di fine stagione?

Lunedì 2 gennaio sono iniziati i saldi di fine stagione. Così come per quelli estivi, stranamente i saldi iniziano proprio quando la stagione (nella fattispecie quella invernale) inizia. Fuori da ogni logica umana, ma sicuramente propria del consumismo, noi compriamo l'abbigliamento di una (fine) stagione che ancora deve cominciare. Nella sempre più folle smania di anticipare gli eventi (atmosferici, ma anche di moda), il 2 gennaio i negozi affiancavano alla poca merce in saldo rimasta esposta numerosissimi capi di stagione: ma quale? a giudicare dai vaporosi tessuti, dalle leggere nuances, parliamo della primavera.

Come si possa acquistare con almeno tre mesi di anticipo un vestito adatto a un'altra stagione, non lo so. E la cosa, a dire il vero, mi disturba: non sarà che da qui ad aprile me ne dimenticherò oppure a forza di vederlo in giro per casa mi sembrerà già un capo vecchio? E se in questi tre mesi cambio di taglia?

Ma non c'è limite all'ansia da anticipazione, altrimenti non si spiegherebbe come i negozi aprono puntualmente la stagione dei saldi con gli scaffali semivuoti. Non dipende dai regali di natale, no. Dipende dai pre-saldi che moltissimi commercianti fanno ai clienti più fidati, il che poi si estende a tutti. La cosa sarebbe anche giusta, se non fosse che provoca delle enormi ingiustizie.

L'anno scorso, ad esempio, ero in un negozio per comprare un costume: era il giorno che precedeva i saldi estivi, e mentre io ho pagato il prezzo pieno (purtroppo ne avevo bisogno proprio quel giorno), chi mi ha preceduta ha avuto il saldo in anteprima.

Tornando a noi, entrare in un negozio il primo giorno dei saldi e trovare così poca roba che siamo costretti a ripiegare sul nuovo della prossima stagione non è leggermente nevrotico?

 

domenica 3 gennaio 2010

Earthlings - Terrestri

Mi è capitato in questi giorni di festa di guardare su youtube un documentario decisamente illuminante.

Il modo migliore secondo me, per cominciare l'anno con un nuovo senso di responsabilità nei confronti dei terrestri, di tutte le creature terrestri.

Earthling può veramente rappresentare il punto di svolta, o di non ritorno, per indirizzare le nostre scelte alimentari e della vita di tutti i giorni verso uno stile di vita che sia decisamente più rispettoso di tutte gli esseri viventi che abitano il nostro pianeta.

Il documentario descrive con immagini decisamente crude ma ahimè realistiche gli abusi quotidiani che l'uomo perpetra nei confronti di altre specie che avrebbero il nostro stesso diritto di abitare la terra. Diviso in varie sezioni, ci fa vedere gli orrori degli allevamenti di animali da compagnia, la crudeltà degli allevamenti di animali destinati a diventare il nostro cibo e di come buttiamo le vite di creature innocenti per i nostri vestiti, per il nostro divertimento, per testare (inutilmente, sostiene Reusch nei suoi fantasti testi).

Con riprese sconvolgenti (ma sempre purtroppo vere), Earthlings ci porta in un mondo fatto di orrori, di sadismi, di crudeltà efferate. In alcune immagini, si comprende a stento come gli uomini possano trovare gusto a saltare ripetutamente su polli vivi o a uccidere a bastonate un maiale destinato a diventare prosciutti e altro. Sembra che le condizioni atroci in cui questi animali sono costretti creino nelle coscienze di alcuni allevatori/macellatori/tenutari dei mostri che in natura non avrebbero diritto di esistere: nemmeno la fiera più sanguinaria è capace di compiere simili azioni.

Nel documentario si dice che se i centri di macellazione/allevamento avessero le pareti di vetro, la maggior parte degli uomini sarebbe vegetariana: vedere per credere non è facoltativo, è a mio avviso obbligatorio.

Earthlings è un durissimo atto d'accusa che può sconvolgere più di qualche stomaco, ma si spera che l'effetto finale sia quello di far capire che qualsiasi essere abiti la terra ha gli stessi diritti che abbiamo noi umani, e che tali diritti devono sempre essere rispettati.

Ricordiamocelo, la prossima volta che compriamo una giacca di pelle o un cosciotto di pollo...

 

Potete vederlo qui o su youtube, diviso in 11 pezzi:

http://veg-tv.info/Earthlings

 

mercoledì 30 dicembre 2009

Buon anno!

Buon anno a tutti,

ma in particolar modo al pescivendolo che stamattina disponeva le fette di pangasio (ma ancora lo vendono?) sul bancone e ne ha fatta cadere una; incurante del fatto che fosse finita sull'asfalto l'ha raccolta e risistemata dietro le altre senza nemmeno sciacquarla. Di sicuro il malcapitato acquirente sentirà un sapore diverso dal solito su quella fetta.

Buon anno a tutti quelli che se ne fregano delle file e ti passano davanti con grande faccia tosta, e ti fanno passare per strano se poco poco glielo fai notare.

Buon anno ai coatti della strada, che sgasano e accelerano a tutta birra per poi ritrovarsi dietro di te in fila al semaforo.

Buon anno ai vicini del piano terra, che per tutto l'anno hanno tenuto sporco il condominio e oggi per farci degli auguri veramente degni hanno lasciato l'immondizia fuori della porta. Davanti al portone...

Buon anno a chi non ricicla e non divide l'immondizia, se continuane così riusciremo ad avere ognuno il suo inceneritore personale.

Buon anno ai signori delle pandemie, che quest'anno avranno aumentato i fatturati delle loro industrie del 300%

Buon anno alla tv, che spero diventi presto uno strumento obsoleto.

 

Buon anno ai furbi, ai distratti, ai menefreghisti, ai cattivi. Che il prossimo anno sia per loro un anno di cambiamento.

E buon anno a tutti noi, che ogni giorno nel nostro piccolo ci arrabattiamo, pensiamo, ricicliamo e risparmiamo.

 

 

 

Ps: il prossimo post sarà dedicato ai vuoti...

lunedì 21 dicembre 2009

Labbra morbide, labbra al petrolio

iorni fa, tiro fuori un burrocacao risalente al paleolitico.

E' di una marca abbastanza nota, della quale ovviamente non farò il nome.

Lo apro, e noto subito la differenza di colore tra questo e il mio ecologicissimo stick Lavera: il primo è di un bianco candido e molto morbido nonostante la temperatura rigida, il secondo in confronto è di un giallo poco invitante e abbastanza sodo.

Apro una lunga parentesi...

La prima cosa da fare quando si acquista un burrocacao (ma anche rossetti e gloss in generale) è guardare gli ingredienti. Questo perchè ciò che mettiamo sulle labbra finisce inevitabilmente per essere ingerito. Laddove la pelle in qualche modo assorbe gli ingredienti (sia buoni che cattivi di una crema) se veicolata da certe sostanze, state certi che il burrocacao verrà completamente a contatto con il nostro organismo direttamente dal tubo gastrico.

Quindi, se fossi in me (ma anche in voi), ci penserei su due volte ad applicarmi un qualcosa il cui ingrediente principale è un derivato del petrolio.

Come dite, non capite?

Con l'aiuto del biodizionario e di altre ricerche in rete, cerchiamo di analizzare il candido, innocente stick di burrocacao.

Petrolatum = antistatico, emolliente. Il petrolato è un derivato del petrolio, un gel ottenuto per raffinazione. E' anche noto come vaselina. La vaselina è inerte, ma voi ingoiereste un prodotto chimico sinteticissimo e non proprio nutriente?

Ceresin= altro prodotto non proprio consigliatissimo, dato che pare sia una miscela di idrocarburi. Viene solitamente usata per sostituire la cera d'api, che è probabilmente un ingrediente più costoso.

Olio di Ricino, di avocado e burro di karitè= finalmente tre ingredienti veri, hanno proprietà emollienti e nutrienti.

Ethyl vanillin = aroma sintetico, tre volte e mezzo più forte dell'aroma vero di vaniglia. Viene utilizzato moltissimo nell'industria alimentare per invogliare il consumo dei dolci (spesso è nello zucchero vanigliato)

BHA e BHT= antiossidanti sintetici. Scagionate da alcune ricerche, non sono propriamente salutari. Cosa ci fa all'organismo un conservante? Ci mantiene mummificati? Il brutto è che queste sostanze sono usate anche dall'industria alimentare.

 

Dopo questa breve analisi che riguardava alcune sostanze di questo fantastico burrocacao (in tutto ci sono 14 ingredienti), scopro che quell'innocente cilindretto che mi metto sulle labbra è proprio una brutta cosa. Certo, le labbra non patiscono il freddo, ma ci credo, le asfaltiamo col petrolio!

Per confronto dovrei mettere anche gli ingredienti dello stick ecobio, ma è un elenco lunghissimo: vi basti sapere che le sostanze suddette tranne quelle naturali sono assenti, e il primo elenco della lista (quindi il più consistente) è il burro di karitè, unito a diversi oli. Tutti ingredienti emollienti e decisamente più sani.

Addirittura, seguendo alcuni blog o siti di ricette fai da te, è possibile farsi in casa l'emolliente labbra più naturale che ci sia:

http://mieicosmetici.blogspot.com/2009/05/burrocacao-nuova-ricetta.html

C'è altro da dire, se non smettere di usare certi prodotti?

Buone labbra nuove!

 

Ps: mai abusare del burrocacao. Dosi eccessive possono provocare l'effetto opposto a quello sperato (di ammorbidire) e screpolare ancora di più le labbra.

mercoledì 16 dicembre 2009

scusate l'assenza

Chiedo scusa alle migliaia di fan che ogni giorno leggono la mia pagina (seeeeeee), ma in questi frenetici ultimi giorni dell'anno ho talmente tanti impegni che non riesco a mettermi con impegno a produrre cav...ehm interessanti argomenti.

Ci vediamo appena posso ;-)

sabato 5 dicembre 2009

Il foie gras è una malattia

Fonte: Promiseland

 

 

Gran Bretagna, 007 contro il foie gras. Roger Moore eletto «persona dell'anno»

Da tre anni è attivamente impegnato contro il consumo del paté di fegato d'oca. Riconoscimento della Peta all'attore che ha interpretato James Bond in sette film della fortunata serie

«Il foie gras è una malattia, non una prelibatezza». Parola di Bond, James Bond. Anzi, no. Parola di baronetto. A pronunciare la drastica sentenza sul patè più amato dai francesi (e non solo da loro) è stato infatti Sir Roger Moore, l'attore che ha impersonato in ben sette film il più famoso agente segreto della storia del cinema, a conclusione del suo videoappello a non acquistare fegato d'oca nei negozi e a non ordinarlo nei ristoranti. Moore, che è anche ambasciatore dell'Unicef, ha deciso di prestare la propria immagine all'associazione Peta (People for ethical treatment of animals) facendosi promotore della campagna contro un prodotto alimentare che esiste solo in quanto risultato finale di una malattia indotta forzatamente nelle oche e nelle anatre. E proprio grazie a questo suo attivismo è stato scelto nei giorni scorsi dalla stessa Peta come «Persona dell'anno della Gran Bretagna».

ALIMENTAZIONE FORZATA - Il foie gras, letteralmente fegato grasso, viene infatti ottenuto inducendo nelle oche o nelle anatre la steatosi epatica, un fenomeno dovuto all'ingrossamento abnorme che registra il fegato a seguito dell'ingestione di grosse quantità di mais e altri mangimi. Un risultato, questo, che viene ottenuto infilando nel becco e nel collo degli animali un lungo tubo di metallo attraverso cui viene fatto passare il cibo compresso senza che il povero volatile abbia la possibilità di opporvisi. La produzione di foie gras è illegale in molti paesi, in quasi tutti quelli dell'Ue, anche se proprio nel cuore dell'Europa, in Francia e in Belgio, il foie gras è considerato uno dei fiori all'occhiello della cucina regionale. In Italia la produzione è illegale dal marzo 2007.

UN 80ENNE IN PRIMA LINEA - Sir Roger, 82 anni, ha iniziato nel 2006 a prendere posizione contro il foie gras. In tempi recenti la sua campagna per conto di Peta ha registrato un grosso successo: la catena Selfridges ha deciso che avrebbe eliminato il foie gras dai propri magazzini. Moore aveva anche scritto a tutti i membri della House of Commons, uno dei rami del parlamento britannico, chiedendo loro di impegnarsi attivamente nella battaglia contro la vendita di questo genere di cibo nel Regno Unito ed era intervenuto su diversi media inglesi per sostenere la battaglia per la salvaguardia di oche e anatre.

giovedì 3 dicembre 2009

La Biologia delle credenze - B. Lipton

La Biologia delle credenze è un libro che ci apre un punto di vista completamente diverso dal solito approccio accademico/darwiniano che da quasi duecento anni ci "perseguita".
Cos'è una credenza,oltre ad essere un armadio elegante per cucine e saloni?
La credenza è l'idea che ci siamo fatti di una cosa, una situazione o un evento, ma che abbiamo anche "ereditato" dalle persone che ci circondano.
Mi spiego con un esempio che riporta anche l'autore: la maggior parte di noi se vedesse uscire da un libro un serpente, come minimo caccerebbe un urlo, getterebbe il libro in terra e scapperebbe a gambe levate.
Questo perchè a molti di noi, che non hanno mai avuto a che fare con un serpente, hanno insegnato che il serpente è pericoloso, che fa del male (addirittura che è il male).
Ma noi in realtà non abbiamo mai sperimentato un contatto con un serpente, e non riusciamo
probabilmente a distinguere un innocua biscia da un serpente velenoso.

Come questa e anche le altre credenze errate o impaurenti influenzano la nostra biologia interna?
Attraverso una serie di risposte di difesa che impediscono all'organismo di crescere nel giusto modo.
Lipton spiega perfettamente come funziona questo meccanismo e ci racconta che le cattive credenze ci complicano la vita, modificano le nostre cellule e ci causano malattie; cosa ancora più significativa, non ci permettono di vivere nel nostro pieno potenziale.
Attraverso un'interessantissima analisi biologica ampiamente sperimentata (non è il dna il cervello della cellula bensì la membrana cellulare con i suoi innumerevoli recettori), delle considerazioni fisiche e fisiologiche eccellenti ben documentate, Lipton ci porta in un universo parallelo fatto di spirito, corpo, consapevolezza.
Per crescere una persona sana, veramente libera e pienamente consapevole, è fondamentale il ruolo dei genitori fin da prima del concepimento; quello che i nostri genitori pensano o ci trasmettono anche non oralmente determina la gran parte delle nostre credenze.

Libro decisamente interessante, da leggere con estrema attenzione e partecipazione.
Non dà consigli su come smantellare le credenze sbagliate, ma ci rimanda a metodo che almeno in Italia non mi pare sia ancora famoso; in ogni caso, la vastissima gamma di trattamenti volti proprio a smantellare i nostri bug mentali può aiutarci senz'altro.

Potrei aggiungere che Bruce Lipton è un serio professore di Biologia e un grande ricercatore, che il suo libro ha vinto il premio come miglior libro di scienza.
Ma anche questa secondo me è una credenza, nel senso che noi ci fidiamo o diamo valore solo alle parole dei pluridecorati/riconosciuti/accreditati esperti piuttosto che, ogni tanto, provare a ragionare e sentire con le nostre cellule.

 

credenze.jpg
La Biologia delle Credenze - come il pensiero influenza il DNA di ogni cellula

Bruce H. Lipton

Macroedizioni - maggio 2007

16,50 euro

Valutazione: 8/10

mercoledì 2 dicembre 2009

Sono una consumatrice. punto.

Da qualche giorno alla radio si fa strada un'insistente pubblicità riguardante un web magazine che dovrebbe guidarci all'acquisto delle ultimissime novità in fatto di moda. La pubblicità ci martella con la finto allegra voce di una donna che scoppia di gioia (finta) nel declamare quanto sia felice di essere una shopping victim; la donna commenta con ironia che non importa quello che gli altri dicono di lei, sottintendendo che magari la potrebbero considerare un pò tocca o quantomeno eccessiva nella sua mania degli acquisti, l'importante è che lei riesce a trovare sempre le nuove tendenze, anticipa la moda, è protagonista. E' più o meno questo il senso che le fa dire di essere una vittima felice dello shopping.

Ora, se la donna della pubblicità si fermasse a ragionare un momento, scoprirebbe che nell'accezione comune il termine vittima significa le seguenti cose:

(fonte: Sabatini Coletti)

vittima [vìt-ti-ma] s.f.
  • 1 Animale o persona immolata come offerta sacrificale alla divinità: offrire buoi come v. a Zeus

  • 2 estens. Chi muore o chi subisce grave danno in seguito a un incidente, a una calamità naturale, a una malattia e simili: le v. di guerra, di un terremoto; rimanere v. di un incidente stradale

  • 3 estens. Chi è perseguitato o subisce in qualunque modo una sopraffazione: popolazione v. del razzismo; essere v. della moglie; chi è danneggiato da una situazione o da un comportamento: essere v. di un malinteso || fam. atteggiarsi a v., fare la v., sentirsi oggetto di persecuzione, spesso senza reali motivi

Vale a dire che una vittima è chi subisce un evento non piacevole per volere di altri o del fato o chi subisce angherie; addirittura nel significato più antico è vittima l'offerta sacrificale agli dei.

Un termine decisamente altisonante e non del tutto positivo per definire quindi chi è semplicemente un compulsivo degli acquisti.

Ma forse è proprio questo il punto: le shopping victims sono consapevoli oggetti di sacrificio sull'altare del consumismo, sono sopraffatte nella loro volontà e non pensano ad altro che al televisore nuovo piuttosto che alle ultimissime scarpe di grido.

In ogni caso, parliamo di uno status e non di una persona.

Essere vittime della moda (o di qualsiasi altra produzione artistica o materiale) è solo uno degli stati dell'essere, non certamente l'essere completo. Identificarsi in uno stato non positivo e non vedere se stessi al di là di questo, ci porta ad essere completamente quello che il sistema vuole: consumatori prima che persone.

Io sinceramente ci penserei due volte a definirmi in questo modo; non è figo o trendy, è un'alterazione della propria consapevolezza e un riuscitissimo tentativo di manipolazione.

In ogni caso, quello che penso io è decisamente relativo e così, tutti contenti, possiamo allegramente dire di essere vittime di questo o dipendenti da quest'altro; possiamo essere misurati in termini di quanto consumiamo (consumatori) o di quanto rendiamo (forza lavoro). Ci etichettano come turisti quando andiamo fuori di casa, come pazienti quando andiamo dal medico, come spettatori quando assistiamo a qualcosa che altri mettono in scena.

La bellezza della lingua italiana è che abbiamo migliaia di termini per definire gli stati o le azioni (passive in questo caso), e per questo riusciamo a scrivere migliaia di frescacce per incartare il prossimo.

Difficilmente però leggo di persone, persone rispettate nelle loro diversità e accettate.

Per il grande circo del consumismo non esistono persone, esistono dei piccoli automi che devono conformarsi a ciò che le industrie tirano fuori.

Andare in giro per vetrine cool o leggere riviste di tendenza ci fa davvero anticipare la moda? Per anticiparla la si dovrebbe inventare, e quindi nessuno potrebbe ancora scrivere nulla; diversamente, potremmo (a caro prezzo) solo essere un filino più avanti degli altri nell'indossare pantaloni baggy, un anello di stoffa e profumo, mentre si è cool hunter e si va dal parrucchiere a... udite udite... rifarci la cresta punk perchè è tornata di moda.

sabato 28 novembre 2009

Un pasto di ordinaria follia

Devo ringraziare uno di quei raptus che colgono noi donne più o meno una volta al mese se ieri a pranzo sono entrata in un famoso fast food. Il mio istinto (?) mi ha spinta verso il trash, dovevo riempire il mio corpo di robe che terrò in corpo per almeno una settimana, vista la difficoltà che avrà il mio sistema digestivo a smaltirle. Così almeno ci sarà qualcosa a farmi compagnia durante la "settimana santa".

Arrivo alla cassa, sperando di trovare un pasto (leggasi panino) vegetariano che ovviamente non c'era, prendo un hamburger e patatine.

Il primo morso dell'hamburger è stato terrificante. Giuro. Un bolo di carne non ben identificata mischiata a insalata, pomodoro e salsa mi è arrivato in bocca e poi in gola graffiandomi. Acidissimo, il sapore più rancido che abbia mai provato ultimamente; senza voler esagerare, mi ha provocato la stessa sensazione di bruciore del vomito a stomaco vuoto. Una persona normale avrebbe buttato il panino, ma oggi la mia razionalità e il mio istinto sono andati a farsi benedire. Io invece mi sono fatta dominare dal marketing e dall'industria degli aromi, e dopo il primo cloridrico morso, inspiegabilmente il panino ha iniziato a cambiare sapore, ed è diventato gradevole. Tanto ha potuto quel mix, che alla fine e nonostante tutte le mie elucubrazioni etiche (stavo mangiando carne, e carne più che sfruttata, stavo mangiando cibo ecocida, stavo contribuendo ad inquinare il mio corpo per i prossimi sei giorni e il mondo per molto altro tempo), panino e patatine sono scomparsi.

Credo che il meccanismo  scattato nella mia mente e dentro la bocca non sia stato un caso; il fenomeno fast food è stato analizzato e rianalizzato in decine di ottimi libri (fast food nation, i figli di Mc Donald's, ecocidio, supersize me, eccetera), e non è necessario fare retorica su un argomento tanto sviscerato. Ma ritengo che per mangiare un certo tipo di cibo molto conta la strategia alimentare che c'è dietro le cucine (e dentro i laboratori).

La cucina dei fast food è ricca di esaltatori di sapidità e di aromi artificiali o naturali estratti artificialmente decisamente invitanti(Schlosser nel suo Fast food nation lo racconta egregiamente in un capitolo).

Come ho avuto modo di verificare oggi di persona, l'ingrediente principale di un fast-menu è il sale. Un panino ne contiene 2,6 grammi (che rappresenterebbe il 52% della dose giornaliera raccomandata), una confezione medio-piccola di patatine 2,2 gr (il 44%).

Un panino e una dose di patatine raggiungono la soglia strepitosa di 4,8 gr di sale, che è la percentuale massima giornaliera raccomandata per un adulto. Per non aggiungere poi lo zucchero della bibita (più o meno l'equivalente di 10 zollette di zucchero, 39 gr http://www.sugarstacks.com/) e l'acido ortofosforico che bene non fa assolutamente.

Attenzione però, abbiamo detto dose raccomandata per un adulto, ma anche qui sarebbe da specificare "consumare con estrema moderazione junk food ed evitare di arrivare a consumare ogni giorno 5 gr di sale".

E se fosse un bambino a mangiare questo cibo? E se il bambino lo consumasse, mettiamo il caso, una volta a settimana?

Rischieremmo di ritrovarci con futuri ipertesi, futuri diabetici, e con palati precocemente sfioriti e bruciati dal sale e dallo zucchero.

Proseguo con l'analisi del mio caro menù, e noto che il panino contiene 27 gr di grassi (ritengo per la maggior parte saturi in quanto provenienti da carne, similformaggio e salse) e le patatine addirittura 28 (tutti saturi o comunque rifritti). Cioè, l'82% di grassi giornalieri.

Mi sembra strano che nell'analisi del panino e delle patatine non sia menzionato lo zucchero, ma sono sicura (visto il sapore estremamente dolce) che almeno nel pane lo zucchero ci sia.

 

Insomma, con un solo pasto ho intasato il mio stomaco, ingerito una mole di sale e grassi impressionanti, e se voglio rimanere in linea con calorie e altre percentuali stasera dovrò limitarmi a guardare mangiare, mentre sgranocchio una lattuga dissalata.

Ma, almeno, so come dovrò comportarmi nei prossimi giorni o al prossimo raptus (chili e chili di frutta a portata di zampa).

Purtroppo, non sarà lo stesso per i tanti ragazzi che diverse volte a settimana mangiano questi pasti ipertutto; giorno dopo giorno, i loro organismi si riempiranno di calorie che non riusciranno a smaltire del tutto perchè i tessuti dei loro organismi saranno intrisi di liquidi che saranno "ritenuti" all'interno e non espulsi a causa del troppo sale. Il loro corpo inizierà a gonfiarsi e ad accumulare i troppi ingeriti grassi che non riuscirà a smaltire con la giusta velocità e precisione. Lo zucchero, amatissimo veleno, arriverà piano piano a superare la soglia minima di tolleranza per il nostro organismo, causando a più di qualcuno problemi diabetici.

Ma non è colpa dei fast food naturalmente. La colpa è dei genitori che non controllano quello che mangiano i loro figli e consegnano loro del denaro delegandogli la responsabilità del pasto , la colpa è delle scuole che non insegnano educazione alimentare.

No, la colpa non è dei fast food. Sebbene potrebbero fare qualcosa in merito abbassando quantomeno le quantità di sale, grassi e zuccheri dei pasti che offrono.

 

 

venerdì 27 novembre 2009

PERCHE' NON SI PUO' VIVERE SENZA GERMI

di Garry Hamilton per The Ecologist

Nella guerra contro i germi, siamo noi i veri sconfitti?

Esiste un qualcosa come l'essere troppo puliti?

Nell'estate del 2000, in America, ogni settimana ci furono novità sulla guerra ai batteri. Le storie seguenti erano erano le più visibili: una società di distribuzione di generi alimentari con sede a Seattle lancia sul mercato il pomodoro "one touch" (tocca una volta sola); la Federal Drug Administration degli Stati Uniti (FDA) annuncia piani per garantire la sicurezza dei formaggi fermentati a freddo; un'azienda leader nella produzione di collutori arricchisce la lista dei più di 700 germicidi in commercio (più di 700) con le sue strisce adesive di materiale antimicrobico per l'igiene orale, grandi come un pollice, che i consumatori devono mettersi sulla lingua; fu lanciato perfino un nuovo shampoo antibatterico, concepito per eliminare dai tappeti i germi che gli animali domestici lasciano dietro di sé. Naturalmente, un simile fuoco di sbarramento non è una novità. Fin da quando sono stati considerati responsabili delle malattie infettive, la gente ha intensificato i suoi sforzi per distruggere i germi, sognando il giorno in cui questi nemici invisibili non esisteranno più. Le battaglie finora vinte - la sconfitta della poliomielite, il drastico calo della mortalità infantile in Occidente, lo sradicamento del vaiolo in tutto il mondo - incoraggiano a continuare il combattimento verso mete più avanzate. Ma le recenti sconfitte, come la minaccia di nuovi agenti patogeni, il ritorno di vecchi nemici e lo sviluppo di ceppi resistenti agli antibiotici, ci ricordano che non dobbiamo mai abbassare la guardia. Saggezza vuole che, nella guerra contro i germi, non si possa mai riposare sugli allori. A onor del vero, però, questa definizione delle malattie infettive è troppo semplice. In primo luogo, non tiene conto del fatto che i batteri sono dovunque. Vivono nel terreno e nell'acqua, sono trasportati dalle correnti d'aria. Sopravvivono in assenza di ossigeno e di luce solare. Formano fitte colonie su ogni tipo di superficie artificiale. E la loro presenza non è affatto banale. La scoperta di batteri all'interno dei vulcani, negli acquitrini salati, nel granito solido, nelle fosse oceaniche a 345°C e nelle riserve di petrolio a migliaia di metri sotto la superficie terrestre, ha portato a calcolare che i microbi superano in peso tutte le altre forme di vita messe insieme! I batteri, inoltre, rappresentano una componente importante dell'organismo umano. Dalla nascita alla morte, siamo ricoperti da capo a piedi di un ricco tappeto vivente che è il frutto di migliaia, se non milioni di anni di coevoluzione fra corpo umano e microbi. Si crede che questi microbi siano concepiti per proteggerci da quelli nocivi ed interagiscano con le cellule del nostro organismo in modi sottili ma importanti che solo adesso stiamo imparando a conoscere. Infine, il nostro concetto di malattia ignora il fatto che la nostra posizione in questo brodo microbico è cambia continuamente. Un batterio che uccide una persona, può essere innocuo per un'altra. Un germe può essere benigno oggi e rappresentare un problema domani. Questi germi importanti che vivono nel vostro corpo nel posto e nel momento sbagliato diventano letali. Tutto ciò vuol dire che è profondamente falsato il significato che diamo ai batteri.

Riusciamo a capire quando ci fanno ammalare, ma non in che modo ci mantengono in salute. Consideriamo l'infezione una malattia quando non lo è: se lo fosse, saremmo già tutti morti. Perciò a combattere indiscriminatamente i germi può darsi che facciamo un gravissimo errore e cercando di rendere igienico il nostro ambiente, mettiamo in pericolo i fondamenti stessi della nostra sopravvivenza. Davanti all'intensificarsi della guerra contro i batteri alcuni ricercatori hanno cominciato a dire che è giunto il momento di considerarli da un punto di vista più ampio, che meglio rifletta la nostra posizione in un mondo pieno di batteri. Alcuni, addirittura, sostengono che siamo già andati troppo oltre. Ciò che occorre non è una minore esposizione ai microbi, ma al contrario abbiamo bisogno di essere più esposti. "Esiste un qualcosa come l'essere troppo puliti?", si chiede Stuart Levy, direttore del "Center for Adaptation Genetics and Drug Resistance" dell'Università di Tufts a Boston, "Penso di sì". Naturalmente, per la maggior parte dei microbiologi tale affermazione è un'eresia. Illuminati dalla moderna teoria sui germi essi, come la maggior parte di noi, considerano i batteri dei microrganismi unicellulari che seminano devastazione nel corpo umano. È un punto di vista basato su una serie di regole formulate per la prima volta da Robert Koch, scienziato tedesco del XIX secolo. Tali regole, oggi note come "postulati di Koch", forniscono i criteri per dimostrare che un determinato microrganismo è responsabile di una malattia. Primo, l'organismo deve essere sempre riscontrabile in una persona ammalata. Secondo, tale organismo deve essere isolato e in grado di crescere in colture pure. Terzo, se inoculato in cavie modello, il microrganismo deve provocare la malattia. Quarto, lo stesso organismo deve essere isolato da questi ultimi animali dopo la comparsa della malattia. Alla luce di queste regole, i moderni microbiologi sono diventati sostanzialmente cacciatori di microbi. Il loro compito è quello di snidare i batteri collegati ad una data malattia, studiarli nei minimi particolari - spesso fino all'ultima sequenza di nucleotide - ed orchestrare la loro eliminazione dal corpo umano o, meglio ancora, dal mondo intero. La storia dimostra che tale guerra contro i batteri non è stata una totale perdita di tempo. Ma, in realtà, la moderna teoria sui germi che la sorregge non è in grado di spiegarci chiaramente le malattie infettive...

 

 

Fonte: L'Ecologist Italiano

lunedì 23 novembre 2009

Incontri "diversi"

Quando vogliamo incontrarci con degli amici o dei familiari, la prima cosa che ci diciamo è "andiamo a mangiare/bere qualcosa insieme".

Queste due proposte vincono con larghissimo distacco tutte le altre successive (gite fuori porta, visita ai musei, passeggiate, incontri culturali, eccetera).

Certo, è bello e culturalmente accettato il condividere un pasto insieme a chi ci piace, ma come ho già avuto modo di dire, è limitante e sembra essere l'unica soluzione per passare del tempo insieme.

Da qui a tutto il mese prossimo e oltre, non mancheranno le occasioni per vedere tante persone, anche quelle che non vediamo per un intero anno.

E' proprio in questo momento che possiamo organizzare delle serate (o pomeriggi o mattinate) diverse, che ci lascino qualcosa in più dell'acidità di stomaco post prandiale.

Un "mercatino" di scambio che consenta, tra amici e parenti, di rimettere in uso oggetti, libri ma anche cibo che a noi non interessano o non servono più, può farci tornare a casa felici di aver passato del tempo in gradevole compagnia e contenti per essersi liberati di roba che altri invece avranno cura di utilizzare. Passare un oggetto a un'altra persona può darci modo di raccontare la storia di quell'oggetto nella nostra casa, un modo diverso di fare conversazione e che racconta di noi molto più della descrizione dello shopping del sabato o delle partite della domenica.

 

Si possono anche organizzare dei laboratori d'apprendimento, dove chi del gruppo ha la conoscenza di un argomento mette a disposizione degli altri la sua esperienza; soprattutto sui laboratori manuali è molto educativo il coinvolgimento dei più piccoli: fare un laboratorio di panificazione o di pasta fresca ad esempio, e consentire ai bambini di mettere le mani in pasta, sarà un'esperienza gratificante.

 

Un altro modo per incontrarsi in maniera alternativa è quello di visitare luoghi di interesse archeologico, o artistico. Tutti insieme, e se proprio vogliamo mangiare insieme portiamoci il pranzo al sacco e troviamo un posto per fare un piccolo pic nic.

 

Ancora in casa, o in qualche sala se il gruppo è nutrito, sarebbe bello tirar fuori l'idea del club del libro, o di qualsiasi altra attività/argomento che possa portare ad intavolare delle discussioni pacifiche. In questo caso saranno vietati il calcio, la politica e la religione :-)

 

Di idee ce ne sono veramente tante, e tutte a costi praticamente vicini allo zero.

E' un modo anche questo per risparmiare e rispettare il pianeta, la nostra persona  e per allenare la nostra mente.

venerdì 20 novembre 2009

Gli additivi alimentari - parte seconda

Classificazione degli additivi

 

 

COLORANTI - Definizione

I coloranti sono sostanze che conferiscono un colore ad un alimento o che ne restituiscono la colorazione originaria, ed includono componenti naturali dei prodotti alimentari e altri elementi di origine naturale, normalmente non consumati come alimenti né usati come ingredienti tipici degli alimenti.

EDULCORANTI - Definizione

Gli edulcoranti sono sostanze utilizzate per conferire un sapore dolce ai prodotti alimentari o per la loro edulcorazione estemporanea.


ADDITIVI DIVERSI DAI COLORANTI E DAGLI EDULCORANTI -
Definizioni
Si intendono per:

a)    "conservanti" le sostanze che prolungano il periodo di conservazione dei prodotti alimentari proteggendoli dal deterioramento provocato da microorganismi;

b)      "antiossidanti" le sostanze che prolungano il periodo di conservazione dei prodotti alimentari proteggendoli dal deterioramento provocato dall'ossidazione, come l'irranci-dimento dei grassi e le variazioni di colore;

 


c)     "coadiuvanti", inclusi i solventi veicolanti, le sostanze utilizzate per sciogliere, diluire, disperdere o altrimenti modificare fisicamente un additivo alimentare senza alterarne la funzione tecnologica (e senza esercitare essi stessi alcun effetto tecnologico) allo scopo di facilitarne la manipolazione, l'applicazione o l'impiego;

d)      "acidificanti" le sostanze che aumentano l'acidità di un prodotto alimentare e/o conferiscono ad esso un sapore aspro;

e)      "correttori di acidità" le sostanze che modificano o controllano l'acidità o l'alcalinità di un prodotto alimentare;

 

f)        "antiagglomeranti" le sostanze che riducono la tendenza di particelle individuali di un prodotto alimentare ad aderire una all'altra;

g)      "antischiumogeni" le sostanze che impediscono o riducono la formazione di schiuma;

h)     "agenti di carica" le sostanze che contribuiscono ad aumentare il volume di un prodotto alimentare senza contribuire in modo significativo al suo valore energetico disponibile;

i)        "emulsionanti" le sostanze che rendono possibile la formazione o il mantenimento di una miscela omogenea di due o più fasi immiscibili, come olio e acqua, in un prodotto alimentare;

j)        "sali di fusione" le sostanze che disperdono le proteine contenute nel formaggio realizzando in tal modo una distribuzione omogenea dei grassi e altri componenti;

k)     "agenti di resistenza" le sostanze che rendono o mantengono saldi o croccanti i tessuti dei frutti o degli ortaggi, o che interagiscono con agenti gelatificanti per produrre o consolidare un gel;

l)        "esaltatori di sapidità" le sostanze che esaltano il sapore o la fragranza o entrambi di un prodotto alimentare;

m)    "agenti schiumogeni" le sostanze che rendono possibile l'ottenimento di una dispersione omogenea di una fase gassosa in un prodotto alimentare liquido o solido;

n)     "gelatificanti" le sostanze che danno consistenza ad un prodotto alimentare tramite la formazione di un gel;

o)      "agenti di rivestimento" (inclusi gli agenti lubrificanti) le sostanze che, quando vengono applicate sulla superficie esterna di un prodotto alimentare, gli conferiscono un aspetto brillante o forniscono un rivestimento protettivo;

p)      "umidificanti" le sostanze che impediscono l'essiccazione dei prodotti alimentari contrastando l'effetto di una umidità atmosferica scarsa o che promuovono la dissoluzione di una polvere in un ambiente acquoso;

q)      "amidi modificati" le sostanze ottenute mediante uno o più trattamenti  chimici di amidi alimentari, che possono aver subito un trattamento fisico o enzimatico e possono essere fluidificati per trattamento acido o alcalino, sbiancati;

r)      "gas d'imballaggio" i gas differenti dall'aria introdotti in un contenitore prima, durante o dopo aver introdotto in tale contenitore un prodotto alimentare;

s)       "propellenti" i gas differenti dall'aria che espellono un prodotto alimentare da un contenitore;

t)        "agenti lievitanti" le sostanze, o combinazioni di sostanze, che liberano gas aumentando il  volume di un impasto o di una pastella;

u)      "sequestranti" le sostanze che formano complessi chimici con ioni metallici;

v)      "stabilizzanti" le sostanze che rendono possibile il mantenimento dello stato fisico-chimico di un prodotto alimentare. Essi comprendono le sostanze che rendono possibile il mantenimento di una dispersione omogenea di due o più sostanze immiscibili in un prodotto alimentare ed includono anche sostanze che stabilizzano, trattengono o intensificano la colorazione esistente di un prodotto alimentare;

w)  "addensanti" le sostanze che aumentano la viscosità di un prodotto alimentare.

 

 

Gli additivi 'naturali'

Aceto
L'aceto è frutto della fermentazione del vino. Noto fin dal tempo dei Romani, veniva usato anche come dissetante.
L'aceto è impiegato come conservante per le verdure (sottaceti) e nella fase di preparazione delle verdure (scottatura o bollitura) per la successiva conservazione sotto'olio.

Alcool
L'alcool ha la proprietà di creare un ambiente poco favorevole allo sviluppo di microrganismi già da concentrazioni superiori al 15%. Puro o come liquore, es. grappa, viene impiegato per la conservazione di frutta come albicocche, amarene, ciliege, prugne, uva.

Limone
Il succo del limone è un buon antiossidante. Viene usato per evitare che verdure e frutta diventino nere dopo il taglio (es. carciofi, melanzane, macedonia di frutta ecc.)

Olio

Ottenuto dalla spremitura delle olive (o per estrazione dalle arachidi, girasole, mais, soia ecc.) permette la conservazione degli alimenti isolandoli dall'aria e quindi dai germi.Acciughe, funghi, ortaggi, sgombro e tonno sono i principali alimenti conservati sott'olio.

 

Sale
Uno dei metodi più antichi di conservazione degli alimenti. Usando il sale è possibile conservare gli alimenti in due modi:
Salatura: consiste nello stipare il prodotto alternando strati di sale all'alimento. La conservazione, in un periodo iniziale, deve avvenire pressando il prodotto.
La salatura è usata soprattutto per acciughe e baccalà, ma anche per i capperi, la bresaola ed altri insaccati.
Salamoia: consiste nel conservare il prodotto in una soluzione di acqua e sale (circa 10%).
La salamoia è usata soprattutto per olive ed ortaggi.

Zucchero
Lo zucchero in elevate concentrazioni impedisce la fermentazione. Con il 60-70% di zucchero le marmellate si riescono a conservare per lunghi periodi senza difficoltà.
Soluzioni zuccherine con concentrazioni più basse, circa 20-25%, consentono, previa sterilizzazione, la conservazione della frutta.
Vari sono i tipi di zucchero:
fruttosio - nella frutta e nel miele,
glucosio - nella frutta e nel miele,
lattosio - nel latte,
maltosio - dai cereali,
saccarosio - deriva dalla canna da zucchero o dalla barbabietola da zucchero, è il più usato nelle nostre case.

 

martedì 10 novembre 2009

Del (contagio) suino e d'altri demoni

Nell'avido di notizie panorama italiano, ritengo giusto che ci sia un post in questo blog sull'influenza suina, o aviaria, o Haccademica che dir si voglia.

Tranquilli, non sarò nè pro nè contro il temibile vaccino, sebbene nemmeno sulla sedia elettrica cederei alla lusinga di farmi una... siringa.

Sul web si trovano tantissimi link, interviste, servizi che spiegano come è nata quest'influenza (o meglio, progettata a tavolino) e su come Big Pharma abbia lucrato e stia lucrando con i suoi farmaci.

Voglio fare solo una piccola, sciocca considerazione sul tanto clamore mediatico che la morte di ogni singola persona suscita sulle testate giornalistiche e, presumo (poichè non vedo tv), televisive.

Ogni anno muoiono migliaia di persone a causa dell'influenza stagionale; ogni anno ne muoiono tantissime a causa dell'inquinamento.

Ma di questi poveri disgraziati se ne è saputo e se ne sa molto poco. Ogni anno muoiono centinaia di persone sul lavoro, alle quali non si dà mai spazio sufficiente per analizzare le cause e fare un culo come un secchio ai datori di lavoro.

Alla stampa il passato non interessa. Alla stampa interessa ora la pandemia, parolone apocalittico che suscita terrore, ricordi ancestrali di peste e tifo. La pandemia vende, vende paura, vaccini e audience. Vuoi mettere parlare di uno sfigato che si è rotto il collo cadendo da un'impalcatura con una "bella" morte causata da un mostro invisibile a tre teste?

Solo per citare qualche dato, la passata stagione sono morte in Italia circa 8000 persone, ad oggi  ci hanno lasciati 34 poveri cittadini, la maggior parte dei quali però aveva altre patologie più o meno gravi. Solo per citare alcuni dati, l'OMS prevede che entro il 2030 ci saranno oltre 12 milioni di morti per tumori (http://www.giornaledizona.com/notizie/salute/tumori-oms-12-mln-morti-nel-2030-di-cui-9-mln-in-paesi-poveri.asp).

Quello che dovremmo chiedere ai media è di non alimentare in alcun modo le paure delle persone per vendere vaccini o medicinali.

Le persone corrono in farmacia e si riempiono di medicinali e di antibatterici, e grazie anche ai timori che provano magari si rimpinzano di farmaci e trascurano di fare prevenzione.

Quale prevenzione, quella di Topo Gigio?

Assolutamente no.

La prima prevenzione è quella di staccare tv e smettere di comprare giornali,

La seconda è quella di iniziare a ragionare con la propria testa e cercare sempre prova dei fatti che ci raccontano da altre fonti

La terza, la più importante, è di mangiare cibi veri e esagerare con frutta e verdura. Ricordo che quando si sta male andrebbero assolutamente evitate le proteine animali, non si riuscirebbero a digerire e inoltre rallentano il processo di guarigione.

La quarta, piccola ultima, è essere sempre consapevoli di ciò che si è e non avere paura dei fantasmi.

lunedì 2 novembre 2009

Un impegno a settimana

Dalla tanta teoria oggi passiamo alla pratica.

Come possiamo in concreto fare qualcosa per l'ambiente e per la nostra salute? Attraverso un gioco, che non avrà vincitori nè vinti ma che potrebbe darci tante indicazioni sulla giusta strada da percorrere verso un mondo ecosostenibile.

Un gioco che coinvolge tutta la famiglia, anche i bambini, anche quelli appena nati; ognuno di noi sa che può fare qualcosa per risparmiare risorse e non inquinare, e sa che anche un gesto piccolo se moltiplicato per i milioni di abitanti che siamo può fare una grande differenza.

Le modalità per questo gioco potrebbero essere numerosissime, ma un modo carino per renderlo attivo e partecipativo può essere quello di riunirsi in piccoli gruppi (anche virtuali volendo) e enunciare il proprio impegno per la settimana.

Magari è utile durante il periodo fare ricerche su internet e cercare di capire quale impatto possa avere il gesto che noi senza pensarci compiamo più volte e per il quale ci siamo presi l'impegno; scoprire che, ad esempio, le bottiglie di plastica hanno cicli di vita secolari, consumano risorse e inquinano i nostri organismi, ci aiuta a renderci più consapevoli di quello che facciamo e ci responsabilizza nei nostri consumi (esempio).

Il che, in una civiltà disfatta come la nostra, che ci induce a comprare quantità industriali di rifiuti (anche psichici), sarebbe una bella ventata di novità.

Alla fine della settimana, sarà molto utile tirare le somme e discuterne in gruppo, cercando di capire anche i motivi o i blocchi che ci hanno portati a non mantenere l'impegno (capita e non c'è davvero nulla di male nel rendercene conto) e a trovare soluzioni alternative per superare gli ostacoli.

Coinvolgere i bambini poi sarà fondamentale: quello che per loro è un gioco diventerà in futuro uno stile di vita, migliore certamente di quello che stiamo attuando in questo periodo. E i neonati? I genitori potrebbero ad esempio provare per una settimana a preparare il cibo evitando quello confezionato; oppure si potrebbe provare a usare i pannolini di stoffa, o usare vestitini e accessori usati.

Non aggiungo, ma mi farebbe piacere avere dei feedback e sono a disposizione per qualsiasi suggerimento.