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lunedì 8 ottobre 2012

Diario di un orto maldestro - Autunno 2012

Dopo l'inverno anomalo, ci voleva la torrida estate a sterminare definitivamente il mio orto maldestro.


Il caldo terribile e l'impianto di irrigazione con gli augelli calcificati hanno contribuito a sfoltire il mio parco piante. Con rammarico, devo ammettere che anche in questo caso "less is more".


L'estate infuocata ha praticamente fatto piazza pulita di vasi e vasettini vari, lasciando spazio solo ai vasconi da 50 litri e al loro lussureggiante contenuto: peperoni, peperoncini supertardivi, prezzemolo e tanto, ma proprio tanto basilico.


La mia pianificazione autunnale sarà molto scarna. Ho intenzione di:


- tenere solo vasconi, pochi ma buoni


- seminare spinaci, lattuga e rucola per l'inverno


- interrare tuberi quali topinambur, patate e zenzero


- fare la rotazione anche nei vasi :-D


 


Per fortuna, per dare un poco di brio a questa sobrietà balconifera, abbiamo finalmente a disposizione quei 20 mq di terra del giardino della suocera che ci permetteranno di sperimentare in pieno campo.


Ecco quindi che domenica, incorociando le dita per l'esito incerto dato il grave ritardo dell'inizio lavori, abbiamo comprato qualche piantina già pronta (perdonateci, siamo ancora alle primissime armi) e trapiantata in una terra molto ricca, ben lavorata e idratata.


Cipolline, insalatina da taglio, finocchi, broccoli romaneschi, due aromatiche.


Non molto ma sufficiente per iniziare gli esperimenti di concimazione e profilassi bio.


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martedì 22 maggio 2012

Panini all'olio

Nell'ambito della decrescita e dell'autoproduzione,


ho trovato tempo fa una ricettina molto sfiziosa di panini all'olio, da preparare senza il bisogno di aggiungere null'altro che ingredienti derivanti dal mondo vegetale.


Procediamo con la ricetta...


Ingredienti:


500 gr farina grano tenero


100 ml olio
150 ml acqua
50 gr evo
50 gr latte di riso tiepido
25 gr lievito
10 gr di sale
10 gr di zucchero


 


Procedimento:


Impasto a lungo la farina con l'olio, fino a quando non si amalgamano bene i due ingredienti.


A parte, sciolgo il lievito nel latte intiepidito e lo aggiungo all'impasto. Continuo a lavorare il composto aggiungendo poco a poco l'acqua. Volendo si può sostituire l'acqua con il latte di riso per rendere il panino più morbido e simile al panino al latte.


Una volta fatto assorbire tutto il liquido, aggiungo sale e zucchero e continuo a lavorare la pasta fin quando non risulterà soda e liscia. A quel punto, copro  l'impasto e lo metto a riposare in un ambiente tiepido e al riparo delle correnti. Quando è raddoppiato di volume, si può procedere con la seconda lavorazione: formo delle palline della dimensione desiderata e le metto su una placca da forno ben oliata. Anche questa volta, faccio riposare e aumentare di volume; è preferibile aspettare un'ora in più ma far lievitare bene l'impasto.


Una volta cresciuti, i panini vengono intagliati con la lama di un coltello e conditi a piacere con semi di sesamo, papavero, sale grosso e quello che la fantasia ci detterà.


Lascio ancora riposare una mezz'ora, e inforno a 200 gradi per venti minuti circa o fin quando i panini non risulteranno ben dorati.


Arrivati a questo punto, e dopo averli fatti raffreddare per alcuni minuti, si possono servire in tavola.


Buon appetito!


 


 


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giovedì 3 maggio 2012

Diario di un orto maldestro - primavera 2012

sinergico1.jpgLa neve a Roma quest'anno ha fatto strage di un sacco di piante sul mio balcone. Guarda caso, tutte quelle cosidette ornamentali, lasciando i miei balconi con un pugno di aromatiche malconce ma che hanno resistito alla grande.


Vista la mia scarsa maestria nel gestire ortaggi e frutti sul terrazzino (sebbene la lattuga mi ha dato delle enormi soddisfazioni), quest'anno ho scelto di essere minimal: peperoni e peperoncini a parte (e se il dio degli ortolani vuole confido di assaggiare una fragola), ho riempito i vasi di aromatiche di tutti i tipi, e proseguito con la via dei vasi sinergici.


Cosa significa, in parole povere? Ho messo per ogni vaso diversi tipi di piante a farsi compagnia tra di loro, e tra essi qualche spicchio di aglio. L'hanno scorso l'esperimento ha funzionato, tanto da far diventare rigogliose le lattughe piantate in questo modo e tristi quelle messe insieme ad altre compagne. L'esperimento ha inoltre (pare) tenuto lontani dalle piantine un bel po' di parassiti.


Nelle foto potete vedere una minima parte dei miei strampalati esperimenti, nel frattempo questo è l'elenco delle aromatiche attualmente dimoranti (l'elenco è ancora da aumentare, of course):


coriandolo


rosmarino


rucola


basilico siciliano e genovese


erba cipollina


salvia


peperoncini vari


timo limoncino


origano strisciante


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mercoledì 7 marzo 2012

Less is more step 10: prepararsi i lupini in casa

Alzi la mano chi di noi non ha mai mangiato i golosissimi lupini in salamoia. Compagni di tanti snack, siamo abituati ad acquistarli già pronti al peso o in confezioni da 500/1000 gr.


Di solito non abbiamo la possibilità di determinarne il giusto grado di salatura (che dovrebbe sempre essere minima), e così ci ritroviamo a gustare questi deliziosi e proteici legumi insieme a quintalate di  sale che di sano ha ben poco.


E' un peccato, perchè le proprietà del lupino, legume poco usato se non appunto come merende o snack, sono molteplici: è una fonte di proteine eccellente (43% circa), un alimento con spiccate proprietà anti colesterolo, un valido aiuto nel controllo dell'iperglicemia. Last, but not least, non contiene tracce di glutine, e la sua farina può essere utilizzata dalle persone affette da celiachia o intolleranza al glutine. Oltre che da tutti noi, naturalmente.


Dopo venti anni circa di oblio, grazie a numerosi studi il lupino è tornato alla ribalta, e ora viene usato in numerose preparazioni simili al muscolo di grano e che sostituiscono benissimo la carne.


Il vantaggio proteico del lupino è che può essere mangiato fuori dai pasti e quindi come unico alimento durante una merenda o uno spuntino. Le proteine contenute quindi potranno essere elaborate ed assimilate senza che l'apparato digerente debba fare altri sforzi per altri tipi di cibo. Inoltre mangiandolo prima delle 17:00, non abbiamo la pesantezza digestiva che una proteina può darci all'ora di cena.


Naturalmente, se li consumiamo durante un aperitivo a base di birre o alcolici in genere... la pesantezza potrebbe assalirci proprio dietro l'angolo!


Il lupino preparato in casa però ha bisogno di attenzioni (poche ma necessarie): contenendo il legume crudo (fresco o secco) un alcaloide tossico ad alte percentuali (è quello che da lo spiccato sapore amaro), deve essere tenuto in ammollo con numerosi cambi di acqua prima del consumo. Ma non preoccupiamoci troppo: le dosi tossiche per "avvelenarci" vengono raggiunte con quantità considerevoli di prodotto.


La preparazione in ogni caso è semplice anche se non proprio immediata, e garantisce l'assoluta innocuità del lupino nel momento in cui lo mangiamo.


Il costo di un kg di lupini secchi è di 3/4 euro circa, nel Lazio si trovano in quasi tutti i mercati rionali e si vendono sfusi. Con un kg di lupini secchi si ottengono circa 2 kg di lupini cotti, che vi assicuro sono una quantità notevole!


Dopo aver trovato sul web diverse ricette, tra cui alcune che suggeriscono di tenerli sotto l'acqua corrente per diverse ore se non giorni, sono arrivata ad un giusto compromesso (rubato l'idea a Meristemi) che mi fa ottenere in 6 giorni dei gustosissimi, nutrientissimi e poco salati legumi.


Preparazione:


1) lavo e tengo in ammollo in acqua fresca e sale i lupini per 8/12 ore.


2) risciacquo, li metto in una pentola con acqua fresca e sale e faccio bollire per un'ora circa. (il suggerimento di meristemi qui è quello di cambiare l'acqua un paio di volte durante la cottura, secondo il principio di Le Chatelier). Una volta lessati, li lascio nell'acqua calda per due ore circa.


3) cambio l'acqua dell'ammollo almeno ogni 12 ore nei primi tre giorni, aggiungendo una quantità minima di sale ogni volta.


4) arrivati al quarto giorno, l'acqua va cambiata più spesso (ogni 8 ore) oppure tenuti in frigo in ammollo. A questo punto è possibile testare il grado di amarezza e di sapidità del lupino, e decidere di continuare con gli ammolli e/o con l'aggiunta di sale. Se risultano troppo salati, è sufficiente eliminare il sale negli ammolli successivi.


5) intorno al quinto/sesto giorno, i lupini sono pronti. Se la "partita" di lupini in vostro possesso è particolarmente amara, continuare con gli ammolli fino al settimo giorno.


Una volta pronti, metterli nel loro contenitore definitivo insieme ad acqua e poco sale e conservarli in frigo, avendo cura di consumarli entro una settimana. Possono durare più giorni, ma perchè mangiare qualcosa di conservato quando con un minimo di programmazione potremmo averli sempre freschi?


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Link utili:


http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?=&p=160916


http://www.newsfood.com/q/205/lupino_un_ingrediente_speciale/


http://www.esserevegetariani.it/il-legume-del-cuore.html


http://www.compronatura.it/new/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=146


http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?f=36&t=26155

mercoledì 1 febbraio 2012

Less is more step 9: Flaconi, bottiglie, plastica & Co

Mediamente, ogni bottiglia o flacone di plastica che noi utilizziamo ha un impatto ambientale in termini di anidride carbonica di circa il doppio del suo peso. Per la produzione di un flacone da cento grammi, ad esempio, si emetteranno 200 gr di co2 totali. Nel momento in cui viene gettato nell'indifferenziata, o rimane per 5000 anni circa nell'ambiente, o contribuisce ad aumentare sostanze tossiche e polveri sottili se incenerito nei termovalorizzatori.


Il consumo quotidiano di acqua in plastica, per una famiglia di 4 persone, è di almeno 4 litri di acqua, 3 bottiglie (raggiungendo l'invidiabile risultato di 90 bottiglie al mese). Il consumo mensile di shampoo è di circa 2 flaconi, quello di bagnoschiuma 2 flaconi, di prodotti di pulizia per la casa (detersivi vari, sgrassanti e vari), 10. A parte il fatto che questo spreco ci fa andare quasi tutti i giorni al cassonetto dell'immondizia perchè gonfia in maniera esagerata i nostri contenitori, ogni mese buttiamo almeno 104 recipienti in plastica per liquidi. 100 gr moltiplicato 100 contenitori, fa 10 kg, cioè circa 20 kg al mese di CO2 per famiglia. Alla fine dell'anno, il nostro usa e getta sconsiderato avrà impattato per 120 kg di CO2 solo in flaconi e bottiglie.


A parte questo piccolo, insignificante dettaglio, visto che viviamo in un mondo dalle risorse finite e in via di esaurimento, è sempre abbastanza strano utilizzare qualcosa per una breve durata e gettarlo nonostante sia destinato (come nel caso dei flaconi) a durare per tutta la nostra vita.


Riutilizzare questi prodotti si deve e si può, è facilissimo e di basso onere.


Premesso che le bibite e l'acqua nella plastica andrebbero assolutamente evitate per problemi di salute oltre che di impatto ecologico, riempire i contenitori vuoti con acqua di rubinetto filtrata con un buon elettrodomestico è possibilissimo. La spesa iniziale per installare un erogatore d'acqua può essere ammortizzata in un anno, massimo due, ma la spesa ambientale sarà subito abbattuta dal momento che smetteremo di utilizzare questo "servizio".


E' interessante guardare il video la storia dell'acqua in bottiglia se vogliamo renderci conto dell'inutilità di questa industria e del danno ambientale che provoca: clicca qui


 Per quanto riguarda i flaconi dei detersivi, è ormai possibile acquistare in molti punti vendita e nei supermercati i detersivi alla spina (sia ecologici che un po' meno): l'unica accortezza è acquistare la prima volta il flacone di quella marca di dispenser e poi utilizzarlo all'infinito. Io sono la felice padrona di tre contenitori (due per liquido lavatrice e uno per piatti) ormai giunti al loro quarto anno di età. Considerando che io utilizzo di media un detersivo lavatrice al mese e mezzo detersivo piatti, ad oggi ho risparmiato  72 contenitori.


In aggiunta, la marca Emulsio (che a onor del vero non è molto ecologica) ha messo in vendita una serie di detergenti concentrati delle dimensioni di un cilindro di qualche centimetro: si riempie di acqua calda un flacone che abbiamo già in casa, inseriamo il cilindro, e in pochi secondi e senza altra plastica tra i piedi abbiamo liquido pavimenti, sgrassatore, vetri, etc etc. Il prezzo è conveniente e anche questo prodotto sebbene inquini risparmia l'impatto ambientale di numerose decine di oggetti in plastica l'anno. La speranza è che anche le marche ecobio inizino ad adottare questa iniziativa, in modo da avere prodotti perfettamente ecocompatibili e a CO2 prossima allo zero.


 


 


Con questi semplici gesti, riusciremo a contribuire in maniera decisiva all'annoso problema dei rifiuti risparmiandoci diversi kg pro capite di smaltimento, e a contribuire alla costruzione di un ambiente più sano per noi e l'ecosistema tutto.


 


 


Tempi di smaltimento rifiuti : clicca qui

martedì 24 gennaio 2012

Less is more step 8: Ridurre il consumo di stoviglie usa e getta

Dal mio personale e opinabilissimo punto di vista, l'avvento delle stoviglie monodose potrebbe aver dato il via all'era del consumismo usa e getta tipico di questi decenni. Con il successo di piatti, bicchieri e tovaglioli usa e getta, abbiamo contribuito a rendere matura l'idea di produrre in serie qualsiasi tipo di prodotto con (più o meno) le stesse caratteristiche; ecco quindi che la moda rende vecchi capi nuovissimi indossati una sola stagione, i gadget tecnologici si invecchiano non appena il venditore finisce di battere lo scontrino, gli elettrodomestici hanno un'obsolescenza programmata e tirano le cuoia anzitempo.


Noi, cresciuti con e assuefatti all'uso del piatto da gettare nell'indifferenziata, nemmeno più ci accorgiamo di questo consumismo usa e getta che fa della deperibilità (fisica o morale) di qualsiasi il valore aggiunto numero uno. Se non si sfascia o passa di moda non serve a fare Pil, insomma, ma in un mondo finito e con risorse finite l'usa è getta è pratica scellerata e poco lungimirante.


Abbiamo sempre pensato che il conto di sprechi, inquinamenti e ingiustizie lo pagheranno chissà quali generazioni sperdute nel futuro (un po' come la chimera del sole che prima o poi si spegnerà/esploderà...), ma arrivati a questo punto il conto inizieremo a pagarlo a breve, e se non saremo noi saranno i nostri figli.


Per invertire questa assurda tendenza che ci spinge a riempire di mondezza migliaia di ettari di territorio o quando ci dice male a rilasciare le sue tossiche ceneri nell'aria, il piccolo eco/decrescitore che è in ognuno di noi ha a disposizione delle azioni decisamente significative e di elementare attuazione: eliminare dal suo consumo familiare piatti, bicchieri e tovaglioli "a perdere".


Qualcuno si domanda ancora se sia più conveniente usare la plastica piuttosto che il vetro o la ceramica, ma come dicevamo prima in un mondo di risorse finite buttare ogni giorno nel cassonetto chili di stoviglie è decisamente assurdo.


Facciamo l'esempio di una famiglia di quattro persone che usa stoviglie di plastica e tovaglioli di carta per tre pasti unici (cioè con una sola portata) a settimana:



  • una confezione di 100 piatti finirebbe in circa due mesi (con un costo a bimestre di 5 euro)

  • una confezione di 100 bicchieri avrebbe la stessa durata (1 euro a bimestre)

  • una confezione di 100 tovaglioli di carta finirebbe prima, in un mese, considerando che di tovaglioli di carta ne servono sempre almeno due a pasto (1 euro al mese)

  • per le posate in plastica, visto l'uso più sporadico, ne useranno una confezione da 25 al mese (1 euro)


Il totale, a voler essere molto stretti, è di 4 euro al mese per buttare un qualcosa che usiamo 10 minuti al massimo. In realtà, sappiamo che quando iniziamo ad usare l'usa e getta, ci abituiamo poi a renderlo parte integrante della nostra routine, eleggendolo a stoviglia preferita e usandolo quasi tutti i giorni.


E questi sono i costi economici.


Per i costi ambientali, li abbiamo tutti i giorni davanti ai nostri occhi. Le discariche si riempiono costantemente, i piatti e i tovaglioli contribuiscono a far volume e, una volta destinati all'inceneritore, aumentano le loro emissioni di CO2 che vanno ad aggiungersi alle emissioni prodotte per crearli.


L'impatto sulla salute poi non è sempre preso in considerazione. Le stoviglie in plastica sono sicure, o dovrebbero, ma a contatto con pietanze molto calde iniziano ad allentarsi e a "sciogliersi". Difficilmente abbiamo visto un piatto liquefarsi mettendo una minestra al suo interno, ma le sostanze che lo compongono possono entrare a far parte del cibo che mettiamo in bocca, e non è difficile capire che difficilmente il nostro stomaco riuscirà a "digerire" simili ingredienti.


 


L'uso di un set di piatti in ceramica e di una parure di tovaglioli, unitamente a forchette, coltelli e qualche bicchiere (tutte cose che abbiamo già in casa e che sicuramente non dobbiamo comprare), riesce a ridurre notevolmente il nostro impatto sull'ambiente, e a coloro che sostengono che anche il consumo di acqua e detersivi ha un costo ambientale, possiamo tranquillamente rispondere con le azioni: un uso parsimonioso dell'acqua e la scelta oculata di detersivi assolutamente naturali ci solleverà da questa "grossa" responsabilità di inquinatori folli che ostacolano il progresso dell'usa e getta.


 


Se iniziamo a dismettere la pratica più che quotidiana dell'usa e getta, la nostra consapevolezza sul valore della merce e delle materie prime potrebbe risvegliarsi, e farci capire che una via d'uscita a questo modello di consumismo c'è ed è facilmente attuabile. Scopriremo inoltre che non c'è molto sacrificio o perdite di tempo nel lavare con acqua calda e sapone i tovaglioli, d'altra parte lo facciamo già per le tovaglie... Oppure, già che dobbiamo lavare pentole e padelle, 4 piatti e 4 bicchieri in più che cosa comporteranno mai?


In compenso, evitare di spendere 4 euro per 12 mesi porterà qualche piccolo risparmio nelle nostre tasche, e l'uso di materiale sicuro e inerte a contatto con il cibo una garanzia di salute in più.


Mai come in questo caso, provare per credere! E di sicuro rimarremo sorpresi :-)


 


 


Questo è un interessante resoconto fatto da un circolo: clicca qui

giovedì 19 gennaio 2012

Less is more step 7: Crema spalmabile di olive

Questa è un'autoproduzione a prova di pigri o principianti.


La crema di olive, gustosa salsa che può accompagnare qualsiasi piatto o panino, necessita di due semplici ingredienti: olive denocciolate e qualche cucchiaino d'olio.


Mettete in ammollo le olive per togliere eventuali residui di salamoia e per dissalarle leggermente.


Dopo averle scolate, sminuzzarle con un robot da cucina o un frullatore ad immersione aggiungendo se serve olio. Se la quantità lavorata è poca, si può aggiungere olio di girasole o di semi di lino spremuti a freddo, ricchi di proprietà terapeutiche.


A questo punto, la crema è pronta per essere messa in un barattolino di vetro riciclato e consumata nel giro di pochi giorni, avendo cura di riporla in frigo.


Come sempre nelle autoproduzioni, ci sono vantaggi a 360 gradi:



  • il costo di olive e olio è inferiore alle creme già pronte che compriamo

  • non produciamo rifiuti, in quanto il vasetto di vetro che avevamo in casa lo riutilizzeremo all'infinito

  • risparmiamo in CO2, perchè saltiamo il passaggio di produzione in fabbrica e il relativo trasporto

  • abbiamo la possibilità di personalizzare il prodotto, aggiungendo ingredienti o arricchendolo con prodotti ricchi di nutrienti

  • la crema è fresca e senza sorprese aggiuntive quali additivi e conservanti.


 


Ancora una volta, piccoli step di decrescita possono davvero essere alla portata di tutti!

giovedì 12 gennaio 2012

Less is more, step 6: L'insalata era nell'orto, ma anche sul balcone

Per muovere i primi passi verso la decrescita e l'autoproduzione non si deve necessariamente compiere azioni eclatanti.


Come già accennato, basta poco per iniziare a riprendere il contatto con la terra e la realtà, e in questo caso quel poco ci darà un sacco di insalata fresca, croccante e ricca di sostanze nutrienti.


Sono sufficienti due balconette e un sacco di terra per seminare o trapiantare piccole piantine di insalata mista (lattuga, lattughino da taglio, misticanza), ma anche rucola. Se vogliamo facilitarci le cose, è preferibile acquistare le piantine e travasarle a 15 cm l'una dall'altra (questo per dar modo alle piante di crescere in dimensioni), avendo cura di travasare anche a 10-15 giorni di distanza per avere la rotazione che ci consentirà di cogliere sempre piante "mature".


Con un poco di pazienza e un mese di tempo, avendo solo cura di annaffiarle e niente altro (proteggerle dal freddo se siamo in climi molto freddi),  le tenere piante diventeranno insalate commestibili a disposizione tutto l'inverno.


Se tagliamo la pianta a circa uno-due centimetri dalla base, avremo anche la gioia di veder rispuntare dopo pochi giorni nuove foglie che formeranno altri cespi gustosi.


Come al solito, fare questa esperienza con i bambini li renderà partecipi del meraviglioso processo che trasforma un seme in cibo grazie alla terra, all'acqua e al sole, e ci preparerà ad affrontare step più impegnativi nel corso del nostro cammino.