sabato 11 febbraio 2012

Pasta e ceci


Pasta e ceci, altro classico piatto povero ma con un valore alimentare elevatissimo, in quanto ricco di proteine e degli aminoacidi necessari ai processi biologici. Le paste con i legumi sostituiscono i pasti a base di carne, e sarebbe bene mangiarne più volte a settimana per alternare la fonte di proteine (questo è rivolto a chi ovviamente mangia carne, chi è veg* e ha studiato sa benissimo che si vive anche senza carni).


Va da sè che anche questo è un piatto completo e non andrebbe fatto seguire cibo alcuno, piuttosto si può mangiare prima della minestra una ricca insalata mista per aumentare l'apporto di fibre.


 


Ingredienti:


Ceci bagnati o secchi


rosmarino


aglio


olio sale pepe


Pasta di farro


Tempo di cottura: 3 ore circa


Tempo di ammollo: una notte


 


 


Solo i ceci secchi vanno messi in ammollo in acqua per una notte o per dodici ore.


Primo step:


Mettere i ceci in abbondante acqua fredda con aglio, rosmarino e sale e portarli a cottura al dente .


Secondo step:


Scolare i ceci e metterli in una pentola di coccio o di acciaio insieme a aglio, olio e rosmarino. Far insaporire per una decina di minuti circa, dopodichè aggiungere acqua (flitrata mi raccomando) a volontà. Aggiustare di sale e lasciare sobbollire dolcemente per almeno un paio di ore.


Dopo una oretta, verificare il livello dell'acqua, nel caso fosse poca aggiungerne, se fosse troppa alzare il fuoco. Alla fine delle due ore totali di cottura, il brodo formatosi dovrebbe essere decisamente saporito, prendere quindi un piattino di ceci e schiacciarli con la forchetta. Rimettere i ceci nella pentola e portare ad ebollizione. Cuocere la pasta che deve essere piccola e corta (ideale i tubetti al farro, ma anche i ditali vanno bene) piuttosto al dente e lasciar riposare la minestra per dieci-quindici minuti.


Servire nei piatti accompagnata da olio extravergine a crudo e per gli adulti da peperoncino o un pizzico di pepe.


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Autore - Barbara


suggerita da - Nando


categoria - Minestre / piatti unici


 


 


venerdì 10 febbraio 2012

L'argomento tabù di questo secolo: l'alimentazione

Sono cresciuta con il sempre presente monito che in molte situazioni è bene evitare di parlare di argomenti quali il calcio, la politica, la religione. In ordine sparso, queste tre aree di interesse sembrano toccare nel vivo la sensibilità delle persone, che si accalorano e talvolta si accapigliano su discussioni nate da una battuta e che sfociano poi in vere e proprie risse verbali: gente che parla delle rispettive posizioni religiose come se ognuna di esse avesse la risposta per risolvere tutti i problemi sociali, altra che discute sui campioni di calcio parlandone e idolatrandoli come se fossero degi dei, e altra ancora che disquisisce finemente di politica in termini calcistici, botte comprese.


Ma un nuovo fronte sta raggiungendo velocemente questi tabù che ci accompagnano ormai da oltre 60 anni: l'alimentazione.


Come già si diceva in altri post e luoghi, siamo gli unici esseri viventi che senza i consigli di esperti, scienziati e parenti saccenti non riusciamo proprio a capire cosa mangiare. Vaglielo a dire al lupo o al muflone se perdono tempo in conversazioni dal dietologo, dal nutrizionista o altrove...


Ma c'è di più: limitati forse dall'educazione ricevuta dai nostri genitori sui precedenti tabù, non potendo sempre accapigliarci sui mitici tre, ci buttiamo a capofitto in infinite querelles sulla dieta a zona o su quella dei gruppi sanguigni, piuttosto che del minestrone.


Mentre le risorse ambientali stanno velocemente esaurendosi, milioni di bambini e persone nel "terzo" mondo muoiono di fame, e svariate centinaia di migliaia nel mondo civilizzato muoiono (obese) di malnutrizione, noi ci lanciamo in guerre sante più intense di quelle avvenute nel passato.


Ci dividiamo in fazioni, in ognuna delle quali qualcuno è convinto o stato convinto che:



  • il caffè fa bene

  • il caffè fa male

  • ci vogliono 300 gr di proteine al giorno per mantenere il nostro organismo

  • ci vogliono massimo 50 gr al giorno di proteine per mantenere il nostro organismo

  • il vino rosso è un toccasana per le arterie

  • che il vino rosso sia un toccasana se l'è inventato di sana pianta un medico

  • la margarina è più salutare dei grassi animali (questa è una convinzione delle persone un poco più anziane)

  • i grassi vegetali idrogenati come la margarina sono i più dannosi sulla faccia della terra

  • .........


Non passa giorno senza che questi punti e un migliaio di altri vengano confermati, smentiti, rivisitati, riconfermati, etc etc etc. Basta un esempio su tutti: le quantità minime e massime di proteine sono state riviste decine di volte nel corso di ottant'anni, fino ad arrivare ad una quota molto più bassa di quanto molte persone siano convinte.


Giusto ieri ho visto su Fb che esiste un gruppo costituito da studenti, medici e simpatizzanti creato per smentire, sbugiardare, perculeggiare un personaggio che parla di alimentazione vegana e igienismo. Sarebbe carino chiedere a questi signori su quali testi studiano e se si aggiornano quotidianamente dei numerosi studi e cambiamenti che ogni giorno vengono pubblicati. Sarebbe carino, perchè molto spesso quando andiamo da un medico o da un nutrizionista, le ultime nozioni di alimentazione che hanno ricevuto risalgono a un decennio prima e sono state studiate su libri di testo vecchi di altri dieci anni; nel frattempo, se in due mesi ci sono ribaltamenti di tutti i tipi, il professionista di turno lavora con nozioni base di almeno 20 anni prima.


Non passa giorno senza il quale almeno una persona tra i nostri conoscenti si permetta di criticare il regime alimentare di qualcun altro e a farne oggetto di scherno. Siamo talmente ignoranti in materia ma talmente convinti di saperne da perdere di vista la prima, fondamentale regola del vivere in mezzo alla gente: il rispetto per gli altri e per le loro scelte.


Se una persona è vegana non ha una brutta malattia, non ha il cervello bruciato dall'ortoressia e non deve giustificare al mondo le proprie abitudini.


Se una persona viceversa è onnivora, ha tutto il diritto di esserlo senza essere attaccato dalle altre "fazioni", sebbene sia utile che abbia la consapevolezza di CHI era il cibo che mangiano.


Se rimaniamo sulle nostre posizioni e convincimenti alimentari ma ogni giorno ci fa male qualcosa e/o assumiamo medicinali, forse sarebbe utile aprire un pochino la mente e, dopo essersi fatti un giro sul web per vedere articoli che dimostrano tutto e il contrario di tutto sull'alimentazione, cominciare a scrutare nuovi orizzonti.


Il nostro nemico è uno solo: l'ignoranza che ci fa delegare la responsabilità di un atto talmente naturale da essere strettamente legato alla nostra sopravvivenza (leggasi mangiare). L'ignoranza ci fa compiere azioni illogiche e ci convince che non è l'organismo a comandare ma coloro che ci suggeriscono cosa dobbiamo fare. Deleghiamo deleghiamo deleghiamo, e prendiamo parte a tafferugli che non hanno senso di esistere.


Nell'alimentazione, come in tutto il resto, è il buon senso che dovrebbe guidarci; il buon senso e non la chimica o la fisica di chi studia in vitro e già che ci siamo ogni tanto vuole propinarci l'idea che "fresco è nocivo, in scatola è salute" (come la campagna di una nota marca di cibo per l'infanzia, che ha comparato il suo cibo con quello fresco relegando quest'ultimo a "prodotto" poco affidabile)


Ascoltare il nostro corpo e i nostri segnali ci sarà di grandissimo aiuto, sempre che prima riusciamo a disintossicarci dalle mille alterazioni provocate da conservanti, additivi e tossine varie.


Informarci, conoscere, documentarci da più fonti ci aiuterà a capire che molti luoghi comuni sul cibo sono delle emerite fregnacce in tutti i campi, e che più riusciremo a mangiare fresco (non parlo della porchetta appena sfornata o della coca cola messa in frigo) e privo di "orpelli" più saremo liberi dalla grande distribuzione organizzata e dai pasti precotti.


Certo, a quel punto sarà difficile per gli espertoni salire in cattedra e dirci che dobbiamo mangiare 100 grammi di questo piuttosto che 70 di quell'altro, ma a quel punto tireremo fuori dal cilindro un caro, vecchio argomento tabù che soddisferà la loro sete di "sangue e arena".


 


 


Chiudo questo post con una citazione "leggermente" di parte, ma pronunciata da colui che cento anni fa ha mosso i primi passi verso quella fisica quantistica che solo da pochi anni è alla portata di tutti:


"Sono diventato vegetariano per ragioni etiche, oltre che salutistiche. Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell'umanità. - Albert Einstein"


 


Ps: ovviamente se qualcuno avesse bisogno di un sostegno morale per liberarsi dal trash food si senta libero di contattarmi!

martedì 7 febbraio 2012

L'era delle specializzazioni - aka il posto fisso è noioso

Ci stiamo specializzando, ognuno di noi nel suo piccolo è specializzato in qualche ambito, quindi si può dire sia uno specialista. Ma abbandoniamo subito l'idea Hollywoodpacchiana (clicca qui) dell'eroe esperto e vendicativo, e torniamo alle nostre specializzazioni: chi siamo e cosa facciamo? di solito, ognuno ha grande esperienza su una piccola area di sua competenza, e all'interno della stessa ha magari la sua specifica piccola nicchia, al di fuori della quale diventa pesce fuor d'acqua.


Questa settorializzazione, poco funziona in tempo di crisi: più è alto il livello di conoscenza settoriale di un micro particolare, maggiori sono le possibilità di rimanere a casa se le aziende chiudono.


Lo specialista in Italia che perde il lavoro ha poco modo di ricollocarsi in altri ambiti: per chiusura mentale (del singolo e delle aziende) o per disabitudine sociale,  non è in grado di trasformare la sua esperienza pluriennale in un nuovo lavoro, in nuove conoscenze e contributi da portare alla comunità. In parole semplici, non ti vogliono.


E in questo, interviene Monti a darci coraggio: il posto fisso è noioso, dice, ma vallo a spiegare a tutti quei poveracci che lavoro non riescono più a trovarlo perchè il loro curriculum da ingegneri super geniali non è adeguato per fare il cassiere in un supermercato.


Così, se finora molti di noi avevano creduto che entrare nel particolare sarebbe stata la mossa vincente per una carriera fulminante, di questi tempi stiamo forse considerando il fatto che ci siamo infilati in un imbuto nel quale siamo rimasti incastrati. La nostra generazione è cresciuta con la convinzione che c'è un mestiere (e quindi un omino) per tutto: dall'idraulico al pittore, passando per le mille differenze di mestiere tra i medici, e continuando in qualsiasi campo con altisonanti appellativi anglofoni che fanno bella figura sui biglietti da visita ma che poi quando spieghi agli altri cosa fai non riesci a capirti neanche tu. Strutture su strutture, vertici gerachici (o orizzontali) su vertici, nella nostra quotidianità abbiamo bisogno di schiere di "omini" che con la loro specializzazione risolvano le nostre faccende.


Certo, potremmo pensare, ma così facciamo lavorare tanta gente: prima di medico c'era solo quello curante e al limite il chirurgo, ti serviva qualche rattoppo in casa chiamavi zio Gino che aveva le mani d'oro e sapeva far tutto, volevi mangiare e andavi a raccogliere la verdura nell'orto dietro casa... e come fai a lanciare l'economia e l'illusione della crescita infinita se ti rendi completamente o quasi autosufficiente?


Sfortunatamente, questa creazione mostruosa di decine di migliaia di nuove figure, ci ha reso decisamente meno autonomi e del tutto dipendenti dal sistema; abbiamo un lavoro (forse), ma non siamo più in grado di procacciarci del cibo o di costruirci un tetto sulla testa. E questo significa non essere più liberi ma dipendere totalmente da un sistema economico e sociale che quando vuole può staccarci la spina del respiratore artificiale.


Abbiamo assorbito dentro di noi la parcellizzazione del mondo e lo abbiamo diviso in tante piccolissime scatole (talvolta matrioske) nelle quali ci chiudiamo e dalle quali scrutiamo impauriti tutte le altre scatole. Chi ci impedisce di aprirle e iniziare a "lavorarle"?


Siamo diventati poco elastici, non ci passa neanche per la testa se non quando proprio non se ne può più di cambiare totalmente vita e mandare a quel paese il "posto fisso" o le altre abominevoli, aberranti derivazioni. E nemmeno reagiamo con adeguatezza quando un ricco sfondato dall'alto della sua poca benevolenza ci dice che dovremmo adeguarci ad essere precari: lui e le sue prediche, insieme a questo sistema di coercizione mentale che ci induce a essere consumatori e non persone, dovrebbero solo che andare nel cassonetto per l'indifferenziata.


Il posto fisso può essere un concetto che a qualche grande, moderno stratega proprio non va giù, ma per come è messa l'Italia e per le garanzie che le banche chiedono quando compri casa, è necessario; così come è necessario se hai una famiglia da far mangiare tutti i giorni o debiti da saldare ogni fine del mese.


Il posto fisso può essere abbandonato, a patto che si cambi vita e si esca dal sistema delle multinazionali, dei centri commerciali succhia anima, dei gadget tecnologici che creano bisogni ogni 5 minuti, della televisione spazzatura. Ma deve essere una decisione che nasce dalle persone, e non una esternazione di chi di posti fissi ne ha avuti a profusione e ha sempre dormito con la pancia piena.


Poi, come ogni cambiamento epocale, si può sempre affrontare la faccenda con calma e tranquillità, iniziando poco alla volta ad ampliare le nostre scarse vedute: un giorno impariamo a fare la pasta, un altro giorno a riparare un sifone, la volta dopo partecipiamo ad un piccolo corso di agricoltura.


L'era delle specializzazioni sta finendo, arriviamoci preparati!

sabato 4 febbraio 2012

Neve!

Che bello vedere Roma di notte sotto la neve, con un silenzio irreale, una calma incredibile.


Certo, se anche stamattina le persone se la fossero presa comoda e avessero deciso di godersi il giorno di... riflessione sarebbe stato meglio, ma possiamo comunque a100_6452.JPG100_6449.JPGccontentarci!


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Zuppa piccante - Sup Pikantniy

Ecco un'altra ricetta adatta al freddo e all'umidità che in questi giorni ci attanaglia. La zuppa piccante ci aiuterà anche a togliere quel fastidioso senso di freddo nelle ossa e libererà le nostre vie respiratorie, una panacea quasi medicinale più che un caldo pasto invernale.


La ricetta e il post sono opera della Titty, la foto sarà postata al più presto!


 


Ingredienti:


1 cucchiaio di paprica
1 cipolla grossa a fette sottili
1 peperone giallo a pezzetti piccoli
200 g di carote a rondelle
200 g di verza a listarelle
250 g di patate a dadini
1 cucchiaio di farina
2 litri di brodo vegetale
prezzemolo tritato
sale e pepe
olio


Tempo di cottura: un'ora circa

Scaldate un po' d'olio e soffriggete la cipolla a fuoco medio.
Aggiungete la verza e fatela rosolare con la cipolla per alcuni minuti
Cospargete di farina, mescolate e bagnate con un bicchiere di brodo; insaporite con la paprica e portate ad ebollizione
Unite le carote, le patate e il peperone alla verza e aggiungete il brodo restante; coprite e fate sbollire per 40 minuti
Togliete dal fuoco, salate e pepate a piacere; trasferite in una zuppiera e decorate con del prezzemolo tritato prima di servire.
Poi mangiate.
Poi asciugatevi il naso.
Poi non andate a letto con vostra moglie, a meno che la paprica non inizi a sortire effetto.

La dose è per circa 4-6 persone, a seconda delle altre portate e della fame.


 


suggerita da - Tiziana


 

mercoledì 1 febbraio 2012

Less is more step 9: Flaconi, bottiglie, plastica & Co

Mediamente, ogni bottiglia o flacone di plastica che noi utilizziamo ha un impatto ambientale in termini di anidride carbonica di circa il doppio del suo peso. Per la produzione di un flacone da cento grammi, ad esempio, si emetteranno 200 gr di co2 totali. Nel momento in cui viene gettato nell'indifferenziata, o rimane per 5000 anni circa nell'ambiente, o contribuisce ad aumentare sostanze tossiche e polveri sottili se incenerito nei termovalorizzatori.


Il consumo quotidiano di acqua in plastica, per una famiglia di 4 persone, è di almeno 4 litri di acqua, 3 bottiglie (raggiungendo l'invidiabile risultato di 90 bottiglie al mese). Il consumo mensile di shampoo è di circa 2 flaconi, quello di bagnoschiuma 2 flaconi, di prodotti di pulizia per la casa (detersivi vari, sgrassanti e vari), 10. A parte il fatto che questo spreco ci fa andare quasi tutti i giorni al cassonetto dell'immondizia perchè gonfia in maniera esagerata i nostri contenitori, ogni mese buttiamo almeno 104 recipienti in plastica per liquidi. 100 gr moltiplicato 100 contenitori, fa 10 kg, cioè circa 20 kg al mese di CO2 per famiglia. Alla fine dell'anno, il nostro usa e getta sconsiderato avrà impattato per 120 kg di CO2 solo in flaconi e bottiglie.


A parte questo piccolo, insignificante dettaglio, visto che viviamo in un mondo dalle risorse finite e in via di esaurimento, è sempre abbastanza strano utilizzare qualcosa per una breve durata e gettarlo nonostante sia destinato (come nel caso dei flaconi) a durare per tutta la nostra vita.


Riutilizzare questi prodotti si deve e si può, è facilissimo e di basso onere.


Premesso che le bibite e l'acqua nella plastica andrebbero assolutamente evitate per problemi di salute oltre che di impatto ecologico, riempire i contenitori vuoti con acqua di rubinetto filtrata con un buon elettrodomestico è possibilissimo. La spesa iniziale per installare un erogatore d'acqua può essere ammortizzata in un anno, massimo due, ma la spesa ambientale sarà subito abbattuta dal momento che smetteremo di utilizzare questo "servizio".


E' interessante guardare il video la storia dell'acqua in bottiglia se vogliamo renderci conto dell'inutilità di questa industria e del danno ambientale che provoca: clicca qui


 Per quanto riguarda i flaconi dei detersivi, è ormai possibile acquistare in molti punti vendita e nei supermercati i detersivi alla spina (sia ecologici che un po' meno): l'unica accortezza è acquistare la prima volta il flacone di quella marca di dispenser e poi utilizzarlo all'infinito. Io sono la felice padrona di tre contenitori (due per liquido lavatrice e uno per piatti) ormai giunti al loro quarto anno di età. Considerando che io utilizzo di media un detersivo lavatrice al mese e mezzo detersivo piatti, ad oggi ho risparmiato  72 contenitori.


In aggiunta, la marca Emulsio (che a onor del vero non è molto ecologica) ha messo in vendita una serie di detergenti concentrati delle dimensioni di un cilindro di qualche centimetro: si riempie di acqua calda un flacone che abbiamo già in casa, inseriamo il cilindro, e in pochi secondi e senza altra plastica tra i piedi abbiamo liquido pavimenti, sgrassatore, vetri, etc etc. Il prezzo è conveniente e anche questo prodotto sebbene inquini risparmia l'impatto ambientale di numerose decine di oggetti in plastica l'anno. La speranza è che anche le marche ecobio inizino ad adottare questa iniziativa, in modo da avere prodotti perfettamente ecocompatibili e a CO2 prossima allo zero.


 


 


Con questi semplici gesti, riusciremo a contribuire in maniera decisiva all'annoso problema dei rifiuti risparmiandoci diversi kg pro capite di smaltimento, e a contribuire alla costruzione di un ambiente più sano per noi e l'ecosistema tutto.


 


 


Tempi di smaltimento rifiuti : clicca qui

martedì 24 gennaio 2012

Less is more step 8: Ridurre il consumo di stoviglie usa e getta

Dal mio personale e opinabilissimo punto di vista, l'avvento delle stoviglie monodose potrebbe aver dato il via all'era del consumismo usa e getta tipico di questi decenni. Con il successo di piatti, bicchieri e tovaglioli usa e getta, abbiamo contribuito a rendere matura l'idea di produrre in serie qualsiasi tipo di prodotto con (più o meno) le stesse caratteristiche; ecco quindi che la moda rende vecchi capi nuovissimi indossati una sola stagione, i gadget tecnologici si invecchiano non appena il venditore finisce di battere lo scontrino, gli elettrodomestici hanno un'obsolescenza programmata e tirano le cuoia anzitempo.


Noi, cresciuti con e assuefatti all'uso del piatto da gettare nell'indifferenziata, nemmeno più ci accorgiamo di questo consumismo usa e getta che fa della deperibilità (fisica o morale) di qualsiasi il valore aggiunto numero uno. Se non si sfascia o passa di moda non serve a fare Pil, insomma, ma in un mondo finito e con risorse finite l'usa è getta è pratica scellerata e poco lungimirante.


Abbiamo sempre pensato che il conto di sprechi, inquinamenti e ingiustizie lo pagheranno chissà quali generazioni sperdute nel futuro (un po' come la chimera del sole che prima o poi si spegnerà/esploderà...), ma arrivati a questo punto il conto inizieremo a pagarlo a breve, e se non saremo noi saranno i nostri figli.


Per invertire questa assurda tendenza che ci spinge a riempire di mondezza migliaia di ettari di territorio o quando ci dice male a rilasciare le sue tossiche ceneri nell'aria, il piccolo eco/decrescitore che è in ognuno di noi ha a disposizione delle azioni decisamente significative e di elementare attuazione: eliminare dal suo consumo familiare piatti, bicchieri e tovaglioli "a perdere".


Qualcuno si domanda ancora se sia più conveniente usare la plastica piuttosto che il vetro o la ceramica, ma come dicevamo prima in un mondo di risorse finite buttare ogni giorno nel cassonetto chili di stoviglie è decisamente assurdo.


Facciamo l'esempio di una famiglia di quattro persone che usa stoviglie di plastica e tovaglioli di carta per tre pasti unici (cioè con una sola portata) a settimana:



  • una confezione di 100 piatti finirebbe in circa due mesi (con un costo a bimestre di 5 euro)

  • una confezione di 100 bicchieri avrebbe la stessa durata (1 euro a bimestre)

  • una confezione di 100 tovaglioli di carta finirebbe prima, in un mese, considerando che di tovaglioli di carta ne servono sempre almeno due a pasto (1 euro al mese)

  • per le posate in plastica, visto l'uso più sporadico, ne useranno una confezione da 25 al mese (1 euro)


Il totale, a voler essere molto stretti, è di 4 euro al mese per buttare un qualcosa che usiamo 10 minuti al massimo. In realtà, sappiamo che quando iniziamo ad usare l'usa e getta, ci abituiamo poi a renderlo parte integrante della nostra routine, eleggendolo a stoviglia preferita e usandolo quasi tutti i giorni.


E questi sono i costi economici.


Per i costi ambientali, li abbiamo tutti i giorni davanti ai nostri occhi. Le discariche si riempiono costantemente, i piatti e i tovaglioli contribuiscono a far volume e, una volta destinati all'inceneritore, aumentano le loro emissioni di CO2 che vanno ad aggiungersi alle emissioni prodotte per crearli.


L'impatto sulla salute poi non è sempre preso in considerazione. Le stoviglie in plastica sono sicure, o dovrebbero, ma a contatto con pietanze molto calde iniziano ad allentarsi e a "sciogliersi". Difficilmente abbiamo visto un piatto liquefarsi mettendo una minestra al suo interno, ma le sostanze che lo compongono possono entrare a far parte del cibo che mettiamo in bocca, e non è difficile capire che difficilmente il nostro stomaco riuscirà a "digerire" simili ingredienti.


 


L'uso di un set di piatti in ceramica e di una parure di tovaglioli, unitamente a forchette, coltelli e qualche bicchiere (tutte cose che abbiamo già in casa e che sicuramente non dobbiamo comprare), riesce a ridurre notevolmente il nostro impatto sull'ambiente, e a coloro che sostengono che anche il consumo di acqua e detersivi ha un costo ambientale, possiamo tranquillamente rispondere con le azioni: un uso parsimonioso dell'acqua e la scelta oculata di detersivi assolutamente naturali ci solleverà da questa "grossa" responsabilità di inquinatori folli che ostacolano il progresso dell'usa e getta.


 


Se iniziamo a dismettere la pratica più che quotidiana dell'usa e getta, la nostra consapevolezza sul valore della merce e delle materie prime potrebbe risvegliarsi, e farci capire che una via d'uscita a questo modello di consumismo c'è ed è facilmente attuabile. Scopriremo inoltre che non c'è molto sacrificio o perdite di tempo nel lavare con acqua calda e sapone i tovaglioli, d'altra parte lo facciamo già per le tovaglie... Oppure, già che dobbiamo lavare pentole e padelle, 4 piatti e 4 bicchieri in più che cosa comporteranno mai?


In compenso, evitare di spendere 4 euro per 12 mesi porterà qualche piccolo risparmio nelle nostre tasche, e l'uso di materiale sicuro e inerte a contatto con il cibo una garanzia di salute in più.


Mai come in questo caso, provare per credere! E di sicuro rimarremo sorpresi :-)


 


 


Questo è un interessante resoconto fatto da un circolo: clicca qui

giovedì 19 gennaio 2012

Less is more step 7: Crema spalmabile di olive

Questa è un'autoproduzione a prova di pigri o principianti.


La crema di olive, gustosa salsa che può accompagnare qualsiasi piatto o panino, necessita di due semplici ingredienti: olive denocciolate e qualche cucchiaino d'olio.


Mettete in ammollo le olive per togliere eventuali residui di salamoia e per dissalarle leggermente.


Dopo averle scolate, sminuzzarle con un robot da cucina o un frullatore ad immersione aggiungendo se serve olio. Se la quantità lavorata è poca, si può aggiungere olio di girasole o di semi di lino spremuti a freddo, ricchi di proprietà terapeutiche.


A questo punto, la crema è pronta per essere messa in un barattolino di vetro riciclato e consumata nel giro di pochi giorni, avendo cura di riporla in frigo.


Come sempre nelle autoproduzioni, ci sono vantaggi a 360 gradi:



  • il costo di olive e olio è inferiore alle creme già pronte che compriamo

  • non produciamo rifiuti, in quanto il vasetto di vetro che avevamo in casa lo riutilizzeremo all'infinito

  • risparmiamo in CO2, perchè saltiamo il passaggio di produzione in fabbrica e il relativo trasporto

  • abbiamo la possibilità di personalizzare il prodotto, aggiungendo ingredienti o arricchendolo con prodotti ricchi di nutrienti

  • la crema è fresca e senza sorprese aggiuntive quali additivi e conservanti.


 


Ancora una volta, piccoli step di decrescita possono davvero essere alla portata di tutti!

martedì 17 gennaio 2012

Leggiamo insieme le etichette: Una bomba di energia...?

Quante volte ci è capitato di sentirci improvvisamente stanchi, scarichi, svuotati, proprio mentre stiamo svolgendo un lavoro o siamo in giro per qualsiasi motivo?


E quante volte abbiamo infilato la mano nella borsa, nello zaino, o ci siamo diretti al bar per acquistare il cioccolatino magico che ci tira su in un attimo?


Il cioccolatino fondente ripieno di caffè concentrato e zuccherato ci accompagna fin dalla nostra gioventù, e pochi di noi hanno mai avuto il piacere di assaggiarlo e verificarne i miracolosi effetti "ristoratori".


Da cosa dipende questo miracolo di energia, questa bomba che in pochi istanti ci dona quella carica in più?


Dal terrificante mix di tre stimolanti: cioccolato, caffè, zucchero.


La capacità eccitante di ognuno dei tre presi da soli è di per sè già elevata: mentre zucchero e cioccolato hanno dei tempi di "rilascio" più lenti, il caffè ha un effetto stimolante molto veloce. Mentre cioccolato e caffè contengono sostanze eccitanti quali teobromina e caffeina, lo zucchero agisce innalzando velocemente i livelli glicemici e provocando reazioni a livello insulinico.


Il mix insieme quindi, è una vera e propria bomba di carica, considerando anche la doppia dose di zucchero (nel cioccolato e nel caffè) e la presenza di caffè concentrato all'interno di un cioccolatino.


Non è ovviamente una droga, ma va a lavorare con delle forti sollecitazioni su tutto l'organismo. E' chiaro che un cioccolatino consumato una tantum non provoca danni, ma il consumo continuo e assiduo non è certamente la via migliore per acquisire energia a lungo termine.


Facciamoci caso: effettivamente quanto dura l'effetto energetico del cioccolatino?


Non è con palliativi altamente eccitanti che risolviamo delle carenze organiche, rischiamo anzi di provocare a lungo andare di peggiorare la situazione e ritrovarci con stanchezze o carenze difficili da risolvere. Di sicuro vale la pena, in caso questi cali energetici si presentino frequentemente, analizzare con attenzione le cause che portano alle carenze e fare un lavoro un pochino più approfondito ma dai risultati duraturi.


Ovviamente se il consumo di questo prodotto è da limitarsi a rarissime occasioni per gli adulti, è da escludersi a priori per organismi in crescita.


Ecco la lista degli ingredienti:


Caffè liquido zuccherato  (zucchero, caffè liquido), puro cioccolato extra (pasta di cacao, zucchero, burro di cacao, estratto di caffè, emulsionanti: lecitine (soia); vanillina), puro cioccolato finissimo al latte (zucchero, pasta di cacao, latte intero in polvere, burro di cacao, estratto di caffè, emulsionanti: lecitine (soia); vanillina), burro di cacao, pasta di cacao, lattosio, zucchero, estratto di caffè, emulsionanti: lecitine (soia), vanillina


 


Come si può notare, il caffè è presente sia come liquido che come estratto all'interno del cioccolato, e lo zucchero è presente in fortissima quantità.


La prossima volta che ci sentiamo stanchi, fermiamoci a prendere una bella spremuta!

domenica 15 gennaio 2012

La guerra tra poveri impoverisce lo spirito

Questo post è nato dalle considerazioni lette in giro a fronte dello sciopero dei tassisti contro la liberalizzazione delle professioni, ma nasce anche dalla realtà quotidiana che ormai porta una popolazione sempre più amareggiata e impotente a una quotidiana, costante guerra fratricida.


Siamo arrivati ad una condizione in cui tutti sono contro tutti, dove chi rivendica un suo diritto acquisito è visto come un mostro di egoismo e la causa dei mali italici, e dove chi non arriva a fine mese spreca le sue ultime energie inveendo contro il vento. E' facile prendersela con qualcun altro, ma di fatto a cosa serve?


Non ci fermiamo mai per metterci nei panni dell'altro, per capire le ragioni di chi protesta. Sebbene anche io abbia il mio tallone d'achille (ce l'ho a morte con il terrificante servizio di trasporto pubblico romano e con gli scioperi a singhiozzo che durano mesi), in questi tempi di crisi i miei organi di contatto iniziano a soffrire per le eccessive lamentele, borbottii, ire altrui.


Per prendere un esempio di questi giorni, sul web e in strada si sprecano i commenti a favore (pochi) e assolutamente contro (molti) la categoria dei tassisti. Per carità, in Italia prendere un taxi è proibitivo, ci sono tanti problemi, capita anche di incontrare operatori sgarbati (su quest'ultimo punto provate ad andare a farvi visitare in una Asl e comparate il livello di... sgarberie). E' anche vero che la consuetudine di passarsi le licenze a caro prezzo prima o poi deve finire: è mai possibile che per avviare un'attività si debba pagare un costo d'ingresso di 100.000 euro? Per aprire un negozio ce ne vogliono la metà, per aprire una partita iva ed entrare nell'informatica non ne parliamo...


Mettiamoci però un solo momento nei panni del povero tassista che ha preso un mutuo e magari ha ipotecato la casa per averlo: un investimento di un certo impegno dall'oggi al domani diventa cenere, fondo perduto, aria fritta.


Ci arrabbieremmo se ci togliessero di punto in bianco 100.000 euro (ad averli)? Come ci sentiremmo poi se la liberalizzazione portasse altri svantaggi dei quali, sebbene ne parliamo nei nostri sofisticati discorsi stile BarSport da super esperti, non sappiamo in effetti molto? Riusciamo a sentire, se ci siamo veramente immedesimati, la rabbia e la frustrazione di chi fa un mestiere che non è per niente facile?


Non è facile immedesimarsi negli altri, ma criticare e recriminare sui comportamenti e la vita delle altre persone porta solo ad inasprire l'attuale situazione di precarietà, incertezza, paura  (simulate?) sulla quale pochi privilegiati stanno speculando biecamente. Non c'è nemmeno da prendersela con questi fantomatici burattinai, l'unica cosa da fare come sempre è accendere il cervello e aprire il cuore.


Fermandoci a ragionare, potrebbe venirci in mente che le lotte delle varie categorie potrebbero avere un senso, se ci ricordiamo che chi protesta ha una famiglia, una vita da portare avanti, spese e tasse da pagare e, soprattutto, le sue ragioni. E allora, cosa potremmo fare noi per aiutare questa persona?


Vista la scarsa liquidità monetaria che accompagna le nostre giornate, potremmo offrire la nostra accettazione. Della serie "non è un argomento che mi tocca personalmente ma accetto il tuo punto di vista e le tue ragioni non sono oggetto di critica". Oppure, come nel caso delle manifestazioni sul web a favore delle lavoratrici Omsa, offrire la nostra solidarietà e smettere di comprare prodotti Omsa (se una ditta italiana produce all'estero, paga tasse e stipendi all'estero, che cosa la differenzia da altre aziende estere?).


O, semplicemente, meditare pochi minuti al giorno sul fatto che, per quanto il nostro cervello sia ricco di opinioni su tutto e di giudizi su tutti, tante volte è meglio far uscire queste nuvole grigie che ci ottenebrano e tolgono energie.


In un contesto sociale dove i poveri si azzuffano con altri poveri, le uniche ricchezze che abbiamo sono la nostra energia e i nostri occhi aperti sul mondo. Se smettessimo di dormire e stancarci nel tentativo di ammazzare "Caino", riusciremmo anche ad uscire dalla crisi...

giovedì 12 gennaio 2012

Less is more, step 6: L'insalata era nell'orto, ma anche sul balcone

Per muovere i primi passi verso la decrescita e l'autoproduzione non si deve necessariamente compiere azioni eclatanti.


Come già accennato, basta poco per iniziare a riprendere il contatto con la terra e la realtà, e in questo caso quel poco ci darà un sacco di insalata fresca, croccante e ricca di sostanze nutrienti.


Sono sufficienti due balconette e un sacco di terra per seminare o trapiantare piccole piantine di insalata mista (lattuga, lattughino da taglio, misticanza), ma anche rucola. Se vogliamo facilitarci le cose, è preferibile acquistare le piantine e travasarle a 15 cm l'una dall'altra (questo per dar modo alle piante di crescere in dimensioni), avendo cura di travasare anche a 10-15 giorni di distanza per avere la rotazione che ci consentirà di cogliere sempre piante "mature".


Con un poco di pazienza e un mese di tempo, avendo solo cura di annaffiarle e niente altro (proteggerle dal freddo se siamo in climi molto freddi),  le tenere piante diventeranno insalate commestibili a disposizione tutto l'inverno.


Se tagliamo la pianta a circa uno-due centimetri dalla base, avremo anche la gioia di veder rispuntare dopo pochi giorni nuove foglie che formeranno altri cespi gustosi.


Come al solito, fare questa esperienza con i bambini li renderà partecipi del meraviglioso processo che trasforma un seme in cibo grazie alla terra, all'acqua e al sole, e ci preparerà ad affrontare step più impegnativi nel corso del nostro cammino.

mercoledì 11 gennaio 2012

Biosupermercati per biosciùre

Abbiamo parlato tante volte dei costi del biologico, di come in realtà questi costi siano semplicemente gonfiati dai vari passaggi degli innumerevoli intermediari e di come la vià più semplice per avere un "biologico certificato da noi" è il contatto diretto e costante con chi ci vende il cibo.


Ho letto ieri un bellissimo articolo su Il fatto alimentare che analizzava la provenienza del cibo biologico e l' impatto ambientale di quello che viene dall'estero; l'articolo parlava anche di come in Italia il bio sia ancora un ambito "di nicchia", mentre in Inghilterra Usa e Canada ad esempio ci siano delle grandissime catene di supermercati che propongono il meglio del meglio.


Articolo: http://www.ilfattoalimentare.it/cibo-biologico.html


Se posso permettermi un commento all'articolo, io personalmente non sono d'accordo con la creazione di grandi supermercati del bio, in quanto la grande distribuizione ha costi ambientali sociali ed economici troppo elevati per essere sostenibile, e non consente al consumatore di tenere il contatto con la natura.


La catena di supermercati bio sta alla decrescita come l'interesse delle multinazionali al bene pubblico...


Detto questo, ieri dopo qualche mese di latitanza sono andata al Naturasì per acquistare generi di prima necessità: riso, semi oleosi, aceto di mele. Fin qui, i costi sono abbastanza contenuti, anche se con un Gruppo di Acquisto Solidale potrebbero scendere leggermente; ma se ci discostiamo da questo tipo di prodotti, i prezzi esposti farebbero cadere denti e capelli anche a un neonato.


Mentre ero lì ho dato un'occhiata alla sezione cosmesi e detergenza: è vero che è aumentata l'iva, i costi di trasporto lievitano a causa della benzina alle stelle e così via tutta la catena di produzione, ma spendere 7 e rotti euri per un dentifrico "argilla e salvia" non è più cosa, ormai. Sono prezzi imposti dalle case produttrici, per carità, ma se proprio ho desiderio di argilla e salvia con 50 gr di argilla, qualche cucchiaino di bicarbonato, un goccio di olio essenziale di tea tree e qualche foglia essiccata di salvia mi sono fatta un dentifricio a basso impatto ambientale e di portafogli. Abbastanza sconsolata ma senza il bisogno effettivo di comprare della cosmesi (in realtà avevo bisogno di uno struccante ma opterò per una soluzione più economica e userò qualche olio che ho in casa), mi sono diretta verso il banco del pane per procacciarmi il pranzo. Un fagottino di pane ripieno di bieta, del peso scarso di 120 grammi, mi è costato la "bellezza" di 2,50 euro. Una pizzetta rossa fatta con farina di farro del peso ddi 70 gr, 1 euro e 40 centesimi. 4 euro per duecento grammi di farina con l'aggiunta di un pugnetto di bieta e un cucchiaio di pomodoro e farina. 20 euro al kg, nemmeno stessimo parlando di prodotti che richiedono un lungo e lentissimo processo manifatturiero/industriale.


E' qui che diventa improponibile, per una famiglia normale, passare al biologico. Per quanto si possa essere spartani e comprare sempre materie prime da elaborare poi in casa, il pane quotidiano costa più di tutta la spesa giornaliera di una famiglia messa insieme.


Non è vendendo 100 grammi di pizza a costi proibitivi che alimentiamo nelle persone il cambiamento e la voglia di cibo genuino, non è proponendo un pugno di bieta allo stesso prezzo dell'oro che le famiglie che stentano ad arrivare alla fine del mese possono permettersi il bio (o quantomeno la filosofia che sta alla sua base).


Il rischio è quello di veder calare l'interesse della maggior parte della gente nei confronti del biologico, e forse potrebbe essere questo il motivo per cui all'estero (dove hanno sicuramente più soldi di noi) il bio spopola e sfocia in grandi catene e qui da noi arranca... almeno sulla carta.


I supermercati del naturale così si trasformano in negozi di nicchia, adatti alle signore radical/maperniente/minimal chic che entrano e comprano di tutto (tutto confezionato, anche i precotti che in un contesto bio dovrebbero essere banditi) senza dover badare troppo a far quadrare il bilancio di casa.


E a noi, non ci resta che diffondere la cultura dei Gruppi di Acquisto Solidali, che sono esattamente all'opposto nella scala economica e sociale e che ci offrono solo dei grandissimi vantaggi.


Ma dei Gas, parleremo in un prossimo post!

lunedì 9 gennaio 2012

Detossiniamoci dai panettoni

...ma anche dai torroni, cotechini, litri di alcool e chili di cibo che con abbondanza e come se non ci fosse un domani abbiamo ingurgitato in questi 20-30 giorni.


Chi più chi meno, ci siamo lasciati andare un pò tutti, e abbiamo la necessità di sgrassare sangue e arterie e disinfiltrare i tessuti dalle tossine accumulate in tanti giorni di sedute mangerecce.


Al di là di rimedi che sicuramente ci aiutano a disintossicarci, la prima fondamentale regola è quella di smettere di mangiucchiare resti di panettoni o avanzi di spese festive e di regalare tutto a chi è più magro di noi. E' fondamentale in questo mese evitare il più possibile cibi zuccherati o comunque zuccheri semplici e raffinati.


Una volta ripulita la dispensa, inizieremo a bere tanta acqua (in vetro o del rubinetto filtrata) anche sottoforma di tisane e infusi non dolcificati lontano dai pasti, dal momento che i liquidi caldi aiuteranno l'intestino a smuovere residui e scorie in eccesso. Attenzione a non esagerare e bere fino a riempirsi come otri... In caso di raffreddore in corso, aggiungere il classico bicchiere a digiuno di acqua tiepida e succo di limone, che aiuterà a disinfettare intestino e vie respiratorie.


Se chi ben comincia è a metà dell'opera, insieme alla "cura" dell'acqua dovremmo consumare il più possibile frutta e verdure: frutta a colazione e negli spuntini, verdure a volontà come pasto o a inizio pasto. La frutta non va consumata in macedonia, ma dobbiamo scegliere uno o al massimo due tipi per ogni pasto e mai accompagnata da altro; la verdura è preferibile consumarne la maggior parte cruda, con pochissimo olio e naturalmente poco sale (altrimenti la funzione disinfiltrante non riesce ad avere i suoi effetti).


Per non farci mancare nulla, la sera dopo i pasti potremmo prendere un infuso disintossicante (ce ne sono molti già pronti anche al supermercato) e rilassante, che dovrebbe aiutarci a sedare il desiderio di mangiare i dolci della calza della befana che giusto ieri ci hanno regalato :-s


Questo carico di vitamine, enzimi e fibre riuscirà nel giro di un mese a sgonfiarci e a darci lo sprint per affrontare i mesi invernali con la forza necessaria a non ammalarci ogni due giorni.


Ovviamente, tra il dire che è molto facile e il fare che è sempre irto di ostacoli c'è differenza, ma nulla ci vieta di provare ad applicare qualcuna di queste semplici regole naturali e vedere come va.


In aggiunta a queste indicazioni, e mai in completa sostituzione (che a noi la strada facile non piace perchè il suo effetto dura poco), potremmo prendere sostanze che supportano fegato e reni in questo delicato passaggio quali tarassaco, carciofo, pilosella, betulla, ma anche una bella dose giornaliera di vitamina C associata a zinco per rinforzare le difese immunitarie.


Se poi vogliamo proprio strafare, possiamo iniziare la giornata con la polvere d'orzo, ottimo ricostituente e disintossicante dell'organismo.

mercoledì 4 gennaio 2012

Less is more step 5: semina delle aromatiche

Per iniziare a risparmiare soldi e risorse terrestri bisogna iniziare con le cose semplici, alla portata anche dei bambini.


Quale migliore inizio quindi della semina di qualche piantina aromatica? O, ancora più facile, di legumi.


Non è propriamente la stagione adatta, visto che aromatiche e legumi andrebbero seminati alla fine dell'inverno, ma farlo in casa ci permetterà di tenere al sicuro i nostri piccoli germogli.


Quindi, se ci va di passare un pomeriggio in compagnia dei nostri bimbi o dei nostri cari, muniamoci di dischetti di cotone, di panno carta, di contenitori in plastica (provenienti da riciclo) e ovviamente qualche seme.


Adattando i dischetti di cotone o il panno carta nei contenitori di , li bagneremo generosamente e vi metteremo distanziandoli i semini.


I semi vanno tenuti al calduccio e con la carta/cotone sempre inumiditi ma non zuppi.


Dopo qualche giorno, spunteranno dei teneri germogli che, una volta sviluppate due coppie di foglie, possono essere seminati uno ad uno in piccoli vasetti di riciclo o in bicchieri di carta usati e lavati accuratamente.


Dopo aver passato la stagione invernale al calduccio ma sempre con la giusta dose di sole, in primavera possiamo trapiantare le giovani piantine in vasi adeguati per consentirne la crescita.


Seminare aromatiche e legumi è un'azione semplice e alla portata di tutti, che ci accompagnerà per diversi mesi e avrà la doppia funzione didattica di vedere crescere un organismo e di sviluppare la pazienza e la costanza necessarie per accudire una pianta.


Provate: costa poco, farà risparmiare l'acquisto di aromatiche e sarà molto ma molto rilassante!

lunedì 2 gennaio 2012

Piccoli step di ecosostenibilità - l'idea

Non è facile essere virtuosi, e non possiamo pretendere di diventare degli aspiranti "decrescitori" se non lo facciamo con pazienza e a piccolissimi passi.


Ho letto che anche la grande finanza ormai parla di decrescita, diciamo perchè vuole abituarci all'idea di un periodo di paure e privazioni usando parole ormai alla portata di tutti. Ma la decrescita brutta e buia che questi biechi figuri vogliono imporci è passiva, anonima, funzionale a mantenere il perverso e obsoleto modello di capitalismo che noi invece vorremmo cambiare.


La nostra decrescita ecosostenibile, la nostra crescita verso la consapevolezza che un altro mondo è possibile, passa attraverso le azioni che quotidianamente compiamo. Azioni attive, scelte e ragionate e mai subite.


Questa "rubrica" quindi, cercherà di dare dei suggerimenti settimanali che potranno aiutarci a FARE qualcosa di concreto per noi, le generazioni future e l'intero pianeta; invece del solito elenco gigante di propositi che ogni inizio anno facciamo, questi piccoli propositi costanti potrebbero aiutarci a fine anno a raggiungere dei grandissimi risultati (anche in termini economici).


Quindi, benvenuti a tutti coloro che vorranno seguirla in queste 52 settimane!

venerdì 30 dicembre 2011

Un 2012 senza paure!

A me le minacce, le intimidazioni, le strade scelte da altri hanno sempre scatenato pruriti e nervosismi insopportabili. Fin da piccola, se qualcuno non mi spiegava esattamente il perchè e il percome dei divieti e delle negazioni, scattava in me lo spirito del bastian contrario, e partivo a testa bassa per indagare sulle motivazioni datemi, confrontandole poi con il risultato finale. Che ci crediate o no, questo risultato non coincideva mai con le fiacche scuse o con le frasi prepotenti.


Questo spirito, ahimè, è ancora con me, sebbene piccola non lo sia più e un poco di maturità avrebbe dovuto raggiungermi lungo la strada.


Quindi, quando sento o leggo le ferali notizie che ogni fonte informativa ci propone a ogni pasto e tra un pasto e l'altro, io un pochino m'incazzo... se me lo permettete.


La parola recessione è sulla bocca di tutti, lo spettro dell'uscita dalla zona euro fa sì che qualsiasi governo capiti ci tassi fino a strapparci di dosso le mutande senza che nessuno di noi pensi di reagire, aziende come la Fiat che per anni è campata con le sovvenzioni statali continuano a tenere per le palle i lavoratori con la scusa che "o così o ce ne andiamo dall'Italia", le amministrazioni locali tagliano le spese pubbliche per fare, come la spolverini, spazio alle pensioni dei consiglieri regionali.


Tutto questo noi lo subiamo. Lo subiamo senza reagire perchè ci fanno bere l'idea che fuori da questi schemi c'è il buio medioevo, che se non incrementiamo il pil e diminuiamo lo spread per noi non ci sarà futuro, che se non paghiamo il debito mostruoso che banche e spericolati investitori hanno creato rimarremo senza mangiare e un tetto sulla testa. Ci stiamo convincendo che un altro futuro è impossibile, ci stanno togliendo la libertà alimentando le nostre paure sui bisogni primari.


Se ci sentiamo minacciati su bisogni primari, smettiamo di ragionare ed agire e iniziamo a reagire, o meglio ad ubbidire agli esperti che, affermano, ce la stanno mettendo tutta per farci uscire da questo baratro.


Ma voi, credete a tutto questo?


E se un altro futuro fosse possibile?


Un futuro senza paure,  senza debiti, senza gadget tecnologici "imprescindibili", senza macchinone prive di senso, senza oggetti di lusso, senza aziende sanguisughe che stanno sfruttando il territorio e le risorse umane per arricchire le tasche di pochi.


Un futuro senza immondizia e il solito pirla che dice che senza immondizia tanta gente non avrebbe lavoro, un futuro senza la coda sul raccordo, senza quelle rivistacce infami di gossip e quelle trasmissioni inqualificabili che annullano l'ultimo barlume di intelligenza nel cervello umano.


Un futuro senza padroni, liberi di essere noi stessi e di assumerci i NOSTRI rischi, i NOSTRI debiti ma anche le NOSTRE soddisfazioni.


E' difficile provare a scrollarsi di dosso la paura, ma prima ci renderemo conto che questo frenetico sistema di vita è inadatto a tutto l'ecosistema terra, uomo compreso, prima riusciremo a buttare nel cesso la paura che ci impedisce di vivere.


Basta provare, e capire se quello che ci hanno detto è la verità o magari ci stanno tirando un pacco.


Allora, in quest'ottica, il mio augurio per il 2012 è quello di VIVERE un anno senza paure e finalmente liberi di ESSERE e di AGIRE!


 


Buon 2012!!!

mercoledì 28 dicembre 2011

Cosa indossa la tua pelle per andare a letto?

Non è la domanda più bizzarra dell'anno, ma una piccola riflessione su quanto e cosa mettiamo sulla nostra pelle prima di andare a dormire.


Sappiamo tutti che durante la notte il corpo si depura e si rigenera, ragion per cui è sconsigliato cenare a tarda ora o gonfiarsi di acqua e bibite prima di coricarsi. Se spesso seguiamo questa regola per quanto riguarda ciò che ingeriamo, meno spesso lo facciamo per quello che riguarda la nostra pelle.


Trattamenti cosmetici per la notte, creme idratanti, deodoranti, sono il "kit di sopravvivenza" di molti di noi che si preparano per andare a letto neanche dovessero uscire per un matrimonio reale.


Il trattamento notturno lo abbiamo tutti in casa, e se proprio non possiamo farne a meno (alcuni prodotti contenenti acidi mal si sposano con l'esposizione al sole), prendiamo prodotti ecobiologici e usiamone dosi piccolissime; meglio inoltre non usare gli olii, seppur biologici e preferirli per le ore quotidiane. Per il resto, aver pulito la pelle con prodotti delicati e lasciarla libera di respirare sarà il miglior regalo di bellezza che possiamo farci.


Degli idratanti corpo poi, ne abbiamo bisogno? Lasciamoli riposare e applichiamoli la mattina, quando avranno un'utilità reale.


I deodoranti: con tutte le sostante tossiche o nocive che hanno, sono spesso causa di infiammazioni o addirittura tumori alla mammella. La zona ascellare è un punto delicatissimo e ricco di gangli linfatici, perchè impedirle di lavorare al meglio, peggio di intossicarsi/ci? Il deodorante è l'abito peggiore che si possa indossare per la notte, facciamone assolutamente a meno!


 


Non solo: la maggior parte di noi si fa una doccia o un bagno quando torna a casa, e in questo modo sebbene lavi via la sua stanchezza, mette chimica poco salutare sull'epidermide. I bagnoschiuma, gli shampoo e i balsami delle grandi e piccole aziende che non producono ecobio sono ricchi di molecole che non vanno via completamente durante un abbondante risciacquo.


In un arco temporale durante il quale dovremmo mettere il meno possibile addosso per far sì che la pelle respiri e si "rammendi", noi le mettiamo sopra coperte di petrolati, lenzuola di siliconi e cuscini di elementi sconosciuti in natura che ci faranno alzare con la pelle liscia, ma le avranno impedito di svolgere la sua importantissima azione di organo emuntore.


 


Quindi, per prendere le buone abitudini di Marilyn ma lasciando perdere lo Chanel, faremmo bene ad andare a letto "nudi" e profumati secondo natura.


Per consumare prodotti o olezzare di centomila aromi artificiali ci restano sempre le altre 16 ore del giorno!

giovedì 22 dicembre 2011

Zuppa di castagne e porcini croccanti - la zuppa delle feste

Una zuppa così sontuosa si adatta perfettamente al clima natalizio e può rappresentare una validissima e ricca (ma non costosa) alternativa ai soliti primi piatti a base di carne che puntualmente mangiamo.


La sua realizzazione richiede un pochino di impegno ma il risultato finale premierà la piccola fatica in più: il sapore dolce della castagna si sposa perfettamente con quello del porcino secco (di qualità mi raccomando) e delle varie spezie usate nella preparazione. Il crostino agli aromi poi rappresenterà il tocco finale che renderà decisamente speciale questo piatto.


Ingredienti per tre persone:


300/400 grammi di castagne fresche lessate al dente con foglie di alloro e sbucciate


300/400 grammi di funghi champignons


una manciata di funghi porcini secchi fatti rinvenire in acqua tiepida


1 patata


1 lt di brodo vegetale


cipolla/sedano/carota per il soffritto


cumino, alloro, sale, peperoncino o pepe


pane affettato, spezie


 


Preparazione:


Se le castagne non sono già lessate e sbucciate, cuocerle in brodo con alloro e pepe, poi sbucciarle e privarle della pellicina interna. Le castagne dovranno risultare leggermente al dente, non dure.


In una pentola possibilmente di coccio, fare un soffritto leggero di cipolla sedano e carota, aggiungere se piace il peperoncino.


Aggiungere le patate tagliate molto sottilmente e i funghi champignon a tocchetti, il sale e lasciare insaporire qualche minuto.


Aggiungere lentamente il brodo e cuocere per 15 minuti.


Aggiungere le castagne e cuocere per altri 10/15 minuti, aggiustando se necessario di sale e aggiungendo brodo vegetale se la zuppa dovesse risultare troppo stretta.


A parte, riscaldare a fuoco dolce in una padella antiaderente (in ceramica, mi raccomando) due tre cucchiai d'olio. Nel frattempo, sfregare dell'aglio sulle fette di pane preparate in precedenza.


Quando l'olio sarà caldo, mettere nella padella il pane e cospargere di origano o prezzemolo o maggiorana, alzare la fiamma e tostare il pane, avendo cura di girarlo più volte e fare in modo che gli aromi lo ricoprano.


In un'altra antiaderente, riscaldare l'olio a temperatura vivace e aggiungervi i funghi porcini reidratati. Cuocerli pochi minuti finchè non saranno divenuti croccanti e scolarli dell'olio in eccesso.


Una volta pronta la zuppa, versatela nei piatti macinandovi pepe fresco se lo si gradisce, qualche striscia di porcino croccante e una fetta di pane tostato.


 


 


La zuppa è pronta, il suo aroma si diffonderà per tutta la casa e vi conquisterà.


Buon appetito!

lunedì 19 dicembre 2011

Minestra con broccolo romano

Se i bambini non ne vogliono sapere di mangiare crucifere, se anche gli adulti storcono la bocca al solo sentir nominare il broccolo, questa minestra ci aiuterà a mangiare con gusto uno dei frutti più buoni dell'autunno inverno.


Personalmente, adoro alla follia il broccolo romano, molto più saporito dei parenti cavolfiore e broccolo ma anche poco conosciuto fuori del Lazio. Il piatto inoltre è molto sostanzioso, e oltre a rappresentare una fantastica fonte di fibre e carboidrati, è una gustosa ed economica alternativa ai pasti costosi e sbilanciati che spesso portiamo in tavola.


Per fare la minestra occorrono:


un broccolo di medie dimensioni


una patata grande


aromi (cipolla, sedano, aglio)


pasta


 


Scaldare a fiamma dolce pochissimo olio con sedano tritato con la cipolla affettata e l'aglio, aggiungere la patata a dadini.


Nel frattempo, avremo pulito e tagliato il broccolo in pezzi medio grandi.


Dopo 5 minuti, aggiungere il broccolo, salare, mettere il peperoncino secondo il gusto e aggiungere acqua.


L'acqua dovrà essere aggiunta mano a mano nel corso della cottura della minestra per consentire al piatto di mantenere una certa brodosità.


Cuocere a fuoco lento la minestra per circa tre ore, se necessario lasciare sul fuoco per più tempo finchè il brodo non sia sapido e della giusta quantità.


Quando la minestra è pronta, possiamo decidere di frullare una parte degli ortaggi per ottenere un composto cremoso oppure lasciarla così; portare l'acqua a ebollizione e aggiungere pasta tipo ditalini rigati o spaghetti spezzati.


Portare la pasta a metà cottura, spegnere il fuoco, coprire la pentola e lasciare riposare 5/8 minuti.


Servire nei piatti aggiungendo olio, pepe e se piace un crostino di pane all'aroma di aglio e origano.


 


Buon appetito!!!


minestre invernali, minestra di broccolo romano

giovedì 15 dicembre 2011

Il natale della sobrietà - pranzi e cenoni

Una larga fetta delle nostre povere tredicesime finisce nelle nostre bocche durante i dieci giorni scarsi di fasti e bagordi che vanno dal 24 dicembre al primo gennaio.


Per l'occasione, materie prime che fino ai primi di dicembre costavano un tot, triplicano o quintuplicano come per magia il loro prezzo a ridosso delle feste, causando serie emorragie al nostro portafogli; perchè questo aumento? Perchè lo sanno tutti che a Natale dobbiamo mangiare pesce, taluni tagli di carne, quintali di pasta fresca e alcuni prodotti tipici che variano da regione a regione. Ergo, visto che la crisi c'è per tutti, i poveri negozianti/rivenditori all'ingrosso/produttori/allevatori aumentano allo sproposito i prezzi, certi che pur di rispettare la tradizione culinaria delle feste l'italiano impegnerebbe al monte di pietà anche la suocera.


Alzi la mano chi di noi non ha mai visto quintali di avanzi dei sontuosi pasti natalizi finire nell'immondizia, o dimenticati per settimane dentro il frigo. Quanto ci costa questo spreco? Non sembra assurdo spendere cifre considerevoli per poi buttarle nel cassonetto?


Cosa ci costa, inoltre? Non so voi, ma io personalmente dopo ogni pasto delle feste mi sento appesantita come un'oca destinata a "regalare" il foie gras... E' salutare questo?


Per fortuna, non è più tempo di sprechi e di gozzoviglie: è un costume che sta diventando anacronistico, obsoleto. Il nostro natale sobrio sarà diverso, non certo misero nella varietà e nelle (giuste) quantità ma ci offrirà l'occasione di provare una strada insolita, poco battuta dalla folla.


Questi sono alcuni degli step da seguire:



  • spiazziamo i commercianti e compriamo i prodotti di stagione che non sono colpiti dall'aumento festivo. Se proprio vogliamo, c'è tutto l'anno di tempo per mangiare gamberoni, capitoni, arrosti pregiati o carciofi "novelli". I prodotti fuori del "paniere delle feste" ci garantiranno in un attimo un risparmio incredibile, provare per credere.

  • Riduciamo le portate in quantità e numero. Non è necessario proporre quattro antipasti, due primi, tre secondi e quintali di dolci, frutta secca e semi oleosi. Pensiamo al nostro povero tratto gastrointestinale che riuscirà a riaversi da quei terribili pasti solo a primavera inoltrata.

  • portiamo in tavola tanti tanti ortaggi. Sostituiamo i 14 kg cadauno di proteine animali con le decine di varietà di verdure e tuberi che la natura ci offre in questo periodo. Con una fantastica zuppa di castagne e funghi, vedrete che nessuno rimpiangerà i tortellini in brodo. Con uno sformato di patate e verdure, non sarà necessario affettare l'arista al forno. Con questa mossa, guadagneremo in salute e risparmieremo denaro e soprattutto la vita a qualche povero animale.

  • prepariamo in casa i piatti elaborati. Insalata russa, canapè,tortelli, pane,dolcetti... Ci risparmieremo un sacco di conservanti e additivi, che durante queste feste ci vanno ad appesantire oltremodo. Preparare insieme il cibo inoltre può essere un modo più intenso di vivere il natale, anche insieme ai bambini.

  • evitiamo di mangiare quintali di torroni e panettoni a buon mercato tra un pasto e l'altro. Li mangiamo perchè sono lì, perchè costano poco e ci annoiamo a far passare il tempo tra il pranzo e la cena, talmente gonfi da non riuscire a pensare che potremmo farci una bella passeggiata invece di continuare a mangiare... Compriamo un solo panettone, di qualità e fatto da un artigiano di fiducia: costerà un bel pò ma siamo davvero sicuri che sia uno svantaggio?

  • consumiamo prima dei sontuosi pasti verdura cruda (sedani, carote, finocchi, insalate): daranno un tocco di colore e allegria alla tavola senza doverla agghindare con costosi addobbi e ci impediranno di abbuffarci una volta seduti. Inoltre, ci garantiranno quel minimo apporto di vitamine e sali minerali che ammortizzeranno un poco i danni delle abbuffate.


Di idee per pranzi e cene più sobrie ce ne sono molte ancora, tutto sta alla nostra fantasia e alla volontà di rompere schemi consumistici che ormai hanno fatto il loro tempo.


E poi, per una volta, se il Natale è il periodo dell'anno in cui siamo più buoni e caritatevoli, possiamo anche decidere di esserlo veramente e risparmiare la vita a qualche povero animale sacrificale...